Tri Nations, verso Argentina-Australia: Pumas, il problema di ripetersi

Rugby

Francesco Pierantozzi

Argentina e Australia, in campo per la quarta giornata del Tri Nations: chi vince tra Pumas e Wallabies va in testa al torneo. Appuntamento sabato 21 novembre in diretta alle 9.45 su Sky Sport Arena

E adesso la parte più difficile per i Pumas: ripetersi. Quando hai scalato la vetta del rugby superando gli All Blacks per la prima volta, settima nazionale, club esclusi, a riuscirci, tutti si aspettano che a questo punto sia possibile battere qualsiasi squadra. Per la verità l’Argentina contro l’Australia ha già 6 successi in 32 precedenti, l’ultimo dei quali a Gold Coast, Queensland nel 2018. E poi ha riaperto l’attuale Tri Nations, fino all’ultima giornata tutto in bilico. Chi vince tra Pumas e Wallabies va in testa al torneo (dopo 3 giornate: All Blacks punti 6, Argentina e Australia 4). A Newcastle, nel New South Wales, non nella città del nord Inghilterra, sulla strada della Scozia, l’Australia gioca solo per la seconda volta nella storia e non è che al primo tentativo le cose siano andate particolarmente bene…in una giornata zuppa di pioggia e piena di vento, insomma scozzese, proprio la Scozia ha vinto (6-9) a sorpresa nel 2012, nel giorno del debutto di un certo Michael Hooper, un ventenne che sarebbe poi diventato l’82esimo capitano nella storia dei Wallabies e che ha guidato la sua nazionale per ben 50 volte. L’unico vero ricordo positivo della doccia scozzese.

Es un tipo super autentico

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Argentina, storico successo: All Blacks ko 25-15

Le parole di Pablo Matera, capitano dei Pumas, che reagisce alle scorrettezze degli All Blacks e di fronte ai rimproveri dell’arbitro dice “io gioco per il mio paese” hanno fatto il giro del mondo e inorgoglito tutti gli argentini. Insomma se mi picchiano non sto a guardare. Confermatissimo lui (“es un tipo Super autentico” per il suo allenatore Ledesma) e sostanzialmente tutti i primi quindici (fuori solo Cubelli per un problema al ginocchio con Betranou titolare) che hanno battuto gli All Blacks. Gli autori di un’impresa che sembra ancora impossibile nello sport di oggi tutto ranking e senza sorprese. Le immagini degli allenamenti argentini casalinghi durante la quarantena, con training individuali, senza contatto, tra garage, appartamenti e piccoli giardini, hanno accompagnato il successo, ingigantendolo, lontano, almeno apparentemente, dal rugby dei robot da integratori o dei polli in batteria. Ma in campo sono serviti soprattutto difesa e intensità, aldilà dei 25 punti su 25 di Sanchez, del leader Matera, bisogna ricordare l’efficacia dei placcaggi (171 con il 91 % di efficacia), 29 dei quali di Kremer, terza linea che ha portato anche avanti 10 palloni. Se fosse anglosassone si direbbe “unsung hero”.

Nic e Tongan Thor

Gli australiani che, non dimentichiamoci, quindici giorni fa hanno battuto pure loro gli All Blacks, cambiano poco, tre  giocatori, Hanigan per lo squalificato Swinton, e due piloni, con Sio dentro per l’infortunato Slipper (lussazione di una spalla) più Taniela Tupou per Alaalatoa, scelta tecnica. Tupou distruttore della mischia neozelandese da impact-player, dalla panchina, con tanto di meta, diventa titolare perché gli argentini fanno paura da subito con la loro carica e il loro carico tecnico e di storia, basta una parola “bajadita”, il terribile pack dei Pumas. Tupou è “Tongan Thor”, quasi 135 chili in meno di 180 cm, cresciuto in Nuova Zelanda, famoso già alla high school per la sua potenza, ha poi scelto di vestire, grazie a 3 anni di residenza, la maglia dei Wallabies. A fare il mediano di mischia Nic White , il classico numero 9 che non sta mai zitto, che provoca e che è proprio di Newcastle dove lo aspettano famiglia e amici e dove, parlando dello stadio, è stato una sola volta a 10 anni, entrando in campo nell’intervallo di una partita dell’altro rugby, a 13, il rugby league, dei Newcastle Knights.

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L’australiano un po’ mediterraneo e adesso…sudamericano

Michael Cheika è un australiano di origini libanesi. La sua famiglia ha fatto fortuna emigrando nel commercio. Lui ha giocato a rugby, bene, da terza linea, nel più classico dei club del New South Wales, il Randwick, quello di Campese, mitica ala campione del mondo, ex Petrarca e Mediolanum, e di Eddie Jones, allenatore dell’Inghilterra, poi ha viaggiato. È stato in Italia, da giocatore a Livorno, e ha imparato il mestiere di allenatore a Padova, nel Petrarca di Vittorio Munari. Ha allenato in Europa a Parigi, ha vinto con gli irlandesi del Leinster tutto, quindi è tornato a casa ai Waratahs, conquistando il Super Rugby. È diventato allenatore dell’Australia fino al mondiale, sottotono, del 2019. Lasciato libero ha accettato l’offerta di fare l’assistente di Ledesma nei Pumas. Quel Ledesma che era stato, a parti invertite, suo “secondo” nei Wallabies. Una biografia che sembra da Wikipedia per dire che Cheika sa tutto degli australiani, tanti li ha fatti debuttare proprio lui. Che ruolo ha veramente? Quanto conta? Sono le domande più frequenti tra gli analisti dei Wallabies. È lui il vero nemico?

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