Il giorno dei giorni nel mese dei mesi

IL COMMENTO
Paolo Condò

Paolo Condò

Dall’impresa dell’Italbasket a Belgrado fino a quella di Tamberi e Jacobs a Tokyo, passando per il trionfo agli Europei e la finale di Berrettini a Wimbledon. La convinzione che questo magic moment italiano non sia frutto del caso ha del potere di ispirazione che domina il mondo dello sport

TOKYO 2020, I RISULTATI DI LUNEDI' IN TEMPO REALE

L’altra notte, seguendo le batterie alla Fast and Furious di Alessandro Miressi e Thomas Ceccon sui 100 stile libero, era spuntato naturale il pensiero che potesse esserci spazio per altri capolavori nel mese in cui la Nazionale di calcio aveva rivinto l’Europeo dopo 53 anni (e in che modo) e per la prima volta un tennista italiano aveva percorso il tabellone di Wimbledon fino alla finale (e portandosi addirittura in vantaggio di un set). Nelle gare successive l’adrenalina dei giovani nuotatori azzurri s’era un po’ acquietata - salvo riesplodere ieri notte con lo stupendo bronzo della staffetta mista - ma non per questo era andata dissolta quella strana elettricità che percorre lo sport italiano dal 4 luglio. Dal giorno in cui la Nazionale di basket, battendo nettamente e direi anche allegramente la Serbia a casa sua, si è guadagnata un posto all’Olimpiade 17 anni dopo l’ultima volta.

E’ iniziato tutto un mese fa a Belgrado

Sì, perché quella non fu una semplice vittoria contro pronostico ma un’impresa memorabile, di quelle che siamo pigramente portati a definire impossibili senza conoscere il vero upside, il margine di miglioramento che ogni atleta e ogni squadra cercano quotidianamente di limare per aggiungere un centimetro, togliere un centesimo, rodare una combinazione di gioco.

Berrettini & l’Italia

Quel giorno a Belgrado è iniziato un mese nel quale l’impossibile - come raccontava una vecchia pubblicità - si è rivelato il nulla. Qualcosa che non esiste. Non c’è nulla di impossibile nel risalire la corrente contro l’Inghilterra dopo aver subito una rete a freddo, farlo a Wembley in una finale europea, chiuderla ai rigori perché da un certo momento in poi l’evento realmente impossibile è che il tuo portiere prenda un gol. Quello stesso pomeriggio - era l’11 luglio - Matteo Berrettini non aveva vinto il torneo di Wimbledon, ma aveva posto le basi per farlo il prossimo anno, e per tanti anni a venire, perché attorno al cannone che spara i migliori servizi del circuito è fiorita un’aiuola di colpi vincenti, e se ce ne siamo accorti con un filo di ritardo è perché altri tennisti italiani ci avevano rubato l’occhio.

Il potere di ispirazione

Logica vorrebbe che ogni impresa fosse staccata dalle altre, riducendo a pura casualità questo succedersi di magic moment. Ma sarebbe una logica miope e gretta, perché non terrebbe nel giusto conto il potere di ispirazione che permette allo sport di volare molto più in alto dell’esercizio tecnico-atletico, e diventare un sistema di valori al quale attingere in ogni contesto, in ogni situazione. Lo ha spiegato benissimo Gianluca Vialli, nel docufilm sull’avventura europea degli azzurri: il potere di ispirare gli altri a dare il loro meglio - lui che ha affrontato prove molto più complesse di una competizione sportiva - è ciò che ci eleva.

Greg & Fede

Così, in un domino che non aveva senso considerare pezzo per pezzo, ma andava e va goduto nel suo insieme, è venuta la quinta finale olimpica di Federica Pellegrini, una mostruosità che la sua antica grandezza paradossalmente stenta a farci percepire appieno, e l’argento di Gregorio Paltrinieri sugli 800 stile libero partendo da una condizione che la mononucleosi aveva reso inadeguata. Una medaglia impossibile? Macché. Greg ha rovesciato ogni strategia nuotando allo scoperto, due metri avanti a tutti sino a metà gara. Confesso di aver pensato a Butch Cassidy e Sundance Kid che, circondati da centinaia di soldati, escono sparando all’impazzata per morire con le armi in pugno, il modo più dignitoso di uscire di scena nel vecchio West. Invece quella pensata ha seminato panico e sconcerto tra le file avversarie, e soltanto uno di loro è riuscito a scuotersi in tempo per andare a riprendere Greg.

Gimbo & Marcell

E come l’energia passa da un traliccio all’altro, e pare di sentirlo quel bzzz in transito dalla piscina allo stadio dell’atletica, così siamo arrivati al giorno dei giorni dello sport italiano, l’1agosto 2021. Oggi. Dopo una settimana inondata di medaglie - perché la realtà è questa, il resto sono chiacchiere - nei quali la fatica dietro un bronzo è stata a volte irrisa come uno sforzo da perdenti, l’ispirazione massima si è posata su due atleti il cui upside era il cielo, e in due competizioni che valgono il pantheon assoluto dello sport. I 100 metri olimpici sono il top, una gara che dal 1896 a oggi era stata vinta da atleti di otto nazioni soltanto: Marcell Jacobs ha fatto sì che l’Italia diventasse il nono, migliorandosi di 15 centesimi - non un’enormità, di più - nel giro di due giorni. Il salto in alto è un’altra pietra miliare dello sport, e l’impresa di Gianmarco Tamberi rende l’Italia il quinto Paese ad aver vinto la medaglia d’oro sia tra i maschi che tra le femmine (Sara Simeoni, Mosca ‘80: grazie ancora). Vi raccontiamo a parte, nei pezzi dedicati, la straordinaria dinamica dei 20 minuti che hanno riscritto la storia del nostro sport. L’aspetto sul quale vorrei porre la mia lente d’ingrandimento è il modo in cui Gimbo e Marcell si sono caricati l’un l’altro nelle brevissime pause dei loro impegni, non limitandosi a tifarsi a vicenda ma ispirandosi, spingendosi a non essere da meno dell’altro, regalando al compagno un pensiero di grandezza, un’ambizione, un traguardo comune. Perché è questa la missione dello sport: indicare ciò che sta in alto, incoraggiarci a raggiungerlo. Pareva quasi di poterla toccare, quell’elettricità che passava tra loro. Avremmo preso la scossa, se li avessimo sfiorati. E chissà fino a dove ci saremmo messi a correre. Chissà come useranno tutta quell’energia, i prossimi azzurri a scendere in campo.

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