El Shaarawy a #CasaSkySport: "Coronavirus? A gennaio potevo tornare in Serie A"

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L'attaccante, che gioca nello Shanghai Shenhua, ha parlato durante #CasaSkySport: "A gennaio, a causa del coronavirus, è stato bloccato il campionato cinese e ho provato a trovare una soluzione alternativa con la società per non restare fermo, andare all'Europeo era la mia priorità. Ora penso allo Shanghai, al mercato ci penserò in futuro. Coronavirus? In Cina si esce di nuovo, è una grande vittoria. In queste settimane mi sono impegnato per aiutare gli ospedali italiani. Roma è casa mia, mi manca come tutto il mio paese"

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Stephan El Shaarawy è in Cina ma il suo cuore, in questo momento difficile, è sempre in Italia. L'attaccante classe 1992, ora allo Shanghai Shenhua, sta vivendo da vicino le due realtà maggiormente colpite dal coronavirus. Un'emergenza che, nel mese di gennaio, avrebbe potuto spingerlo di nuovo in Serie A: "Con questa situazione ho cercato, insieme al club, di trovare una soluzione perché, arrivati a gennaio, avevano iniziato a posticipare campionati e coppe, non sapevamo quando si sarebbe ripreso – ha dichiarato lo stesso El Shaarawy a Casa Sky Sport - Non volevo restare fermo qualche mese con l'Europeo alle porte, in quel momento non si parlava ancora del rinvio e allora mi stavo muovendo per trovare un modo per non stare fermo. La Nazionale era la mia priorità, ero stato convocato in precedenza e non volevo perdere quest'occasione, quindi volevo giocare. Ora sono un giocatore dello Shanghai, penso a fare il bene di questa squadra e al mercato ci penserò in futuro".

"In Cina si esce, è una grande vittoria"

La Cina e il coronavirus: "La situazione qui sta migliorando, le strade si stanno riempiendo di nuovo e questa è una vittoria importante per tutto il paese che sta uscendo da questa tragica emergenza – prosegue - C'è stato un grande senso di responsabilità, il popolo ha rispettato le regole con grande collaborazione e questo è un messaggio d'insegnamento e di speranza per tutto il mondo. Adesso vedo che c'è tanto traffico, le persone hanno ricominciato a uscire e questo credo sia un grande segnale. Nel periodo più tragico qui hanno messo in lockdown la regione dell'Hubei tenendo in casa 80 milioni di persone. Lì la situazione era veramente drammatica, non si poteva proprio uscire. Mentre il fatto che ora si possa andare anche a ristorante credo sia una grande vittoria. Shanghai è una città internazionale, qui vivi tantissime realtà diverse. Ho conosciuto tantissimi italiani, ma è chiaro che la cultura è completamente differente dalla nostra".

"Mi sono impegnato per gli ospedali italiani"

Nonostante sia in Cina, El Shaarawy si è mosso per aiutare alcuni ospedali italiani in questa lotta al coronavirus: "Ho pensato di dover fare qualcosa per quelle che ritenevo le tre aree principali, l'emergenza sanitaria, la ricerca e la prevenzione. Ho iniziato con l'emergenza, appoggiando l'iniziativa dei ragazzi savonesi per l'ospedale San Paolo, dove io e mio fratello siamo nati, per migliorare la terapia intensiva. Una volta arrivati a 50mila euro, ho raddoppiato la cifra per avere più posti letto e abbiamo raggiunto quest'obiettivo. Per la ricerca, ho aiutato lo Spallanzani insieme a Nainggolan e Pellegrini. Abbiamo comprato dei macchinari utili arrivando a una somma utile per raggiungere quest'obiettivo. Con i miei compagni dello Shanghai, invece, abbiamo comprato milioni di mascherine nell'ambito della prevenzione".

"Roma è casa mia, mi manca l'Italia"

El Shaarawy ripercorre poi la sua carriera: "A Roma ho lasciato tantissimo, ho costruito non solo un percorso calcistico ma molto di più. Mi sono sentito come a casa, mi manca come tutta l'Italia. Quando vieni catapultato in un mondo completamente diverso è chiaro che ti mancano tante cose, ma ho avuto la fortuna di ritornare spesso anche grazie alla Nazionale per cui non ho mai perso il contatto con il mio paese e con la mia famiglia. Padova è stata una delle esperienze più belle della mia vita, ricordo soprattutto la doppietta a Varese ai playoff. Avevo 18 anni, ero appena diventato maggiorenne e con l'arrivo di Dal Canto e il passaggio al 4-3-3 abbiamo fatto benissimo. Quando ero al Milan, invece, ero arrivato in un momento in cui c'era il bisogno di cambiare. Ma sono milanista nel cuore, però ci sono state delle circostanze e delle situazioni per le quali era giusto andare via. I compagni di squadra più forti? Ibrahimovic al Milan, Francesco Totti alla Roma e Mbappé al Monaco, poi c'è Kaka che è il mio idolo. Il gol più bello? Il primo gol in Champions, quello contro lo Zenit con il Milan. Poi, con la Roma, dico quello al Frosinone di tacco, quello col Chelsea e quello contro la Sampdoria in pallonetto". Sugli allenatori, aggiunge: "Allegri, Spalletti e Di Francesco mi hanno gestito benissimo, è la cosa più importante per un calciatore. Allegri è stato davvero impeccabile, ero ancora agli inizi ma lui mi ha saputo dosare nel minutaggio il primo anno, per poi lanciarmi il secondo. La stessa cosa vale per Spalletti e Di Francesco, mi hanno dato fiducia nei momenti giusti".

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