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08 febbraio 2018

Olimpiadi, riecco il portabandiera "unto" di Tonga: andrà in Corea da sciatore di fondo

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Pita Taufatofua ha perso 15 chili con la sua nuova disciplina (Foto Getty/Instagram)

Pita Taufatofua, 34 anni, è diventato celebre a Rio 2016 per i suoi muscoli oliati che hanno fatto impazzire l'universo femminile. Lo ritroveremo in Corea, ai Giochi invernali: ecco come il lottatore di taekwondo in due anni ha scoperto la neve, imparato a sciare e ha coronato il suo sogno

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Il portabandiera più unto della storia dei Giochi Olimpici è pronto a stupirci di nuovo. I muscoli oliati di Pita Taufatofua, alfiere della minuscola isoletta di Tonga all'Olimpiade di Rio 2016, rimasero impressi negli occhi del mondo (soprattutto femminile) per settimane: i suoi bicipiti mastodontici, la collana con le zanne di squalo e la gonna tipica della sua cultura diventarono virali sul web e gli assicurarono “la medaglia d'oro di internet”. Lo contattarono case di moda e produttori di Hollywood ma lui, ha raccontato al Guardian, voleva “fare qualcosa di più, qualcosa di impossibile”. E ci è riuscito: oggi il 34enne Pita è pronto a debuttare alle Olimpiadi invernali di PyeongChang. Lui che fino a due anni fa non aveva mai visto la neve e per 20 anni aveva messo tutto se stesso nel taekwondo, si è convertito allo sci di fondo e si è qualificato per i Giochi in Corea. Dove si ripresenterà con un'altra veste e soprattutto – speriamo per la sua salute – del tutto vestito.

La "trasformazione" di Pita: da lottatore di taekwondo a sciatore di fondo (Instagram)

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Taufatofua sarà il primo atleta della storia di Tonga, uno stato galleggiante grande meno della metà di Londra e con la stessa popolazione di Novara, a competere nello sci di fondo in un'Olimpiade invernale. Sotto il sole di Rio de Janeiro, quand'era ancora un lottatore, non era andata granché bene: aveva perso 16-1 al primo incontro. Cambiare sport non era poi una brutta idea. Ma lui ha esagerato: ora se la vedrà coi norvegesi e i francesi, lui che possiede un solo paio di sci e non li aveva mai indossati fino a un annetto fa. “Tutti mi dicevano che sarebbe stato impossibile, ma quando arrivi da Tonga pensi che nulla sia impossibile. Siamo ottimisti e pieni di risorse, noi che veniamo dalle isolette del Pacifico”. Pita è figlio di un agricoltore e un'infermiera. Ha iniziato a chiedere molto alla vita quando dopo aver visto morire una delle sue sorelle (ha 6 fratelli in totale). Da allora “cerco di ottenere il meglio possibile da questa esistenza ogni giorno”. Dopo i Giochi in Brasile ha “rifiutato un sacco di opportunità, volevano farmi fare il modello, darmi dei ruoli nel cinema – ha spiegato al quotidiano inglese – ma per me c'era una sola domanda: qual è la prossima grande sfida?”. Eccola qua.

La raccolta fondi per il sogno Olimpico

Per diventare uno sciatore di fondo, la disciplina nella quale aveva più probabilità di qualificarsi, Pita ha dovuto perdere 15 chili (ora ne pesa 75) e soprattutto imparare a sciare. Ha cominciato correndo con delle doghe di legno sotto i piedi, poi è passato agli sci con i pattini finché non si è spostato in Austria e in Islanda, dove c'era la neve vera, e caduta dopo caduta ha migliorato la tecnica. Così ha ottenuto una qualificazione quasi incredibile. “Ma ce l'ho fatta perché ho potuto viaggiare in Paesi freddi grazie alle donazioni delle persone”, quelle che hanno accolto il suo appello sui social e hanno messo insieme 25mila dollari in una raccolta fondi per finanziare il suo sogno olimpico. Taufatofua non sarà il primo tongano ai Giochi invernali (lo slittinista Bruno Banani ci è riuscito nel 2014) ma sarà l'unico in Corea del Sud. Sventolerà la bandiera con orgoglio, ben più vestito di quando l'abbiamo conosciuto.

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