Jacobs-Tamberi: ma che giornata è stata!?

Olimpiadi
Giovanni Bruno

Giovanni Bruno

Una giornata leggendaria, che rimarrà nella storia d'Italia, non solo sportiva. Che ci ha ricordato una volta di più la bellezza delle emozioni e dei sogni. Ci siamo immedesimati in Tamberi e Jacobs, nelle loro famiglie, nelle loro fatiche e speranze. L'Olimpiade è questa

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Ma che giornata è stata. Ho finito tutte le parole e permettetemi anche un po' di lacrime. E’ stata un continuo essere presente nelle emozioni di quello che hai visto. Roba da non credere, 9 secondi ed 80 e 2 metri e 37, dodici minuti nel tempo e pochi metri di distanza. Una distanza superata in un abbraccio, meraviglioso e spontaneo nei colori del tricolore. La storia ha incrociato il destino più bello, quello che neppure potevi immaginare. Ora rincorri quella sensazione di aver scoperto quanto è ancora più bello lo sport. Uno sport dettato dalla disciplina più bella, non per cattiveria ma si chiama la “Regina dei Giochi”. Prendi la corsa più ambita al mondo, i 100 metri, e mischiala nell’impossibile essenza dell’uomo nel superare un limite che si chiama asticella. Il risultato è stato evidente. Mai ho sentito salire simili sensazioni, perché totalmente impreviste e imprevedibili. Mi sono girato dopo che il primo abbracciava l’altro ed ho visto solo sorriso, risate, urla, braccia alzate e mani sugli occhi. Gente comune che incredula cercava la conferma del risveglio dal sogno mediatico in altro stupore. 

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E’ una bella Italia che ci solleva nelle notti ed albe estive. Forse è finalmente arrivata, con magie sportive, la nostra ricevuta di ritorno dalle mille dolorose  preoccupazioni vissute. Almeno ci hanno inevitabilmente portato a guardare verso l’alto, nella distrazione del momento, come i due campioni. Noi come loro. Una pazza estate tra caldo torrido e sferzate di pericolosa grandine spazza tutto, ci siamo vestiti di gloria nell’Italia di Mancini, nelle speranze della verde erba di Berrettini e ora abbiamo accarezzato la Storia con i due paladini dell’olimpica leggenda. Eh si, le leggende olimpiche nascono proprio così. La corsa più ambita che hai solo sfiorato con il pensiero della speranza e in cui nessuno, ripeto nessun azzurro, neppure i più grandi del passato, era riuscito ad entrare nelle sue chiuse corsie è ora tutta nostra proprio con quella mano sul cuore per orgoglio e sentimento. E lì, dove volano solo le aquile dell’avvitamento che è salita quella rivalsa di un ragazzo che ha portato a bordo pedana il suo dazio con la sfortuna. Sapete tutto ormai, chi sono, che hanno fatto, da dove arrivano e cosa faranno. Le loro storie sono scolpite nella nostra memoria di un giorno speciale. Abbiamo conosciuto le loro sensazioni e i loro sentimenti. Abbiamo visto le feste nei loro luoghi di origine ed abbiamo abbracciato anche noi i loro parenti più stretti e no. Ci siamo immedesimati nella commozione di madri, padri allenatori, amici e fidanzate. Coinvolti nelle feste di casa Italia a Tokio e sfogliato i loro profili cecando di scoprire qualcosa di più. Inorgogliti nelle chiamate dei nostri Presidenti, Repubblica e Governo. Abbiamo anche cercato di capire la nuova Italia dello ius soli, perché i colori della nazionalità si confondono nella logica internazionale di crescita e sviluppo. Lo si vede in tutto dalla pista all’interno delle palestre, sui tatami e sui ring. Non possiamo nascondere che ne abbiamo bisogno e non è finita soprattutto. Questa è l’Olimpiade, due settimane dove regna lo sport più bello al mondo… quello dei loro e nostri sogni. Una realtà che porta la soddisfazione dell’esserci. Se ripercorriamo la Storia olimpica ripercorriamo la Storia del mondo. Fotogrammi di emozioni scanditi nel tempo che ognuno di noi rinchiude nella memoria personale del ricordo. Ma che giornata è stata nel lasciar correre la nostra gioia nella loro gioia. Ah dimenticavo, loro sono… ma lo sapete tutti ormai: Gianmarco, Jimbo Tamberi e Marcell Lamont Jacobs: Medaglia d’Oro, Italia. Grazie.

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