Tra due giorni al via l'edizione 2026 del Sei Nazioni, con la sfida tra Francia e Irlanda. Tutto quello che c'è da sapere sul torneo, sull'Italia e sugli avversari degli azzurri. ll Sei Nazioni è in esclusiva live su Sky e NOW, dal 5 febbraio nella Casa dello Sport di Sky
Giovedì 5 febbraio, in una data insolita rispetto agli anni precedenti, si alza il sipario sul Sei Nazioni 2026. Francia-Irlanda (in diretta tv alle ore 21.00 su Sky Sport UNO e Sky Sport Arena, in streaming su NOW) infatti non scenderanno in campo di venerdì come di consueto, perché lo stesso giorno va in scena la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali, Milano-Cortina 2026. Due giorni dopo però il calendario torna regolare, con un match molto atteso ad aprire il weekend. Sabato 7 febbraio alle ore 15.10 (in diretta tv su Sky Sport UNO e in streaming su NOW) la Nazionale italiana guidata da Gonzalo Quesada giocherà la prima partita contro la Scozia davanti ad uno stadio Olimpico gremito in ogni ordine di posto; è l’inizio di un’edizione in cui le aspettative verso l’Italia sono più alte del solito. Il lavoro dello staff ha dato agli Azzurri maggiore lucidità nella gestione dei momenti delicati e più credibilità nel reggere l’urto delle avversarie. L’estate è servita ad allargare il gruppo e ad aumentare la competizione interna, passando da test impegnativi come il tour in Namibia e in Sudafrica. Le conferme più concrete sono arrivate in autunno, con le vittorie su Australia (26-19) e Cile (34-19) e una prova coraggiosa contro gli Springboks. A livello tecnico si è vista una crescita netta in mischia chiusa e nel breakdown. Ora la sfida è trasformare i progressi in ulteriore competitività: in cinque partite, senza molto tempo per gli aggiustamenti, servirà una nazionale forte ogni settimana contro avversari di alto livello.
Il gruppo azzurro
Quesada ha scelto una rosa da 33 giocatori, con due esordienti che rappresentano l’idea di profondità costruita dalle franchigie: Samuele Locatelli e Damiano Mazza, entrambi delle Zebre, già inseriti nel giro dei raduni precedenti. Il messaggio è chiaro: poche rivoluzioni, ma una base più larga e competitiva rispetto al passato, per non dipendere da un solo blocco di titolari. La leadership viene distribuita in modo ancora più esplicito: l’Italia sarà capitanata da quattro giocatori: Michele Lamaro come riferimento principale, con Nacho Brex, Niccolò Cannone e Giacomo Nicotera investiti di maggiori responsabilità. È una scelta che dice molto sul tipo di torneo che attende gli Azzurri. Il calendario è impegnativo, obbliga a gestire bene le energie e tutto ciò non può gravare su un solo uomo, soprattutto in un mese e mezzo senza tregua. Il tema che condiziona l’avvicinamento all’esordio è però inevitabile: gli infortuni. Alla prima giornata non ci saranno Ange Capuozzo, Sebastian Negri, Tommaso Allan, Gianmarco Lucchesi, Ross Vintcent e Jacopo Trulla; e a ridosso del primo match hanno dato forfait anche Edoardo Todaro e Marco Riccioni. Sono assenze rilevanti perché tolgono esperienza e alternative, ma sono anche un test per i più giovani: la profondità stavolta va dimostrata sul campo. Sul piano tecnico, l’Italia dovrà trovare equilibrio in alcuni reparti chiave. Nel triangolo allargato, senza Capuozzo, tornano centrali profili come Lorenzo Pani e Matt Gallagher, mentre Monty Ioane resta un punto fermo per rendimento e completezza: gioco aereo, placcaggi, capacità di incidere vicino alla linea di meta. L’idea dello staff è prepararsi a scenari diversi, senza dipendere dall’estro di un singolo. In mezzo al campo, il baricentro tecnico resta la coppia Brex–Menoncello, due atleti che ormai sono entrati nel parterre dei top player internazionali. Attorno a loro, la duttilità di Leonardo Marin e l’opzione di utilizzare Paolo Odogwu anche da centro aggiungono varianti utili, soprattutto quando la partita richiede soluzioni diverse. La regia è un altro tema caldo: Paolo Garbisi è il 10 di riferimento, con Giacomo Da Re come alternativa. Il confronto più in bilico è al 9: Stephen Varney arriva da un momento positivo a Exeter e può garantire grande velocità di trasmissione; Alessandro Fusco e Alessandro Garbisi sono i candidati naturali al ruolo di finisher, mentre Martin Page-Relo, se disponibile, aggiunge un’opzione preziosa per i piazzati e la gestione dell’attacco. Tra gli avanti, la terza linea è chiamata a compensare assenze importanti. Lo schieramento più naturale resta Manuel Zuliani-Michele Lamaro-Lorenzo Cannone, tre giocatori che si completano tra lavoro a terra, placcaggi e avanzamenti. In questo quadro, giocatori come Izekor e Odiase dovranno portare energia e impatto per reggere l’urto dei dirimpettai. In seconda linea, la coppia più accreditata è Federico Ruzza-Niccolò Cannone, ma la crescita di Andrea Zambonin e Riccardo Favretto amplia le possibilità, soprattutto in rimessa laterale e nelle zone di collisione. In prima linea, Giacomo Nicotera è ormai un leader conclamato, Tommaso Di Bartolomeo ha aggiunto dinamismo nel gioco aperto, mentre tra i piloni Danilo Fischetti è una certezza a sinistra e a destra la gerarchia resta più fluida, con Simone Ferrari in pole position e un gruppo di impact player (Spagnolo, Hasa, Zilocchi) che può diventare determinante nel finale. In sintesi: l’Italia ha più alternative rispetto al passato, ma dovrà dimostrare di saperle usare al massimo delle sue potenzialità.
Gli avversari
Il calendario mette subito gli Azzurri davanti a una sfida tutt’altro che scontata. L’esordio con la Scozia è uno snodo vero, perché poi arriva un blocco da urlo con Irlanda, Francia e Inghilterra, prima della chiusura contro il Galles. È una sequenza che misura soprattutto la tenuta e la capacità di restare dentro la partita quando l’avversario alza i giri del motore. La Scozia al primo turno rappresenta la migliore squadra per capire a che punto sono gli Azzurri. È la classica partita in cui non basta difendere bene: serve anche trasformare il possesso in punti, perché i dark blues sanno marcare appena trovano un varco. Nonostante la qualità offensiva, gli uomini allenati da Gregor Townsend sono diventati famosi per l’incapacità di farsi trovare pronti agli appuntamenti con la storia. Giocano bene, entusiasmano il pubblico, ma cedono troppo spesso sul più bello, pur avendo in rosa dei giocatori di classe mondiale, tra cui Finn Russell, il mediano di apertura più estroso del torneo.
Discorso diverso per l’Irlanda, che dopo anni di dominio, si trova costretta a fare i conti con un momento di ricambio generazionale. Molti elementi della vecchia guardia iniziano a non brillare più come prima, e poi il coach Andy Farrell deve fare i conti con tanti infortuni in mischia e con le prestazioni altalenanti di alcune stelle come Josh Van der Flier, Garry Ringrose e Bundee Aki, addirittura estromesso dalla nazionale per aver offeso il team arbitrale durante un match di campionato.
L’Irlanda al secondo turno rappresenta sempre un test proibitivo, perché è una squadra che tende a mettere in campo una certa ferocia agonistica. La settimana seguente gli Azzurri però sono attesi da un altro scontro di spessore: volano a Lille in Francia. I Bleus sono una squadra che non è da meno in termini fisicità, accelerazioni improvvise e capacità di trasformare mezzo errore in sette punti. Il merito di questa qualità è tutto del campionato transalpino, il migliore in termini di spettacolo e competitività. Da lì Fabien Galthiè ha pescato una rosa di 42 giocatori pieni di talento, senza farsi problemi nel silurare alcuni senatori come Damien Penaud, Gregory Alldritt e Gael Fickou. Sono i campioni in carica, ma dopo una finestra autunnale interlocutoria, il coach francese sa bene che deve stimolare le qualità del gruppo per vincere nuovamente il Sei Nazioni. Poi c’è l’Inghilterra, che è reduce da 11 vittorie consecutive nel 2025, ha profondità di organico e viene considerata la principale candidata alla vittoria finale. È il tipo di avversaria che richiede 80 minuti di battaglia agonistica, perché può sfoggiare delle individualità come Ellis Genge, George Ford, Henry Pollock e Marcus Smith, capaci di punire qualsiasi distrazione. Se saranno in grado di rimanere fedeli al piano di gioco proposto dal coach Steve Borthwick possono davvero lasciarsi alle spalle anni di delusioni e puntare al trionfo. Infine il Galles, con cui l’Italia chiuderà il torneo e che negli ultimi due anni ha raccolto solo le briciole e due cucchiai di legno. La squadra allenata da Steve Tandy (al suo primo Sei Nazioni da capo allenatore) difetta in fisicità e consistenza difensiva, ma ha nel DNA il fuoco della battaglia. Guai a sottovalutarli, specialmente davanti al loro pubblico. In un contesto così, l’obiettivo ambizioso dell’Italia coincide con la parola più ripetuta alla vigilia: continuità.
I convocati dell’Italia
Piloni
- Simone FERRARI (Benetton Rugby, 69 caps)
- Danilo FISCHETTI (Northampton Saints 58 caps)
- Muhamed HASA (Zebre Parma 4 caps)
- Mirco SPAGNOLO (Benetton Rugby, 19 caps)
- Giosuè ZILOCCHI (Benetton Rugby, 24 caps)
Tallonatori
- Tommaso DI BARTOLOMEO (Zebre Parma, 6 caps)
- Pablo DIMCHEFF (Colomiers Rugby, 3 caps)
- Giacomo NICOTERA (Stade Français, 36 caps)
Seconde Linee
- Niccolò CANNONE (Benetton Rugby, 58 caps)
- Riccardo FAVRETTO (Benetton Rugby, 8 caps)
- Federico RUZZA (Benetton Rugby, 67 caps)
- Andrea ZAMBONIN (Exeter Chiefs, 14 caps)
Terze Linee
- Lorenzo CANNONE (Benetton Rugby, 33 caps)
- Alessandro IZEKOR (Benetton Rugby, 8 caps)
- Michele LAMARO (Benetton Rugby, 49 caps)
- Samuele LOCATELLI (Zebre Parma, esordiente)
- David ODIASE (Zebre Parma, 3 caps)
- Manuel ZULIANI (Benetton Rugby, 38 caps)
Mediani di mischia
- Alessandro FUSCO (Zebre Parma, 20 caps)
- Alessandro GARBISI (Benetton Rugby, 19 caps)
- Martin PAGE-RELO (Bordeaux, 21 caps)
- Stephen VARNEY (Exeter Chiefs, 36 caps)
Mediani di apertura
- Giacomo DA RE (Zebre Parma, 6 caps)
- Paolo GARBISI (Toulon, 49 caps)
- Centri Juan Ignacio BREX (Toulon, 49 caps)
- Leonardo MARIN (Benetton Rugby, 17 caps)
- Damiano MAZZA (Zebre Parma, esordiente)
- Tommaso MENONCELLO (Benetton Rugby, 34 caps)
- Paolo ODOGWU (Benetton Rugby, 7 caps)
Ali/Estremi
- Matt GALLAGHER (Benetton Rugby, 3 caps)
- Monty IOANE (Lione, 42 caps)
- Louis LYNAGH (Benetton Rugby, 9 caps)
- Lorenzo PANI (Zebre Parma, 8 caps)
A cura di OnRugby.it