La lezione di Pintus a Urbino: "Questa è la nuova direzione del calcio"
l'incontro
Gli aneddoti su Carvajal e su Modric, la spiegazione sulla direzione che può prendere il campionato italiano in queste ultime giornate: più di una lectio magistralis, quella che Antonio Pintus ha tenuto presso la Scuola di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Urbino. Il tema principale? Cosa sta cambiando nella preparazione fisica del calcio
“Per il finale di stagione della Serie A la condizione fisica sarà determinante”. Antonio Pintus parte dall’attualità, dal peso che avranno gambe, intensità e profondità delle rose nelle ultime settimane di campionato, e trasforma il convegno di Urbino in una lezione di calcio ad altissimo livello. Il preparatore atletico del Real Madrid, il ‘sergente’ delle merengues, è stato il grande protagonista di ‘Training in soccer: all in one day’, promosso dalla Scuola di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Urbino nell’ambito del Dipartimento di Scienze Biomolecolari. Accolto tra selfie, autografi e grande curiosità, Pintus ha tenuto incollati i partecipanti con una lectio dal titolo ‘Trasformazione della preparazione fisica nel calcio. È una evoluzione?’. Nessun discorso astratto, nessuna teoria distante dal campo: concretezza, esempi, esperienza vissuta ai massimi livelli.
Temi & messaggi
Il primo messaggio è netto: “Attenzione alle nuove generazioni: non allenate i dati. Dovete allenare un giocatore che è un essere umano, con la sua anima e con il suo spirito”. È da qui che parte il suo ragionamento, che richiama subito uno dei temi più delicati del calcio contemporaneo: l’equilibrio tra tecnologia e sensibilità umana. Sul tema dell’intensità, Pintus offre una lettura molto chiara anche del divario tra il calcio italiano e quello inglese o spagnolo: “Se siamo più lenti di inglesi e spagnoli è perché durante l’allenamento loro fanno sul serio. Al Real tutti vogliono vincere le partitine. Se Dani Carvajal perde, volano le bottiglie. Quando Nedved perdeva in allenamento, si metteva a fare dieci volte i 100 metri dalla rabbia”.
Il concetto è semplice e diretto: senza fame, senza tensione competitiva, il lavoro atletico resta incompleto. “Se volete che un giocatore corra di più o più veloce, fatelo correre”. E ancora: se in allenamento non si fa sul serio, tutto ciò che si costruisce in palestra non arriva davvero sul campo. Metodo, forza, prevenzione, carichi: tutto rischia di diventare sterile se non viene acceso dall’intensità vera.
L’altro volto del racconto è quello di Luka Modric, esempio perfetto di longevità ad altissimo livello. Pochi lo conoscono bene come Pintus, che ne osserva quotidianamente rendimento, dettagli fisici e soprattutto mentalità. Alla domanda su come faccia il croato a restare così competitivo a quasi quarant’anni, la risposta è una piccola lezione di scienza applicata al calcio: “Bisogna distinguere tra età cronologica ed età biologica. A mio avviso Luka ha ancora qualità fisiche davvero molto importanti. Ha un’età biologica eccellente e, soprattutto, conserva una voglia di vincere che è un fattore decisivo”.
Ed è qui che il discorso torna all’attualità della Serie A. Per Pintus, il finale di stagione si decide anche lì: nella condizione atletica di chi gioca di più, ma soprattutto nella preparazione di chi gioca meno e sarà chiamato a incidere nei momenti chiave. “È evidente che il calcio di oggi richiede un impegno enorme, soprattutto ad alto livello, dove si gioca ogni tre giorni. Per questo diventa fondamentale allenare bene anche quei giocatori che hanno meno minutaggio, perché saranno proprio loro, quando verranno chiamati in causa, a poter fare la differenza”.
Approfondimento
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Nel rush finale, quando aumentano fatica, pressione e temperature, una base fisica solida può spostare equilibri e risultati. “Soprattutto nella fase finale della stagione, avere una buona base fisica può risultare determinante. Sappiamo bene che la condizione atletica, a questo punto dell’anno, può incidere moltissimo, in particolare quando arrivano i primi caldi e si è costretti a giocare in condizioni che favoriscono la disidratazione. In questo senso, una solida preparazione atletica rappresenta sicuramente un vantaggio”.
Attorno all’intervento di Pintus, il convegno ha acceso anche il dialogo tra università e sport professionistico. Il rettore Giorgio Calcagnini ha sottolineato il valore dell’iniziativa: “Il calcio è lo sport più popolare in Italia perché unisce passione, emozione, preparazione fisica e attenzione medica. Questo convegno è importante perché mette insieme tutte le figure che ruotano attorno a questo mondo, dagli allenatori agli arbitri fino ai preparatori atletici, che oggi hanno un ruolo sempre più centrale nell’organizzazione e nella competitività di una squadra”.
Sulla stessa linea Piero Sestili, presidente della Scuola di Scienze Motorie: “Quella di oggi è una giornata molto importante perché il calcio esce dal campo e entra dentro l’università, nell’Ateneo, dove gli studenti di Scienze Motorie hanno l’opportunità di confrontarsi con le più recenti acquisizioni e con le riflessioni più aggiornate del panorama scientifico che ruota attorno a questo sport. È una giornata significativa anche per l’autorevolezza dei relatori. Si tratta di un appuntamento che vorremmo ripetere con cadenza annuale”.
Infine Fabrizio Perroni ha evidenziato il peso crescente di Urbino nel panorama delle scienze motorie: “Urbino ha dimostrato di avere un peso rilevante nel panorama delle scienze motorie e di essere un punto di riferimento autorevole anche per i professionisti del calcio. Aver ospitato Antonio Pintus del Real Madrid, mister Beretta del Settore tecnico di Coverciano, Giancarlo Camolese e tanti altri protagonisti del settore conferma la capacità di Urbino di attrarre competenze, esperienze e visioni di altissimo livello”.
