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La ‘Mano Santa’ che conquistò l’America (senza giocarci mai)

oscar schmidt
Geri De Rosa

Geri De Rosa

Nessun uomo prima di Oscar Schmidt aveva segnato così tanto la pallacanestro italiana venendo dall'estero. Gli anni '80 della Serie A di basket furono teatro delle sue prestazioni torrenziali. Caserta la città d'adozione, di cui divenne bandiera in campo e cittadino onorario. L'NBA lo scelse, ma lui scelse di non giocarci mai. Finendo comunque nella loro Hall of Fame...

 

 

È stato l'uomo che prima di tutti ha consigliato agli americani di schierare la miglior nazionale. Oscar Schmitt se n'è andato dopo una lunga malattia a 68 anni d'età. Nell'agosto del 1987, quando il Dream Team di Barcellona non era neanche un embrione, umiliò a casa loro gli americani, segnando 46 punti nella finale dei Giochi Panamericani (vinta dal suo Brasile contro gli Stati Uniti, ancora con solo giocatori di college, fra cui però due future superstar come David Robinson e Danny Manning). 

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Nel frattempo aveva già seminato il panico nelle difese di mezzo mondo, soprattutto in Italia quando Bogdan 'Boša' Tanjević lo scelse come stella della sua Caserta. 8 stagioni alla Juve, dal 1982 al 1990. Nella prima la portò in A1, in altre 6 su 7 vinse il titolo di miglior marcatore, sempre ad oltre 30 punti di media. Poi chiuse con la Pallacanestro Pavia, portandola in A1 e vincendo il suo settimo titolo di miglior realizzatore, per proseguire in Spagna e poi tornare in Brasile per ritirarsi a 45 anni d'età, dopo 26 anni di carriera. 

Mano Santa’, questo è il suo significativo soprannome, è stato per anni il migliore attaccante del mondo (quasi 50.000 i punti segnati in carriera). Gli è mancata l'NBA rifiutata dopo il draft del 1984 per restare a Caserta e per poter giocare ancora con il suo Brasile. In cambio è stato introdotto nella Hall of Fame nel 2013, una rarità per chi in quella Lega non ha mai giocato. 

Ha fatto impazzire il Brasile anche per il basket, ha fatto impazzire una regione, la Campania, che negli stessi anni impazziva per il calcio. Perché se a Napoli c'era una 'Mano de Dios' argentina, a 27 km di distanza a Caserta c'era la 'Mano Santa', una leggenda costruita a suon di canestri. 

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