Infortunio Sinner, la spiegazione del dottor Tencone. VIDEO
a sky sportIl direttore del centro Isokinetic di Torino, dottor Fabrizio Tencone, ha spiegato nei dettagli a Sky Sport cosa è la sindrome della bandelletta ileo-tibiale, la patologia che ha costretto Jannik Sinner a terminare in anticipo il suo 2026. "Un problema risolvibile, ma ogni patologia che coivolge i tendini ha bisogno di tempo", spiega facendo anche un parallelo con la situazione affontata da Alcaraz. Nel VIDEO l'intervista integrale di Paolo Aghemo
Jannik Sinner, in un video condiviso sui social martedì 6 ottobre, aveva annunciato che la sua assenza si sarebbe prolugata fino a fine stagione. Il numero 1 al mondo dunque tornerà in campo solo nel 2027 a causa di un problema al ginocchio destro. Il nome clinico della patologia di Sinner è ITBS, ovvero sindrome della bandelletta ileo-tibiale. A spiegare nel dettaglio di che cosa si tratta, come si cura e quali sono i tempi di recupero, è il dottore Fabrizio Tencone, direttore del centro Isokinetic di Torino ed ex medico della Juventus, in esclusiva a Sky Sport.
Che cos'è la sindrome della bandelletta ileo-tibiale?
"La bandelletta ileo-tibiale è una sorta di tendine che comincia nella parte esterna dell'anca, sotto la cresta tibiale, e scende lateralmente lungo la coscia fino ad attaccarsi nella parte esterna del ginocchio. Il dolore che sente Jannik è nella parte esterna, dove c'è anche il menisco laterale. Questa bandelletta tende a infiammarsi soprattutto negli atleti perché c'è un'altissima compressione causata dal movimento stesso. C'è quindi uno sfregamento tra la bandelletta e la parte prominente dell'osso, che si chiama condilo esterno. Quando si infiamma, quella parte si ingrossa e cambia conformazione".
Come si cura?
"Innanzitutto qualunque terapia ha bisogno di tempo. Ogni patologia dei tendini ha bisogno, anche con la migliore delle cure, di almeno 12 settimane, ovvero tre mesi di tempo. Ma mai di riposo completo. Non devi stare fermo sul divano per tre mesi ad aspettare che ti passi, perché non ti passa niente. Ti sembra che il dolore sia scomparso, ma appena ricominci ad allenarti senti di nuovo dolore. Il riposo deve essere un riposo attivo. Sei al di fuori della parte agonistica e degli allenamenti intensi, ma devi fare tutta una serie di cose e non solo riposo fermo".
Che cosa bisogna fare?
"Sono tre le terapie importanti. Parliamo delle terapie di tipo medico, farmacologico o infiltrativo. Ci sono le terapie fisioterapiche, con i vari strumenti e la parte manuale dei massaggi, ma alla fine la medicina più potente è l'esercizio. Il rinforzo muscolare e la sollecitazione del tendine. Abbiamo visto che, se sollecitato nel modo giusto, questa cosa abbia quasi un effetto riparativo. Pian piano c'è un effetto positivo biologico e riparativo della lesione".
Il lavoro muscolare va fatto sulla coscia, sul quadricipite?
"Sui muscoli che sono più coinvolti e quindi quelli più alti: parliamo dei muscoli a livello del gluteo, a livello della coscia laterale principalmente. Una cosa importante è cercare anche di comprendere come mai si è instaurata questa infiammazione, per poi annullare quei fattori di rischio, che possono essere una modalità di corsa, di atterraggio, di posizionamento del ginocchio o del bacino stesso. Queste sono delle considerazioni altrettanto importanti: guarire e non togliere il fattore di rischio spesso ti fa ricadere nella stessa patologia".
Come si può convivere con questo infortunio e quali sono i tempi di recupero per tornare al 100%?
"Questa è una patologia completamente risolvibile. Non vedo compromissioni future. I tempi, come dicevo prima, sono di 3-4 mesi. Il dolore passa molto prima e quindi c'è l'erronea considerazione di non avere più il dolore e di essere guarito. Invece, quando il dolore è scomparso inizia tutto quel percorso di riprogressione dei carichi. È un rientro graduale. Per cui, il dolore passa presto, ma per il rientro c'è bisogno di tutto questo tempo".
Qual è la differenza tra la situazione che ha vissuto Alcaraz, con il tendine che ha coinvolto il polso e il pollice della mano destra, e quella che sta vivendo Jannik Sinner?
"Io non conosco nei particolari né un caso né l’altro, quindi parlo in modo molto generico. Ma visto che parliamo di strutture anatomiche pressoché simili, inteso per quel che riguarda il grande capitolo dei tendini, l'approccio sostanzialmente è lo stesso. Quindi, mi prendo quel tempo e lo uso tutto per tornare forte come prima. Non mi accontento che scompaia il dolore, questo è un errore che moltissimi atleti fanno: nel momento in cui il dolore è scomparso, si è convinti di aver risolto il problema. Per molte patologie questa cosa va bene, sui tendini no".
Parlando di Sinner, dal punto di vista medico-scientifico sono questi i passi che si devono seguire?
"L'approccio è di due tipi: si può decidere sin dall'inizio dei primi segnali di fermarsi e di aspettare, oppure, come ha scelto il nostro tennista, di provare a risolvere la patologia e intanto tenersi pronto per il torneo successivo. Ci ha provato ma evidentemente non è possibile. Credo che sia giustissima la nuova scelta di prendersi il tempo che serve e tornare forte come prima".