Quella di Jalen Green era la prima esperienza ai playoff, e nella serie persa a gara-7 contro Golden Stata la guardia dei Rockets ha faticato moltissimo. Con l’eccezione della grande prestazione fornita nella vittoria di gara-2, Green non è mai sembrato in grado di imporre il suo talento e Houston ha finito per pagare cara la sua latitanza in attacco. A 23 anni compiuti da poco, però, i margini per migliorare sono ampli e il futuro gli dovrebbe riservare chance di riscattarsi
Vista ora, a serie chiusa con molta amarezza per Houston, quella gara-2 giocata da Jalen Green assomiglia parecchio ad un abbaglio. Nella vittoria che aveva riportato la serie sull’1-1 dopo lo stop casalingo in gara-1, si era vista la versione migliore possibile di un giocatore potenzialmente inarrestabile nella metà campo offensiva. Tra dimostrazioni di strapotere atletico e di pura classe, Green aveva chiuso con 38 punti e 6 assist, riscattando la deludente prova precedente da soli 7 punti con 3 canestri dal campo. E gara-2sembrava davvero il trampolino di lancio ideale verso una serie da grande protagonista e verso il salto definitivo verso lo status di stella. Le cinque gare successive, però, non sono andate esattamente come Green e i Rockets speravano.
La bocciatura di Jalen
9, 9, 11, 12 e 8. Sono questi i punti segnati da Green da gara-3 a gara-7, ed escludendo la parentesi di gara-2 la sua serie si è chiusa con 9.3 punti di media e un 19/61 dal campo complessivo. Sono cifre che parlano chiaro, soprattutto se raffrontate con i 21 punti di media tenuti in regular season, e tratteggiano il quadro di un giocatore che non è mai davvero riuscito a esprimersi al livello richiesto dalla sfida contro Golden State. Green non è riuscito a sfruttare il vantaggio in termini di velocità e forza fisica di cui godeva praticamente contro tutti i suoi possibili marcatori, forse con l’eccezione del solo Moses Moody. E se la selezione dei tiri è stata rivedibile, a colpire è stata ancor di più la tendenza a sparire nelle fasi decisive delle partite. Nei momenti cruciali, Houston si è affidata all’esperienza di Fred VanVleet oppure ad Alperen Sengun e Amen Thompson, con Green ad accontentarsi spesso del ruolo di quarta opzione offensiva della squadra. E la prima cosa su cui l’ex seconda scelta assoluta al Draft del 2021, che a 23 anni ha tutto il tempo per riscattarsi, dovrà lavorare è probabilmente proprio l’atteggiamento spesso troppo arrendevole e passivo. Un atteggiamento che non sarà di certo passato inosservato agli occhi di coach Ime Udoka e che ha inciso parecchio sull’esito di una serie durante la quale i Rockets hanno viceversa dimostrato di essere pronti per giocarsela con le grandi dell’Ovest.