Martina Caironi può tornare a gareggiare: la decisione del Tribunale Antidoping

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Martina Caironi tornerà all’attività agonistica a partire dal 9 marzo 2020. Questa la decisione della Seconda Sezione del Tribunale Antidoping: la Procura Nazionale Antidoping, nel rinviarla a giudizio, aveva riconosciuto la non intenzionalità dell’atleta e la necessità terapeutico per l’uso di una pomata per curare un'ulcera

“Ringrazio chi mi ha sostenuto e chi ha creduto in me. Sono stati mesi difficili ma ora non vedo l’ora di tornare ad allenarmi e alle gare. È stata compresa la mia buona fede e la necessità di curarmi. Hanno prevalso rispetto delle regole e buonsenso. Desidero che questa vicenda che mi ha coinvolta non si ripeta con nessun altro", fa sapere Martina Caironi dopo la decisione del Tribunale antidoping che ha stabilito la possibilità per la campionessa paralimpica di tornare all'attività agonistica dal 9 marzo prossimo.

 

Era stata la stessa Caironi ad ammettere di aver usato una pomata (Trofodermin) per curare un’ulcera al moncone della gamba amputata e di averlo fatto dopo aver consultato il medico federale che le comunicava che, un uso localizzato e per pochi giorni, non era doping.

 

La Procura Nazionale Antidoping, nel rinviare a giudizio Caironi, aveva riconosciuto la non intenzionalità dell’atleta e la necessità terapeutico per l’uso delle crema.

La campionessa paralimpica sui 100 metri piani ai giochi di Londra 2012 e sui 100 metri piani e argento sul salto in lungo a Rio 2016 potrà dunque partecipare ai XVI Giochi paralimpici di Tokyo.

"Va sottolineata una cosa - dice il suo avvocato, Giovanni Fontana - Martina Caironi ha avuto solo la necessità di curarsi e si è fidata delle indicazioni datele da chi era preposto a questo compito. Il Tribunale ha riconosciuto la sua buona fede”. Per Fontana “c’è un altro aspetto fondamentale da evidenziare: Martina Caironi non si è dopata, durante il dibattimento è emerso in modo chiaro che l’uso di quel medicinale era a scopo terapeutico e non a fini di doping”.

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