Italia alle Olimpiadi con la bandiera: indipendenza Coni soluzione ma anche punto partenza

Olimpiadi

Lia Capizzi

Il decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri ristabilisce l’autonomia del CONI. La vittoria arrivata in extremis, dopo due anni di conflittualità, risolve un groviglio istituzionale ma restano altri nodi da sciogliere. L’Italia non sarà sanzionata dal CIO, avrà Tricolore e Inno alle Olimpiadi. Il mondo dello sport è unito nel reclamare rispetto: per i campioni e in egual misura per lo sport di base messo in ginocchio dalla pandemia

MALAGÒ: "DA OGGI CONI ENTE PUBBLICO INDIPENDENTE"

Una soluzione arrivata all’ultimo minuto dei tempi supplementari con una unità di intenti che mai si era vista in due anni e passa di feroci conflittualità e dispetti. Nel decreto legge sull’autonomia dello CONI, varato in extremis dal Consiglio dei Ministri, tutti hanno fatto la loro parte. Va dato il merito al senso di responsabilità delle istituzioni, per giunta durante una crisi di governo formalizzata, è giusto descrivere la soddisfazione generale del post vittoria ma tutto ciò non suoni come una assoluzione, resta la colpa del ritardo: per mettere in atto tal vigorosa sterzata si è dovuti arrivare irresponsabilmente sul ciglio del burrone. Un salvataggio all’italiana, insomma.

 

 

Il mondo dello sport ha fatto quadrato attorno al battagliero presidente di un Coni che da ora ritrova la sua identità. “Pur sapendo quanto tutto ciò sia stato difficile, qualcuno ha usato la parola Via Crucis, sono riconoscente che si sia voluto convocare in extremis un Consiglio dei Ministri apposta per discutere la questione ed arrivare a questa conclusione”, sottolinea Giovanni MalagòIl Coni torna ad essere un ente pubblico indipendente, condizione indispensabile per evitare qualsiasi violazione della carta olimpica. Il decreto, che dovrà essere convertito entro 60 giorni, prevede che per il suo funzionamento il Comitato Olimpico Nazionale sia munito di una propria “dotazione organica”, il riferimento è al numero di dirigenti e personale, per un massimo di 165, con il trasferimento al CONI degli ex dipendenti attualmente a SPORT e SALUTE. Ma come, tutto questo pasticcio è nato per una questione da ufficio delle risorse umane? Quello che ai più potrebbe apparire un dettaglio è invece un nodo cruciale dell’intera vicenda.

 

Non esiste autonomia se non si ha il controllo del personale, è il primo tassello di indipendenza”, spiega Carlo Mornati nel ruolo di Segretario del Coni, di fatto il braccio operativo numero uno. “Fino a ieri nell’organizzazione dei dipendenti del Coni c’era un appalto di servizio attraverso una società governativa (Sport e Salute) e questo al CIO non andava bene. Da Losanna sono stati chiari e perentori sin da subito: scegliete l’organizzazione che volete ma di fatto gli organi di vertice del Comitato Olimpico (la Giunta, il Consiglio e il Segretario) devono fare riferimento a staff che possono controllare direttamente”.

 

Il decreto prevede inoltre il trasferimento al Coni di impianti sportivi e “fabbricati specificamente individuali”, tra questi i Centri di preparazione olimpica di Formia e Tirrenia e alcune strutture adiacenti al Foro Italico. “Finalmente questo decreto fissa perimetri chiari, scongiurando il pericolo di una Spa del Coni, sarebbe stato un inutile doppione, dannoso per le casse dello Stato”, il commento del presidente di Sport e Salute Vito Cozzoli. 

 

Tutto sistemato quindi? Non proprio. Il complesso groviglio istituzionale è stato sbrogliato ma restano alcuni nodi da sciogliere, da qui in poi la speranza è che prevalga uno spirito di collaborazione tra le parti in causa. “Già da domani torneremo a lavorare, a fare tutti gli approfondimenti del caso, ci siederemo al tavolo con una posizione normativa diversa e con la volontà di trovare tutte le soluzioni”, la dichiarazione d’intenti di Malagò che riceve la soddisfazione del presidente del CIO Thomas Bach. L’Italia non verrà sanzionata, non rischia più la gogna di una sospensione. “La decisione fuga ogni dubbio  e risolve il problema dell’indipendenza del Coni lasciato aperto dalla riforma del 2019”, sottolinea il ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora.

 

“L’Italia dunque andrà alle Olimpiadi (se si svolgeranno) con la bandiera e l’Inno, per la gioia degli atleti. “Non levateci mai il tricolore dal petto" esulta prontamente sui social Federica Pellegrini. Se c’è una cosa iper positiva che questa lunga ed estenuante battaglia durata 25 mesi tra Coni e Istituzioni ha messo in mostra è proprio l’unità di intenti di atleti, tecnici, allenatori, dirigenti e società. Mai il mondo dello sport si era mostrato così compatto, è questa la vera medaglia da sfoggiare, a maggior ragione in un periodo tragico con una pandemia mondiale che sta mettendo in ginocchio società, associazioni, palestre, piscine e tutto lo sport di base. Per la maggioranza di loro la ripartenza sarà una fatica bestiale.

 

“Sappiamo bene che dividere lo sport di base dalla preparazione olimpica è un concetto che chi conosce lo sport, chi lo ha praticato ad alto livello, non può sostenere”, asserisce la 35enne Silvia Salis che da ex campionessa nel lancio del martello ora mette testa e impegno nel suo presente (e futuro) da dirigente sportiva, è membro del Consiglio del Coni e della FIDAL. “La preparazione olimpica è il frutto che proviene dalle radici di un enorme albero che è lo sport di base. Lo sport italiano parte dalle società del territorio che formano i bambini che poi diventano giovani atleti e poi ancora i professionisti che ci danno grandi soddisfazioni con i loro successi. Non possiamo ignorarlo, sono percorsi paralleli da fare insieme”. Le parole della Salis ritraggono perfettamente la catena umana dietro alla singola parola sport, il lungo lavoro di preparazione, programmazione, di sacrifici e di utilità sociale. Mai come in questo momento lo sport italiano rivendica a gran voce orgoglio e rispetto.

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