Il New York Times: "Uefa ha coperto irregolarità PSG sul Fair Play Finanziario"

Calcio

Lo riporta il quotidiano statunitense, che avrebbe avuto accesso ad una serie di documenti legati al club parigino in materia di Fair Play Finanziario. Secondo il New York Times, il massimo organo del calcio europeo non avrebbe indagato a dovere sulle presunte violazioni nell'estate 2017: si fa riferimento alla sessione di mercato che portò in squadra Neymar e Mbappé per 400 milioni di euro. Secca la replica della Uefa: "Niente di vero"

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Resta sempre d’attualità la questione legata al Fair Play Finanziario, introdotto nel 2009 e dal rigoroso rispetto delle società calcistiche dall’estinzione dei debiti all’obbligo di pareggio del bilancio. Un argomento sollevato dal New York Times che, prendendo in esame il caso del PSG, punta il dito contro la Uefa: secondo il quotidiano statunitense, il massimo organo del calcio europeo avrebbe coperto le irregolarità del club parigino facendo riferimento all’investigazione aperta nel 2017 sulle presunte violazioni del Fair Play Finanziario. O quantomeno, come scrive il New York Times, la Uefa non avrebbe indagato a dovere nel dimostrare che la società del qatariota Nasser Al-Khelaifi fosse nei binari dei parametri imposti. È quanto emerge nel rapporto investigativo pubblicato dalla testata americana.

New York Times sul PSG: "Uefa arresa senza lottare"

Si fa riferimento alla sessione estiva di mercato nel 2017, finestra che portò in squadra due fuoriclasse come Neymar e Mbappé per una cifra complessiva vicina ai 400 milioni di euro: da ricordare, tuttavia, come il trasferimento del francese (arrivato in prestito) avvenne formalmente solo la stagione seguente. Netta la presa di posizione del New York Times che, ripercorrendo le tappe che hanno portato alla risoluzione dei problemi del PSG con il Fair Play Finanziario senza ricevere sanzioni, afferma: "I documenti provano che la Uefa si è arresa senza lottare". E sempre secondo la testata americana, la mano leggera della Uefa sarebbe stata dettata da motivi di affari con lo stesso Al-Khelaifi, proprietario di beIN Media Group che si è assicurato i diritti televisivi del calcio europeo. Il ricorso al Tas, preteso dal PSG poiché la richiesta di ulteriori indagini da parte della Camera di Investigazione Uefa non era arrivata nei tempi previsti dalla legge, si era poi concluso con un nulla di fatto. Un cavillo legale che avrebbe graziato i parigini e che, secondo il quotidiano statunitense, sarebbe un altro segnale dell’atteggiamento morbido della Uefa.

La Uefa: "Niente di vero"

Nel mirino del New York Times le operazioni estremamente onerose che, come riporta l’articolo pubblicato, Al-Khelaifi aveva dimostrato di poter sostenere grazie ad un fatturato aumentato in sponsorizzazioni "di famiglia" come quella da oltre 100 milioni di euro sostenuta dall’ente del turismo del Qatar e messa a bilancio dal PSG. Non si è fatta attendere la risposta del massimo organo del calcio europeo: "Dopo una valutazione legale realizzata anche con l’appoggio di pareri esterni, per quel che sostiene l’articolo che è stato pubblicato, la UEFA è arrivata alla conclusione che effettivamente c’erano argomenti solidi che appoggiavano l’interpretazione presentata dal club". E quindi, come afferma la Uefa, non ci sarebbe nulla di irregolare nella decisione di chiudere il caso senza la possibilità di analizzarlo nuovamente. Immediata la replica all’inchiesta del New York Times, vicenda che è tornata a far discutere.

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