La folle rimonta dei Knicks ai danni dei Cavs in gara-1 è arrivata grazie alle mancanze difensive di James Harden, che con la stanchezza delle serie precedenti sulle gambe è stato attaccato senza pietà da Jalen Brunson, segnando a ripetizione contro di lui in isolamento. Coach Mike Brown dopo la partita non ha fatto mistero della loro idea tattica: "Non è un segreto, volevamo attaccare Harden. Sapevamo che si sarebbe stancato"
Se da una parte la gestione dei timeout da parte di Kenny Atkinson ha fatto molto discutere dopo il crollo dei Cleveland Cavaliers in gara-1, dall’altra sicuramente la difesa di James Harden è stato un grosso punto debole sfruttato dai New York Knicks per la loro rimonta storica. Nel finale di partita i Knicks sono riusciti a isolare il loro miglior attaccante Jalen Brunson contro il peggiori difensore degli avversari, appunto Harden, e da quell’accoppiamento hanno costruito la loro rimonta: Brunson ha segnato 16 dei suoi 38 punti nel solo quarto periodo attaccando incessantemente Harden, realizzando anche cinque canestri in fila per riportare i suoi a -5. In totale Brunson ha tirato 7/11 quando marcato da Harden contro l’8/18 contro il resto dei Cavs, esponendo tutti i limiti difensivi del Barba che anche in attacco ha vissuto una serata difficilissima, realizzando più palle perse (6) che canestri dal campo (5 su 16 tentativi per 15 punti finali). Anche il suo unico canestro nel finale, quello che ha riportato i Cavs a +2 a 31 secondi dalla fine dei regolamentari, è stato immediatamente cancellato dalla risposta di Brunson 12 secondi dopo, sempre battendo il numero 1 dal palleggio per arrivare nel pitturato e realizzare con l’aiuto del tabellone.
Coach Brown senza pietà in conferenza stampa: "Lo abbiamo attaccato"
Con una trasparenza rara per questi livelli, coach Mike Brown dopo la partita ha detto a chiare lettere che il loro unico obiettivo era puntare Harden nel finale di gara: "Non è un segreto, lo abbiamo attaccato. Così come noi dobbiamo trovare modi diversi per marcare Harden e Mitchell, loro devono fare lo stesso con Jalen". Brown ha anche spiegato che il piano partita nasce dai tempi in cui era assistente di Steve Kerr ai Golden State Warriors: "Giocavamo contro di lui ai playoff e avevamo contato che palleggiava 1.000 volte a partita. Durant, per intenderci, non arrivava a 300. Per questo lo abbiamo sempre pressato: perché sapevamo che alla fine delle partite o delle serie si sarebbe stancato. È successo davvero? Probabilmente no. Ma dire cose del genere dà ai giocatori un vantaggio psicologico. Le guardie di Cleveland hanno giocato il 50% di minuti in più rispetto alle nostre guardie. Una cosa del genere può avere un prezzo da pagare? Noi abbiamo detto di sì ai nostri giocatori e di rimanere lì con la testa, per mantenere quel vantaggio".