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04 ottobre 2018

Barcellona, Messi torna re a Wembley: tutto il mondo lo celebra dopo la notte di Champions. Ma contro l’Inter…

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Due gol anche contro il Tottenham, cinque in due partite nella sua prima Champions da capitano del Barça. La rincorsa su CR7 e il tabù Inter. Numeri da fenomeno per Leo, celebrato dalla stampa mondiale (compresa quella di Madrid)

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L’arco è sempre lo stesso, Leo… anche. Wembley tempio del calcio inglese che diventa tempio personale di Messi. Era già successo nel 2011 nella finale vinta contro il Manchester United, quella della sua seconda Champions che avrebbe poi portato al terzo Pallone d’Oro. Al tempo con Guardiola e oggi con Valverde, e con i soli Piqué e Busquets come superstiti. Perché negli anni il Barça sta imparando a perdere l’unica battaglia impossibile da combattere: quella contro l’anagrafe. Via prima Puyol, storico capitano, poi Xavi e ora anche Iniesta. Passato e presente si fondono allora nel nome del nuovo capitano: Messi, che sempre in quel Wembley fa risorgere il, mai come quest’anno, suo Barcellona dopo tre partite di Liga senza vittoria (l’ultima, con Leo in panchina per 55 minuti). Uno e poi due, quasi fotocopia sempre sull’assist orizzontale di Alba e sul velo di Suarez. In mezzo due pali (in tre minuti), anche loro fotocopia, con la classica giocata da lama nel burro: discesa verticale, colpo da biliardo rasoterra e legno pieno. Sono così cinque i centri in Champions per lui, in due partite. Tripletta al Psv e doppietta (che poteva anche essere poker) agli Spurs. 5 centri e 4 assist nelle prime di Liga. La Supercopa già in bacheca. Più 5 sull’eterno rivale (ora a distanza) Ronaldo, ancora a secco complice espulsione di Valencia e a cui recupera lo stesso numero di reti anche nella classifica all time: 121 a 105 per il portoghese. Non solo, il Tottenham è la squadra numero 31 a cui segna, elenco delle vittime dal quale manca… proprio l’Inter. Prossima avversaria di Champions dei catalani nel doppio confronto. Tre match contro quei nerazzurri (al tempo di Mou) che nel 2010 gli strapparono la finale, zero centri. Andata il 24 ottobre al Camp Nou, ritorno a San Siro a inizio novembre. Lì si decide il girone e anche se Messi potrà davvero tornare re d’Europa dopo i tre anni di dominio targati Real e CR7. 

WembLeo

In Spagna e dalle parti di Barcellona non hanno dubbi: “Guarda il video della maestosa partita di Messi”. “Wembley continua ad essere talismano e Messi il re”. “Il maestro Messi riceve gli elogi di tutta la stampa internazionale”: solo alcuni dei titoli online di Mundo Deportivo e Sport. “Il Maestro” - titola sempre il Guardian in Inghilterra. “Messi stermina gli Spurs” - per il Times. "Il bacio della morte di Messi: Leo incanta e ispira quattro gol da fenomeno" - sul Daily Mail. “Messi, proprietario e signore di Wembley” - anche sulle pagine del quotidiano “nemico” di Madrid Marca, che infatti dedica la sua copertina all’Atletico e a Griezmann. Prima pagina tutta per lui invece in quei giornali di Barcellona nell’edizione cartacea. “Wembleo” - scrive Mundo Deportivo. “The King” - è il titolone di Sport. E lui? “Non vogliamo fare a meno di nessun titolo - dice dopo la partita - sogniamo e vogliamo la Coppa, ma dobbiamo anche essere bravi in ​​Liga per fare bene anche in Europa, lotteremo per tutto, ma la Champions è la ciliegina sulla torta per tutti”.

Dicono di lui

Omaggi dalla stampa e anche dal campo, perché la celebrazione per Leo non si limita ai giornali di tutto il mondo (compresi quelli dei rivali di Madrid). Jordi Alba a Leo ha servito due assist, tre con quello per Coutinho sulla prima rete. Prova straordinaria anche per lui che sul suo capitano non ha alcun dubbio: “Leo in Champions si sente a casa, gioca a un altro livello e ci rende tutti più bravi. È il migliore? Credo che dirlo sia una bugia: lui è semplicemente unico. A volta un giocatore può avere una ottima stagione come Modric, ma tutti sappiamo che Messi è diverso”. Diverso? Sì, anche per Coutinho, che contro il Tottenham ha aperto le marcature: “È il migliore di sempre, fa sempre cose nuove sul campo. È come se avesse in mano un telecomando, valutasse la situazione e dicesse ‘ok, metterò il pallone proprio lì’. E poi ci riesce sempre”. 

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