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Sinner rivela: "Nello sci vincevo, nel tennis perdevo sempre. Ecco perché ho cambiato"

Tennis

Jannik Sinner si racconta a cuore aperto in un video sul suo canale YouTube, raccontando anche aneddoti inediti sulla sua vita: "Nello sci vincevo molto, mentre nel tennis non vincevo nulla. Così ho provato qualcosa di nuovo ed è così che sono andato avanti con il tennis. Senza questo sport probabilmente lavorerei in cucina con mio padre. A Wimbledon il momento più bello della mia carriera. Il successo non deve cambiarmi, per me è fondamentale come circondarsi delle persone giuste"

Cosa ti ha ispirato a giocare a tennis?

"La prima volta che sono andato su un campo da tennis è stato con mio padre. Avevo 3 anni e mezzo, 4 anni e mio padre mi diede la racchetta. Da lì ho continuato a giocare, ma non molto, di solito un paio d’ore a settimana fino a quando avevo circa 13 anni. Ho continuato con il tennis perché lo sci era diventato molto difficile mentalmente per me: svegliarsi molto presto, il freddo...era duro. Inoltre, nello sci vincevo molto, mentre nel tennis non vincevo nulla. Così ho provato qualcosa di nuovo ed è così che sono andato avanti con il tennis":

 

Quante ore dormi di solito?

"È una domanda interessante perché il sonno è molto importante. Cerco sempre di dormire almeno 9 ore, anche se a volte non è facile perché finiamo gli allenamenti molto tardi e magari iniziamo molto presto il giorno dopo. Inoltre, durante la giornata cerco di fare piccoli pisolini nel pomeriggio, che aiutano molto".

 

Domanda di Darren Cahill: quante volte hai fallito l’esame per la patente della moto?

"Tre volte (ride, ndr)".

 

Quale scarpa allacci per prima solitamente?

"Di solito sempre la destra, ma le cose possono cambiare nel tempo".

 

Frutto preferito?

Mango, adoro il mango.

 

Hai un rituale pre-partita?

"Di solito vado sempre allo stesso bagno. Però dipende dall’anno: se l’anno prima non ho giocato bene in quel torneo, cambio".

 

Emoji più usata sul telefono?

"Quella che ride, sicuramente. Anche quando scrivo qualcosa cerco di essere divertente e rido da solo. Uso sempre quella".

 

In macchina: musica, podcast o silenzio?

"Musica, sempre musica".

 

Quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine come persona e come tennista?

"Come tennista, ovviamente ti alleni per vincere il più possibile, ma devi anche goderti il percorso. Ci sono alti e bassi, è normale. Come persona, cerco di crescere nel modo giusto: il successo non dovrebbe mai cambiare una persona. Questo per me è fondamentale, così come circondarsi di persone giuste, cosa che sto facendo. E poi godersi la vita, perché si vive una volta sola".

 

Il mio handicap a golf?

"Non ho mai giocato tornei, credo di girare intorno a 30 o 35, che è piuttosto scarso".

 

Golf o kart?

"Kart tutta la vita. Il golf va bene per un giorno, il karting molto di più".

 

Cosa significa per te il successo?

"È una domanda difficile. Per me il successo significa prima di tutto avere la possibilità di scegliere cosa fare e fare ciò che ami divertendoti. Poi, ovviamente, ottenere risultati. Tutti lavoriamo per avere buoni risultati, è giusto ambire a questo. E anche avere una vita sana e normale: la salute è qualcosa che diamo per scontato, ma non lo è. Vedere tante persone in difficoltà ti fa capire quanto sia importante. Essere qui, divertirsi...questo per me è il successo".

 

Disfi subito la valigia o vivi "fuori dalla valigia"?

"Vivo fuori dalla valigia".

 

Dolce o salato?

"Dolce".

 

Lingua che vorresti parlare fluentemente?

"Spagnolo o francese".

 

Guida: tranquilla o aggressiva?

"Tranquilla".

 

Che consiglio daresti a un giovane tennista?

"Per arrivare ad alto livello devi fare molti sacrifici, ma allo stesso tempo devi amare quello che fai. Io ho avuto la fortuna di scegliere ciò che mi piace davvero e questo mi ha dato grandi opportunità: conoscere persone, vedere culture diverse, vivere esperienze incredibili. Arrivare è bellissimo, ma restare al top è molto difficile. Il mio consiglio è di godersi il percorso, non pensare solo ai risultati ma anche al miglioramento personale giorno dopo giorno. A un certo punto dovrai sacrificare molto anche fuori dal campo".

 

Se non giocassi a tennis, cosa faresti realisticamente?

"Probabilmente lavorerei in cucina con mio padre, che era cuoco. Non mi vedrei come sciatore professionista per vari motivi. Quindi qualcosa di realistico sarebbe lavorare con lui e magari avere ambizioni più grandi in quel campo".

 

Qual è stato il momento più felice della tua carriera finora?

Ce ne sono due. Quando sono diventato numero uno nel 2024, al Roland Garros: è stato un momento bellissimo. E poi quando ho vinto Wimbledon. Da piccolo non era nemmeno un sogno, sembrava irrealistico vincere un torneo così importante. Ma crescendo inizi a crederci. Vincere quel titolo con i miei genitori, mio fratello e i miei amici è stato il momento più felice della mia carriera".

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