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18 giugno 2017

Alla scoperta di De’Aaron Fox, il “John Wall” del Draft 2017

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Il miglior atleta a disposizione nel prossimo Draft, con un’esplosività invidiabile e un tiro soprattutto dall’arco tutto da costruire: De’Aaron  Fox è in prospettiva uno dei potenziali campioni di questa annata, ma chi può permettersi il lusso di scommettere su di lui?

di Stefano Salerno

Se siete in cerca di un atleta già pronto a reggere l’urto contro i professionisti, uno che può tranquillamente volare in campo aperto da una parte all’altra in un battito di ciglia, uno di quelli di cui le squadre NBA vanno alla disperata ricerca, fermatevi qui. Non dovete continuare a cercare: De’Aaron Fox è il giocatore che fa al caso vostro, il miglior atleta a disposizione nel prossimo Draft. Una point guard duttile, una combinazione di rapidità e talento che può far comodo tanto in attacco quanto in difesa, in grado all’occorrenza (nonostante l’aspetto gracile) di tenere botta contro avversari ben più piazzati di lui. I margini di crescita del classe ’97 (è nato il 20 dicembre, quindi a tutti gli effetti un ’98) sono enormi, soprattutto considerando le evidenti lacune al tiro che al momento ne limitano l’impatto in una lega crudele come la NBA: scommettere sulle sue percentuali soprattutto dall’arco è una scelta troppo comoda per difese contro le quali il suo impatto fisico sarà inevitabilmente ridotto dato l’atletismo molto più diffuso in NBA rispetto ai parquet NCAA. Fox è stato il secondo giocatore nella storia dei Kentucky Wildcats a mettere a referto una tripla doppia (14-11-10 contro Arizona State), sbocciato definitivamente alla corte di John Calipari che in lui ha visto una potenziale scelta da Top-5, nonostante la corporatura esile: “È quello che ho pensato appena l’ho visto – raccontava qualche mese fa lo storico allenatore collegiale -, non reggerà mai a lungo con quelle gambe. Nonostante quello però ha dimostrato di avere una capacità inspiegabile nell’assorbire i contatti contro giocatori grossi il doppio di lui, di andare a terra senza crollare, senza piegarsi. E soprattutto ha fatto vedere di non avere paura”.

Storia personale e percorso scolastico: un talento sbocciato alla corte di Calipari

Nato a New Orleans, ma venuto su a Houston, Fox è figlio di un giocatore di football e di una giocatrice di basket che più volte hanno sottolineato come l’aver optato per la palla a spicchi sia stata una scelta del tutto autonoma, nonostante in Texas fosse molto più diffuso lo sport praticato da papà De'Aaron. Cresciuto nel mito di Kevin Garnett (di certo non la norma per una guardia), intriso di cultura sportiva e con in dote un’invidiabile combinazione di atletismo e rapidità, all’high school ha chiuso la sua ultima stagione con ben venti partite con almeno 30 punti, otto con almeno 40, regalandosi anche un 50ello qualche mese prima di aggregarsi alla corte di coach Calipari. La sua partita manifesto nella sua unica stagione collegiale è stata la super prestazione messa a referto nel torneo NCAA di marzo contro UCLA: 39 punti realizzati in faccia a una potenziale prima scelta come Lonzo Ball. Una gara che descrive bene la sua capacità di trascinare tutta Kentucky nel momento più delicato della stagione (almeno fino a quel momento), facendo all’occorrenza anche a cornate con la partita, ma continuando imperterrito a spingere sull’acceleratore e arrivando di continuo al ferro. Fox è riuscito nel suo intento (naufragato tra le lacrime pochi giorni dopo contro North Carolina), nonostante non abbia coinvolto molto i compagni e non andando mai a segno dall’arco; poco importa per uno che in 36 minuti giocati a tutta ha perso solo un pallone e conquistato ben 15 viaggi in lunetta. Quella a tutti gli effetti è stata la sfida che lo ha definitivamente messo sulla mappa, evidenziando tutti i suoi pregi senza nasconderne i difetti.

Punti di forza: accelerazione e atletismo fuori dal comune (anche in NBA)

Come la storia recente della NBA ha più volte ribadito, esistono tanti aspetti del gioco che su cui gli staff tecnici possono lavorare, implementando le qualità dei talenti grezzi che arrivano dal Draft, ma alcune caratteristiche arrivano in dote da madre natura. Su quelle nessun allenamento può incidere più di tanto e a Fox non fanno difetto; un prospetto che sia dal punto di vista atletico che di predisposizione al sacrificio è di certo il migliore su cui le squadre NBA possono puntare il prossimo 22 giugno. Come sottolineato dal video di Sport Science, Fox è di gran lunga più veloce di Kyrie Irving e può vantare una rapidità di reazione superiore a quella di un pugile professionista. La sua esplosività e accelerazione infatti sono impressionanti, letale sia nei cambi di direzione che nella gestione di una rapidità che potrebbe rischiare di mandarlo fuori giri. La point guard ha mostrato più volte di avere un’ottima consapevolezza e conoscenza del proprio corpo, controllando nel migliore dei modi i movimenti in transizione con disarmante facilità, dimostrando allo stesso tempo di non avere difficoltà nel concludere al ferro contro avversari molto più grossi di lui. Il 45% abbondante dei suoi punti arrivano dalla lunetta; un aspetto che può tornare molto utile anche in NBA, unito a doti da passatore ancora grezze, ma che lasciano intravedere enormi margini di miglioramento. I 5.8 assist parametrati su 40 minuti sono una buona base per un giocatore che vede gioco con facilità anche quando è lanciato a tutta velocità: il 30% dei suoi assist infatti arrivano in transizione, spesso e volentieri grazie alla sua capacità di far collassare su di sé la difesa prima di scaricare per i compagni. Ha già nel suo bagaglio tecnico di passatore dal pick&roll sia il pocket pass che l’alzata per il lob al ferro, bravo a creare vantaggio dando via la palla direttamente dal palleggio. Contro le scelte che faranno le difese NBA tutte queste caratteristiche dovranno essere molto affinate per risultare efficace anche su un palcoscenico così importante, ma le premesse sembrano esserci davvero tutte.

Il colloquio di Sam Mitchell con De'Aaron Fox

Punti deboli: quanto tempo ci vorrà per costruire un tiro credibile?

Tutto bello, tutto giusto, tutto futuribile, ma sul taccuino degli scout NBA pesa come un macigno quel 24% scarso raccolto con i piedi oltre l’arco in questa stagione, messo a referto prendendo delle conclusioni di volta in volta eseguite con una meccanica diversa tra loro; sintomo di come Fox fatichi ancora a trovare continuità di resa al tiro. “Ho ripetuto più volte a tutte le squadre che hanno chiesto informazioni su di me: passo tutto il giorno in palestra a lavorarci su – ha commentato il diretto interessato riguardo le proprie percentuali -. Quello appena concluso a Kentucky è stato soltanto un pessimo anno al tiro; basta guardare il modo in cui mando a segno i tiri liberi: quello è un aspetto del gioco che permette di capire la natura di un tiratore”. Se da un lato quindi il suo 74% dalla lunetta potrebbe in parte rassicurare sulla sua efficacia, il fatto che soltanto il 16.5% del suo attacco sia frutto di punti arrivati con i piedi oltre l’arco (il dato più basso tra tutte le point guard a disposizione in questo Draft), mette in evidenza come lo stesso Fox sia il primo a non fidarsi più di tanto delle sue doti nella conclusione, nonostante le sue parole lascino intendere altro: “Ho già provato più volte in allenamento le conclusioni da distanza NBA e anche nei workout ho dimostrato di poter realizzare conclusioni dall’arco con discreta continuità: bisognerà solo farlo vedere dal prossimo anno anche in partita”. Uno step non da poco da compiere, unito a quelle doti di difensore sul pallone ancora molto acerbe che lo rendono un marcatore alle volte svagato e molto poco disciplinato. La conclusione dunque è una sola: chiunque decida di puntare su di lui, avrà molto su cui lavorare.

Comparison e fit in NBA: un John Wall in prospettiva

Sì, il passato comune alla corte di John Calipari porta con maggiore facilità ad avere qualche dejà vu, ma i punti di contatto con la point guard di Washington sembrano essere davvero molti, come per stessa ammissione del numero 2 degli Wizards: “In molti mi accusano di essere di parte perché anche lui ha giocato a Kentucky, ma sotto molti punti di vista ricorda davvero il mio modo di stare sul parquet: per me è senza dubbio il miglior prospetto presente in questo Draft”. Il paragone con John Wall quindi sembra starci tutto e non intimorisce più di tanto Fox: “Se la richiesta è quella di correre in campo aperto con il pallone, non arrivo secondo contro nessuno”, ha scherzato durante una delle decine di interviste rilasciate negli ultimi giorni di workout in giro per la NBA. Il vero punto interrogativo che accompagna la sua potenziale chiamata è legato al fatto che al momento Fox non sembra essere pronto per calcare con continuità un parquet NBA, facilmente battezzabile in attacco e in parte ancora non del tutto equipaggiato fisicamente per tenere botta in difesa. Un gap certamente colmabile attraverso il lavoro, ma la domanda resta: quale squadra al momento può permettersi di scommettere a lungo su di lui, sapendo magari di non avere da subito a disposizione un giocatore da sfruttare in quintetto? La risposta non è chiara: forse i Suns con la quarta chiamata (anche se Phoenix ha già un roster pieno zeppo di guardie), difficilmente i Boston Celtics alla tre (che hanno bisogno di un giocatore già pronto), di certo i Sacramento Kings alla cinque.

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