L'ex giocatore di UCLA Amari Bailey ha dichiarato pubblicamente di voler tornare a giocare in NCAA nonostante abbia già giocato dieci partite in NBA con gli Charlotte Hornets. La NCAA ha già fatto sapere di volersi opporre al ritorno di un giocatore che ha firmato un contratto professionistico in NBA, ma con ogni probabilità Bailey cercherà di ottenere il via libera attraverso i tribunali
I contratti NIL hanno cambiato per sempre il mondo del college basket, permettendo ai giocatori delle squadre universitari di essere pagati — e ricevendo cifre che spesso molti professionisti non riescono a raggiungere. Dopo il caso di James Nnaji e quello di Charles Bediako, un altro giocatore professionista sta cercando di tornare in NCAA: si tratta di Amari Bailey, che dopo un’ottima prima annata a UCLA era stato selezionato al secondo giro con la numero 41 del Draft del 2023 dagli Charlotte Hornets. Bailey ha passato la stragrande maggioranza del suo primo anno giocando in G-League con un contratto two-way, ma è comunque sceso in campo per dieci partite (di cui però solo le ultime due della stagione con più di 10 minuti in campo) tra i professionisti della NBA, realizzando 11 punti con 5 rimbalzi e 5 assist il 14 aprile contro Cleveland. Bailey è stato poi tagliato dagli Hornets e firmato dai Brooklyn Nets, i quali però a loro volta lo hanno tagliato e poi mandato in G-League. Ora Bailey, alla soglia dei 22 anni che compirà il prossimo 17 febbraio, vorrebbe tornare a essere eleggibile per il college e ha già assunto un avvocato come Elliot Abrams (che nella sua carriera si è già occupato di casi simili contro la NCAA) facendo intendere di voler andare per tribunali per poter tornare a essere eleggibile, anche se al momento non ha ancora portato avanti nessuna pratica e non ha ancora pubblicamente un accordo con un ateneo. "In questo momento sarei un senior al college" ha detto Bailey a ESPN. "Non sono un 27enne che cerca di giocare contro gli universitari, anche se non ho problemi con i ragazzi che lo fanno. Io sono andato a giocare tra i professionisti e ho imparato molto, e ne ho passate molte. Quindi, perché non io?".
Le posizioni dell'avvocato di Bailey e della NCAA
"In quale mondo un gruppo di atenei possono riunirsi per impedire a un ragazzo in età universitaria di tornare al college semplicemente perché ha firmato un contratto con un particolare datore di lavoro?" ha dichiarato Abrams. "La NCAA che impedisce ad Amari di tornare sarebbe tanto più assurdo ora che la NCAA accoglie gli atleti professionisti europei a braccia aperte. A mio avviso, la nostra costituzione e le nostre leggi non consentono alle entità di discriminare i ragazzi americani - e negare l'ammissibilità ad Amari ricadrebbe in questa casistica". Dal canto suo la NCAA ha già fatto sapere attraverso Tim Buckley (senior vice president per gli affari esterni della NCAA) di non voler concedere un ritorno del genere: "La NCAA non vuole concedere e non concederà l'ammissibilità a nessun giocatore che ha firmato un contratto NBA. Il Congresso può rafforzare le regole NCAA in modo che gli atleti professionisti non possano utilizzare i tribunali per tornare a competere contro gli studenti universitari".
I precedenti di James Nnaji e Charles Bediako
Nel corso di questa stagione la NCAA è già stata chiamata a esprimersi sul caso di James Nnaji, scelto al Draft del 2023 alla numero 31 ma senza mai debuttare in NBA né in G-League. A Nnaji è stato permesso di giocare in NCAA unendosi all’università di Baylor perché non ha mai firmato un contratto con la NBA, arrivando negli States direttamente dalla lega ACB e venendo di fatto equiparato a uno dei tanti europei che hanno eliggibilità in NCAA. Diverso è invece il caso di Bediako, che aveva già giocato ad Alabama fino al 2023 prima di dichiararsi al Draft (senza essere selezionato) e firmando poi un contratto two-way con i San Antonio Spurs e poi successivamente con Denver e Detroit, pur senza mai debuttare in NBA. La NCAA si è opposta al ritorno di Bediako al college, ma attraverso i tribunali dell’Alabama (e non senza polemiche per alcuni conflitti di interessi) è riuscito a tornare a giocare per i Crimson Tide, anche se il percorso giudiziario non è ancora concluso. Il caso di Bailey sarebbe però ovviamente diverso avendo lui giocato dieci partite in NBA, creando potenzialmente un precedente per molti altri giocatori.