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NBA, l'infedeltà, il dolore per Kobe, le punture per giocare: O'Neal si racconta in "SHAQ"

NBA
©Getty

Quattro puntate - in onda in queste settimane negli Stati Uniti - raccontano i lati più segreti e nascosti del grande centro che ancora oggi (a più di dieci anni dal suo ritiro) è una presenza quotidiana in NBA grazie al suo ruolo di opinionista per TNT. Ecco cosa Shaq ha scelto di raccontare davanti alla macchina da presa di Rob Alexander

La première (con tappeto rosso, ospiti, flash e fotografi) si è svolta ad Atlanta a metà novembre. Poi dal 23 il pubblico USA ha potuto iniziare a vedere la prima delle quattro puntate (trasmesse una alla settimana) di "SHAQ", il documentario in onda su HBO che racconta come mai fatto prima la vita e la carriera di Shaquille O'Neal. "Dream Big"  è il sottotitolo, quasi obbligato visto che "big" O'Neal lo è stato in tutti i sensi. Grande fisicamente (fin da ragazzino), grande in campo, "big" anche come ruolo nella NBA, la sua destinazione naturale. E in "SHAQ" uno dei più grandi centri di tutti i tempi accetta di raccontare davanti alla macchina da presa di Rob Alexander (il regista della mini-serie) tanti aneddoti mai detti. Si va dai dolori più profondi ("Da quando - nel giro di quattro mesi - sono morti mia sorella e Kobe non riesco a prendere sonno prima delle 5 del mattino") ai rimpianti nella sua vita privata ("A volte sono stato un cattivo padre per i miei figli, e certamente un marito infedele per mia moglie: arriva un momento in cui ti guardi allo specchio e riconosci di aver sbagliato"), ma c'è spazio anche per tanti racconti NBA

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"Oggi non succederebbe, ma quando giocavo io pur di essere in campo certi antidolorifici erano la norma", racconta. "Una, a volte due iniezioni prima di scendere in campo: fa niente se poi a fine gara vedevo sangue nelle mie urine. Sei un guerriero, e per vincere un guerriero è disposto a fare tutto quello che è necessario", dice. Ma non mancano anche le parti divertenti: Shaq a spasso per centri commerciali, pronto a regalare un computer da 1.700 dollari a un ragazzo la cui madre non può permetterselo: "Mai accettare regali dagli sconosciuti. Ma io sono zio Shaq". E un documentario oggi lo racconta come mai prima.