Trionfo Blues, Bayern in lacrime: le pagelle della Finale

Champions League
Didier Drogba dà il suo addio al Chelsea nel migliore dei modi: gol, rigore decisivo e Champions League

Il Chelsea è la prima squadra di Londra ad alzare al cielo la Champions League: un risultato storico conseguito con Roberto Di Matteo. Per i tedeschi, che perdono la seconda finale in tre anni, sfuma l'occasione di fare festa davanti al proprio pubblico

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I veri protagonisti della finale di Champions 2012, i volti e i momenti cruciali del match. Quelli che hanno condannato il Bayern e quelli che hanno mandato in paradiso il Chelsea.

Di Matteo -
Torna a casa con la coppa e una certezza: nessuno potrà più chiamarlo il supplente. Ha dimostrato di essere un allenatore vero, capace di trasformare un’armata allo sbando in una squadra non divertentissima, ma in grado di battere chiunque, anche il Bayern.

Cech -
Regalarsi emozioni tanto forti per il proprio compleanno deve essere un’esperienza unica. Cech ci riesce, parando un rigore a Robben, nella casa del Bayern. Come solo un grande portiere avrebbe potuto fare. Quel che accade alla fine appartiene alla sua leggenda personale

Drogba - Vista attraverso la lente italiana, la sua prestazione alimenta molti rimpianti. Quando sarebbe stato possibile portarlo nella serie A, qualcuno disse che era già finito. Ha smentito tutti, giocando anche da terzino e firmando un trionfo storico. Ora la Cina è vicina.
VIDEO: IL GOL DELL'1-1 - IL RIGORE DECISIVO

Lampard - La Champions per lui era un miraggio, a 34 anni quasi una chimera. E’ stato tra quanti hanno costruito il Chelsea europeo, attraverso i grandi allenatori che Abramovich ha assoldato per realizzare la grande impresa. Finalmente è arrivato alla meta con Di Matteo, il meno prevedibile.

David Luiz - Lo guardi, pensi a Thiago Silva e intravvedi l’idea di una grande coppia da assortire per un grandissimo club. Ha preso il meglio dalla lezione italiana impartita da Di Matteo al Chelsea. Di fronte aveva un super attacco, sintesi di classe e potenza: lui non ha mai tremato.

Heynckes - Panucci, rileggendo gli allenatori della sua vita, lo ha definito il Capello tedesco. In panchina è meno partecipe dello spettacolo, ma le istruzioni le aveva date tutte prima, lavorando sul campo più che all’I-pad. Prova a snidare il Chelsea, ma il Bayern finisce nella rete.

Robben - Sbagliare un rigore in una finale di Champions è impresa davvero indimenticabile. Deve essergli crollato addosso lo stadio quando Cech para il suo tiro libero. Fino a quel momento era stato sufficientemente intraprendente in un reparto apparso un po’ troppo affollato.

Ribery - E’ l’altra chiave che Heynckes adopera per entrare nel bunker. Ha il cambio di passo e soprattutto la rabbia eternamente dipinta sul volto. Dà sempre l’impressione che possa creare qualcosa, suggestiona anche Drogba nell’azione del rigore, l’ultima della sua partita.

Muller - Alla favola del ragazzino arrivato dalle giovanili per vincere la Champions nel salotto di casa manca il lieto fine dopo il gol segnato quando tutti ormai disperavano. Tutti meno lui, spuntato dietro Cole per colpire. Poi la storia si fa più complicato, e lui rimane impotente a guardare.

Contento - Un po’ di gloria anche per questo ragazzo di origini napoletane concepito in Germania sull’onda dell’emozione per la coppa Uefa vinta grazie a Maradona. Ai suoi genitori avrebbe voluto regalare un’altra coppa anche più preziosa, è andata malissimo ma non per colpa sua.