Iker Martinez, olimpionico spagnolo di vela: "Cucio mascherine per emergenza coronavirus"

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Iker Martinez, medaglia d'oro ad Atene 2004 nella vela ed esperto navigatore, si è messo a disposizione per cucire mascherine da destinare agli ospedali spagnoli: "Mia mamma faceva la sarta, non ho esitato a dare una mano. Non posso navigare, ma posso aiutare"

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Tornare a cucire, le introvabili mascherine, per dare una mano concreta nel momento del bisogno alla Spagna, in piena emergenza coronavirus. E' la storia del campione olimpico di vela spagnolo Iker Martinez, oro ad Atene 2004 e argento a Pechino 2008 con Xabi Fernandez, che da giovedì sta realizzando mascherine che vengono sterilizzate e portate in ospedale. Non lo faceva da anni, come ricorda in una intervista al quotidiano spagnolo 'Marca', ma Martinez non ha esitato per un minuto a riprendere una macchina da cucire e mettersi al lavoro per contribuire alla lotta contro l'espansione del Covid-19. "E' evidente che non lo farò altrettanto bene o velocemente come i professionisti, ma non ci sono maschere, le persone si stanno infettando, ho molti conoscenti nel mondo dell'assistenza sanitaria che sono preoccupati. Mi sento male pensando che non possiamo proteggere gli anziani, i nostri genitori e i nonni che si sono presi così tanto cura di noi. Quindi quando mi hanno proposto di fare delle mascherine, ho detto di sì ", afferma l'olimpionico, che ha interrotto i suoi allenamenti indoor con la bicicletta per dedicarsi interamente al progetto mascherine. 

Martinez: "Non posso navigare, ma posso aiutare"

A Martinez la proposta è arrivata tramite WhatsApp. A Palma di Maiorca, dove vive da due anni, esiste un'importante azienda legata alla fabbricazione di vele, grandi professionisti che cuciono con precisione millimetrica e che, vedendo la mancanza di mascherine per il viso, hanno deciso di aiutare a fabbricarle. Sono stati loro a chiedere a Iker Martinez se voleva unirsi a questa nobile causa, che è iniziata giovedì scorso, dopo aver ottenuto una macchina da cucire. Il tutto documentato sui social, con il carico del primo giorno che parla di 25 mascherine prodotte. "Mia madre faceva la sarta e io, prima di dedicarmi alla vela da professionista, l'ho aiutata molte volte - ha spiegato -. Ricordo di aver cucito le vele che erano state rotte con Jordi Calafat nel 2008 a bordo della Telefonica Azul, in Sud Africa. Ne vale la pena se serve anche a salvare la vita di una sola persona. Non possiamo navigare ma possiamo aiutare".

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