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Sei Nazioni 2026, terminata l'edizione più folle di tutti: Italia storica

Rugby

Il Super Saturday del Sei Nazioni 2026 non ha assolutamente deluso le aspettative degli appassionati della palla ovale: una grande Irlanda che spezza i sogni di gloria della Scozia, il ritorno al successo del Galles dopo tre anni e infine lo spettacolo di un Francia-Inghilterra finito con un roboante 48-46. In tutto questo l’unico neo sono i 40 minuti di blackout dell’Italia, che cercheremo ora di analizzare.

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È la Francia la squadra vincitrice del Sei Nazioni 2026, bissando il titolo vinto l’anno scorso. Un successo arrivato soltanto al termine di 83 minuti di battaglia allo Stade de France contro un’Inghilterra ben diversa da quella vista nelle scorse settimane e che fino all’ultimo calcio di punizione era a un passo dal beffare i Bleus. Sì perché, prima la sconfitta della scorsa settimana con la Scozia, poi l’andamento punto a punto della partita con gli inglesi stava per far inciampare anche l’ultima grande favorita, e consegnare il titolo all’Irlanda che, partita in sordina, ha chiuso il torneo con una dimostrazione di forza sulla Scozia per 43-21. E nel corso di questo Sei Nazioni tante altre certezze della vigilia erano già cadute: la Scozia era inciampata subito alla prima giornata; l’Inghilterra, l’altra grande indiziata insieme alla Francia per la vittoria, alla fine di partite ne ha perse quattro; la prevista Cenerentola del torneo, il Galles, l’ha chiuso in gran crescendo; l’Italia con tabù infranti e altri che continuano a restare lì.

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Sei Nazioni 2026, il carnevale del rugby

Tutto questo per dire che quello del 2026 è stato uno dei Sei Nazioni più imprevedibili ed equilibrati di sempre, e sicuramente degli ultimi anni. Lo testimoniano questi dati: anche quest’anno la squadra che vince il torneo non ha realizzato il Grande Slam (l’ultimo risale al 2023); inoltre in questa edizione tutte le nazionali partecipanti hanno vinto almeno una partita (ultimo precedente nel 2022). Ma l’ultima volta che è successo sia di vedere tutte le squadre conquistare un successo, sia che il trofeo sia stato vinto senza realizzare il Grande Slam risale addirittura al 2013. Due statistiche che messe insieme testimoniano come il torneo sia diventato così combattuto e impegnativo da rendere sempre più difficile per qualche nazionale vincere tutte le partite e come l’inciampo sia sempre dietro l’angolo anche contro le squadre teoricamente meno quotate, ma che in pratica non lo sono più. E questa è una bellissima notizia per uno sport storicamente rigido nelle sue gerarchie, e dove scalarle è sempre stata un’impresa. Il Sei Nazioni 2026 in questo senso è stato il “carnevale del rugby”, la festa in cui i soliti equilibri sociali saltano e si lascia posto al ribaltamento dell’ordine. C’è ora da sperare che, a differenza del carnevale vero, questa festa ovale non si limiti ad un episodio e possa continuare.

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Record e tabù infranti

Sicuramente l’aver tolto la settimana di riposo prima del terzo turno – una rivoluzione rispetto al solito calendario dovuta all’introduzione della nuova competizione internazionale, il Nations Championship – ha contribuito ad aumentare la difficoltà, già altissima, del torneo. Nessuna squadra infatti è stata capace di portare in campo il suo 100% in tutte e cinque le partite, e tutte hanno avuto almeno un momento di blackout in cui hanno scoperto il fianco, consentendo all’avversaria di segnare quantità di mete e punti solitamente mai viste in scontri tra nazionali di prima fascia. Impressionanti sono stati in questo senso i risultati di Scozia-Francia (50-40) e Francia-Inghilterra (48-46) in quanto era da 10 anni che non si vedeva una partita fra due tier 1 finire con almeno 40 punti segnati per parte. Evento in sé già rarissimo (era successo solo altre tre volte) che si è materializzato addirittura per due volte di fila. Non a caso sono stati infranti diversi record: quello delle mete marcate in un’edizione del Sei Nazioni (111) e quello delle mete segnate in una singola giornata (29, raggiunto proprio nel turno finale). Così come sono caduti alcuni tabù: l’Inghilterra che per la prima volta da quando il torneo è diventato a sei squadre chiude con una sola vittoria, il Galles che interrompe una striscia di risultati negativi che durava da tre anni e infine il traguardo storico della prima vittoria di sempre dell’Italia sulla nazionale di Sua Maestà.

Il Sei Nazioni dell'Italia

L’Italia, come successo solo due volte in passato, termina al quarto posto il Sei Nazioni 2026. Se a questo aggiungiamo la già citata impresa sull’Inghilterra e l’aver festeggiato due vittorie su due di fronte al proprio pubblico dell’Olimpico, ci sarebbe da esserne più che contenti. Inoltre anche nelle due sconfitte sopraggiunte, con l’Irlanda e con la Francia, gli Azzurri allenati da Gonzalo Quesada non avevano demeritato, anzi. Di conseguenza si arrivava all’ultima partita con tanta fiducia ad affrontare l’avversaria che appariva più alla portata, il Galles. Nessuno sano di mente si poteva aspettare contro i Dragoni – una squadra in ripresa e chiamata ad interrompere un lungo digiuno di successi – una vittoria scontata. Una sconfitta era nelle possibilità, ma proprio aver visto gli Azzurri giocare bene tutte e quattro le partite precedenti aveva creato l’aspettativa di poter vedere, per la prima volta nel Sei Nazioni, un’Italia capace di giocare ad alto livello per l’intero torneo. E gli uomini di coach Quesada non hanno mica approcciato male alla partita di Cardiff: le prime vere occasioni di segnare le hanno avute loro, e anche dopo la prima meta avversaria c’è stata la reazione per tornare nei loro 22. Queste chance non sono state però sfruttate e, più o meno dal 20’ al 50’, gli Azzurri sono andati in tilt, permettendo al Galles di giocare sul velluto e portarsi addirittura sul 31-0. Nonostante il parziale spaventoso, la partita non è finita qui: alcuni cambi dell’Italia hanno portato nuova linfa e dato supporto alle iniziative di quei titolari mai domi, come Tommaso Menoncello e Federico Ruzza; inoltre dall’altra parte i Dragoni stavano finendo le energie, senza poter contare su una panchina della qualità di quella avversaria. Così sono state segnate tre mete nell’ultima mezz’ora, oltre ad arrivare a un passo dal marcarne altre due, a dimostrazione che, anche con un blackout di 30/40 minuti, si poteva se non ribaltarla almeno tornare in partita. Ma, alla luce di quanto detto prima riguardo le altre squadre, ovvero che nessuna è stata in grado di giocare un Sei Nazioni tutto al 100% e tutte hanno concesso qualcosa in almeno una partita, il blackout degli Azzurri diventa molto più comprensibile. Forse all’ultima partita si sarebbe potuto dare un po’ più di spazio a qualche giocatore meno spremuto; d’altra parte però l’Italia non ha la profondità di un Sudafrica e alla fine le tante assenze per infortunio già dall’inizio torneo, a cui se ne sono aggiunte altre in corsa, hanno presentato il conto. Ma quest’ultima sconfitta (e un tempo soprattutto) non cancella tutto il bello fatto vedere in questa edizione dagli Azzurri.

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Sei Nazioni 2026: risultati della 5^giornata e classifica finale

Irlanda v Scozia: 43-21 (5-0)

Galles v Italia: 31-17 (5-0)

Francia v Inghilterra: 48-46 (5-2)

La classifica finale

Francia 21

Irlanda 19

Scozia 16

Italia 9

Inghilterra 8

Galles 6

A cura di OnRugby.it

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