Wimbledon, Berrettini: “Ho più esperienza, mi sento pronto a sfidare i big”

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Il tennista azzurro, attuale numero 9 al mondo, arriva a Wimbledon dopo la bellissima vittoria del Queen's. "Un successo che mi dà energia e fiducia", ha spiegato ai microfoni di Sky Sport. "Mi sento pronto a giocare con chiunque: ho accumulato tanta esperienza e sono consapevole delle mie qualità"

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È un Matteo Berrettini carico e fiducioso nei propri mezzi quello che si prepara a scendere in campo sull'erba di Wimbledon. A dargli ulteriore entusiasmo il fresco successo del Queen's, oltre alla cosapevolezza di essere maturato molto negli ultimi due anni, con tante partite giocate ad alto livello contro i migliori giocatori del circuito, come ha raccontato al microfono di Francesco Cosatti.

 

Cosa ti aspetti da questo torneo? C’è un Djokovic che sta molto bene e un punto di domanda sulle condizioni di Federer. Tu come stai?

Io bene. Ovviamente un pochino si pensa anche gli altri ma ci si concentra soprattutto su sé stessi. Soprattutto alla vigilia di una Slam è importante non disperdere energie in cose che non sono utili, quindi mi concentro su di me, mi alleno e ricarico le batterie. Il Queen’s è un torneo molto importante, ma che mi ha tolto dell'energia e quindi adesso piano piano devo rientrare in carreggiata e poi penserò a Wimbledon.

 

Due anni fa negli ottavi contro Federer l’emozione ti aveva giocato un po’ un brutto scherzo. Cosa hai imparato da quella partita e come la vivresti adesso?

Forse ci furono troppe emozioni tutte insieme che non sono riuscito a gestire. Era troppo bello quello che sta succedendo, avevo sempre sognato di giocare contro di lui. Avevo fatto il suo sparring, lo avevo guardato, tifato e mi sono trovato nel mio primo ottavo di finale in uno Slam sul centrale di Wimbledon contro di lui e l’emozione l’ha fatta da padrona. Ma in questo momento mi sento più pronto ad affrontare un eventuale quarto turno, o qualsiasi turno, contro chiunque perché ho più esperienza. Ho fatto tante partite in tanti Slam, ho fatto le Finals e ho rigiocato contro Federer ed ero molto più pronto.  E’ una questione di esperienza, bisogna imparare e ora mi sento pronto.

 

C’è qualcosa che ti rassicura nei momenti di difficoltà in questa fase della tua carriera?

Una cosa a cui mi aggrappo sono le mie capacità mentali: il fatto che so che sono capace di fare certe cose, che so affrontare le difficoltà, che nei momenti di difficoltà non mi perdo ma sono uno tosto in campo, ed è una cosa molto importante. Poi so anche che ho un livello di gioco tale che i momneti di difficoltà provo a fare in modo siano sempre meno. Quando sono in difficoltà dal fondo mi concentro sul servizio, quando so che posso chiedere di più al servizio lo faccio. Quindi ci sono tante armi che posso usare, è una cosa che ho costruito negli anni.

 

Se pensi a Wimbledon qual è la prima immagine che ti viene in mente?

Credo che il colpo d’occhi a Wimbledon sia la cosa più bella, arrivare lì e vedere tutti i giocatori di bianco. Hai come l’impressione che solo due/tre colori possano entrare: il bianco, il viola dei fiori e il verde dei campi. E’ come se fosse sempre una fotografia perfetta. Come dico sempre ti viene voglia di giocare a tennis anche se non hai mai giocato, è proprio un tempio. Quindi aver la possibilità di giocare, arrivando con questa fiducia, è qualcosa che non do per scontato

Dopo qualche giorno dalla vittoria al Queen’s ti sei reso contro di quello che hai fatto?

Un pochino sì, un pochino no. Ora però c’è un appuntamento importante quindi non ci si può distrarre troppo. La vittoria mi dà tanta energia, tanta fiducia e ne sono orgoglioso, però adesso devo restare concentrato.

 

Quali sono stati i complimenti che hai ricevuto che ti hanno fatto più piacere?

Mi ha scritto come fa sempre Adriano Panatta. Per me è un messaggio sempre importante che mi fa piacere. Mi hanno scritto Francesca Schiavone, Sara Errani, Flavia Pennetta, tante persone che nel tennis hanno fatto cose molto importanti e quindi fa piacere avere il loro riconoscimento.

 

Avverti anche un diverso riconoscimento intorno a te da parte degli altri tennisti del circuito?

I complimenti ce li si fa a vicenda, nel senso che è bello e anche sportivo ricevere e fare complimenti. Quello che posso dire è che nell’aria si sente quando un giocatore è in forma e può essere pericoloso su una determinata superficie, o su più superfici, e quella è una sensazione che si ha. E’ una cosa piacevole, ma è più una cosa di rispetto sportivo. Non è che uno è migliore dell’altro, è più il fatto che uno sia più in forma. E questo lo sento, lo sentono gli altri e fa piacere”.

 

Guardando avanti, pensi già alle Finals di Torino?

Ci penso sicuramente, soprattutto perché saranno in Italia ed esserci sarebbe una cosa grandiosa non solo per me, ma per tutti gli appassionati e per tutto il movimento. E’ ovvio che so che sono un obiettivo lontano, ora devo pensare a Wimbledon. Però sono una cosa che mi stimola, che mi fa svegliare alla mattina e dire ‘mi vado ad allenare perché voglio arrivare lì”.

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