Tortu sfida Sonic aspettando i Giochi di Tokyo: "Nel 2020 potrei migliorare il mio record"

Atletica
Lia Capizzi

Lia Capizzi

Filippo Tortu scalpita per gareggiare. Tra un pensiero per Kobe Bryant, un riferimento al padre allenatore, la preoccupazione per un esame di matematica e la sfida al velocissimo Sonic, il campione azzurro svela una grande fiducia: "Sono abbastanza sicuro che questo potrebbe essere l’anno in cui miglioro il mio record di 9’99"

Sorridente, come sempre, ma pure molto consapevole. Ha l’educazione come tratto distintivo del carattere, è sempre disponibile con tutti, soprattutto con i più piccoli. Quando esprime le sue convinzioni, in particolare quelle più ferree, la gentilezza non gli fa correre il rischio di sembrare presuntuoso. Affabile, affronta la vita con garbo, ma quando corre è ferocemente competitivo. Sta bene e si vede, il ritiro a Tenerife, durante il mese di gennaio, lo ha galvanizzato. "Sono molto positivo, sto facendo un grande lavoro in allenamento. A gennaio a Tenerife si sono divertiti a farmi faticare parecchio, anche con gli altri ragazzi della Nazionale. Ho provato cose nuove, mentre ho rafforzato quelli che erano i miei punti di forza. Credo di essere migliore del Filippo che ha conquistato la finale ai Mondiali di Doha. Sono fiducioso perché mi sento un gradino in più rispetto all’anno scorso".

 

Con questa sicurezza ti sei pure divertito a sfidare Sonic nello spot per il lancio del film in uscita il 13 febbraio. Velocità a parte, cosa hai in comune con il protagonista del celebre videogioco?

"Mi è piaciuto molto girare lo spot. Da bambino mi divertivo tantissimo a giocare con il gioco delle Olimpiadi, sceglievo sempre la  gara di velocità, i 100 metri eh…avevo le idee già chiare. Adesso è già uscito il videogioco di Tokyo 2020, Sonic è pure giapponese, anche se non voglio ancora pensare alle Olimpiadi di luglio diciamo che ci pensa Sonic a ricordarmi il Giappone…".

 

La playstation è il passatempo principale nelle tue ore di svago o resti fedele al divertimento old-style delle carte? Spesso ti abbiamo visto impegnato in partite a briscola tra una gara e l’altra.

"Ultimamente in ritiro ho dovuto eliminare le carte, le ho sostituite con i libri. Sto studiando molto (iscritto alla Facoltà di Economia, ndr), in queste settimane mi aiuta via Skype un tutor, Michele. Sto preparando l’esame di matematica ed è abbastanza complicato. Non so ancora la data dell’appello, la LUISS per fortuna mi dà l’opportunità di gestire le sessioni in base alle mie gare, credo che lo darò prima del via della stagione outdoor".

 

A proposito di libri, vai spesso nelle scuole ad incontrare gli studenti, ti piace anche coinvolgere i bambini in sessioni di atletica. Sei consapevole del ruolo che hai assunto? Sei una fonte di ispirazione per i ragazzi.

"Mi fa un po’ strano esserlo, ma è anche bello sapere di essere d’esempio per i ragazzi, soprattutto adoro aiutarli. Molti mi fanno domande sulle gare, mi chiedono tutti i segreti per gestire le emozioni. Due settimane fa ho incontrato i ragazzi dell’atletica di Bergamo nella pista al coperto dove mi alleno quando fa freddo o nevica (in alternativa alla pista di Giussano). Questi incontri servono molto anche a me, mi fanno bene, torno a respirare l’atletica della quale mi sono innamorato da bimbo, quella fatta di divertimento, gioia e piacere di correre e fare sport”.

 

Parliamo di esempio per i bimbi proprio quando il mondo dello sport ha perso una delle sue più grandi fonti di ispirazioni, Kobe Bryant.

"Kobe per me è un punto di riferimento, e ne parlo al presente".

 

Ma tu eri comunque piccolo quando Kobe ha vinto il suo ultimo anello NBA nel 2010...

"Ma io all’epoca, a 12 anni, giocavo ancora a basket. E comunque Kobe non è un riferimento solo per gli appassionati di basket. Ti confesso una cosa, negli ultimi mesi vedevo o leggevo spesso alcune sue vecchie interviste, soprattutto quelle in cui parlava delle fasi di allenamento. Mi è stato d’aiuto nei momenti difficili, durante gli infortuni. Kobe citava gli allenamenti prima della partita, intesi come tutto il percorso prima di arrivarci. Lui come Michael Jordan e Carl Lewis, che ho avuto l’onore di conoscere e con cui ho parlato a lungo, arrivavano tranquilli alle partite perché sapevano di aver provato tante volte. Ecco l’insegnamento per me: non lasciare nulla al caso, essere padroni del proprio corpo e del gesto atletico, delle situazioni, allenarsi talmente tanto da essere in pace con sé stessi e arrivare più sereni alla gara. La morte di Kobe racchiude una tragedia nella tragedia, il fatto che lui e la figlia fossero diretti verso una partita di basket, hanno perso la vita nel loro massimo momento di complicità".

 

Tutti i genitori del mondo si sono immedesimati, coloro che ogni weekend si dividono nel portare i figli a giocare a calcio, a basket, a pallavolo, a ginnastica. Anche tu hai un rapporto di enorme simbiosi con tuo padre, che è anche il tuo allenatore. Pubblicamente quando ne parli riesci sempre a scindere i ruoli: quando ti allena lo chiami coach, nel resto del tempo è semplicemente papà Salvino.

"Alla base c’è stato un lavoro mentale per riuscire a scindere le due figure, un lavoro iniziato durante l’adolescenza. E’ una fortuna essere allenati da chi ti conosce come non ti conosce nessun altro, si crea un forte legame di intesa, non ti dico che uno finisce la frasi dell’altro, ma poco ci manca".

 

Ai blocchi di partenza per la nuova stagione. Non avevi preventivato di cimentarti in gare indoor, invece debutterai il 23 febbraio nei 60 metri agli Assoluti di Ancona, perché hai cambiato idea?

"Avevo molta voglia di gareggiare e poi è tanto tempo che non faccio i Campionati Italiani, mi sembrava giusto tornarci. Ancona sarà l’occasione migliore per capire a che punto sono con la preparazione in vista dei Giochi di Tokyo e degli Europei di Parigi. Sono sicuro, sento che sto lavorando bene, sono tranquillo e ho molta voglia di tornare in pista".

 

Come saranno i prossimi 5 mesi fino a Tokyo, ti metti pressione da solo o la subisci dall’esterno?

"Sono molto esigente con me stesso quando si avvicina la gara. In questo momento cerco ancora di non pensarci, poi però capita che mi arrivano le notifiche del Comitato Olimpico con il countdown per Tokyo e dico a me stesso: oh, manca veramente poco! Diciamo che adesso la vedo ancora lontana".

 

Non ho mai capito se tu sia scaramantico. Per esempio, se ti parlo di una possibile Finale Olimpica o di nuovo record sotto i 9’99”…

"Ah, le corna le faccio! (ride). Da ragazzo avevo molti riti prima delle gare, ma ho cercato di eliminarli, ne ho tenuti solo alcuni. Mi sono convinto che dipende tutto da me, dall’allenamento, mi concentro su quello che devo fare. Se dai troppa importanza ai gesti scaramantici rischi di eccedere ed è un attimo poi ritrovarsi in una prigione mentale".

 

Il tuo record italiano dei 100 metri ha quasi due anni,  il 9’99” stabilito il 22 giugno 2018 ti inizia a stare stretto? Potrebbe diventare, per tua stessa definizione, una prigione mentale? 

"Diciamo che mi sono stancato di averlo come record personale. Nel 2019 ho fatto una stagione migliore rispetto al 2018, ma il tempo non è arrivato. Sono abbastanza sicuro che questo potrebbe essere l’anno in cui tornerò a correre sotto i 10 secondi e migliorerò il mio tempo. Sta  diventato troppo vecchio…".

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