Champions League, Buffon e la maledizione dei rigori: ancora 11 metri amari

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Clamoroso epilogo al Parco dei Principi, teatro dell'impresa dei Red Devils qualificati ai quarti di Champions. Non è bastato il 2-0 strappato all'andata dai parigini di Buffon, portiere protagonista in negativo sul 2° gol di Lukaku e piegato da Rashford su rigore a tempo scaduto. Penalty oltre il 90' incassato in una competizione per lui maledetta come al Bernabeu quasi un anno fa e nella finalissima di Manchester del 2003, vinta dal Milan dal dischetto

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"Ancora peggio", titola l’Equipe all’indomani della disfatta contro il Manchester United qualificato ai quarti di Champions. Dallo 0-2 incassato a Old Trafford al clamoroso 3-1 strappato al Parco dei Principi è un epilogo che sa di impresa, d’altronde sulla panchina dei Red Devils siede Solskjaer che di rimonte nella competizione se ne intende eccome. E il quotidiano sportivo francese non risparmia il PSG a partire da Gianluigi Buffon, portiere 41enne protagonista in negativo: voto in pagella '2', sonora bocciatura che bilancia il '10' assegnato a Tadic dell’Ajax ventiquattr’ore prima. Pesa ovviamente l’errore alla mezz’ora sulla botta di Rashford, che ha propiziato il provvisorio 2-1 di Lukaku poi ritoccato in pieno recupero: rigore assegnato col Var ed ennesimo ribaltone rimediato dai parigini in Europa. Rievocato l’incubo del Camp Nou nel 2017 quando, dopo aver vinto 4-0 all’andata col Barcellona, i francesi crollarono 6-1 e uscirono di scena nel manifesto fedele delle loro notti europee: mai oltre i quarti di finale dal 2013, quattro eliminazioni di fila da quello scoglio alle tre consecutive agli ottavi dopo la festa targata United. Sicuramente il modo peggiore per accogliere l'imminente rinnovo contrattuale di Gigi a Parigi: un anno più opzione per il 2° quando il portierone avrà 43 anni, riconoscimento dalla beffarda tempistica per chi, come il PSG, vive una maledizione chiamata Champions League.

Buffon e il tabù Champions: maledetti rigori dopo il 90'

Trasferitosi sotto la Torre Eiffel dopo 17 anni di Juventus, avventura nella quale ha conquistato la bellezza di 18 trofei, Gigi ha incassato l’ennesima delusione nella competizione europea sfumata nuovamente a qualificazione in tasca. Non si tratta, purtroppo, di una novità per lui dai troppi sogni infranti in Champions: parliamo dell’unico trofeo che manca alla sua bacheca, lui che da protagonista ha festeggiato pure un Mondiale tinto d’azzurro nel 2006. Se da giovanissimo col Parma si era fermato ai preliminari della rassegna, sono 13 le sue partecipazioni totali con la maglia della Juventus: fuori nella seconda fase a gironi del 2002 e due volte al primo turno (2010 e 2014), tripla delusione agli ottavi (2004, 2009, 2016) fino al poker di eliminazioni ai quarti di finale (2005, 2006, 2013, 2018). E, soprattutto, i rimpianti riportano alle tre finali perse nel 2003 a Manchester contro il Milan, nel 2015 a Berlino con il Barcellona fino al 2017 a Cardiff per mano del Real Madrid dell’ex Zidane. Una maledizione in piena regola per il recordman di gettoni (176) con la maglia della Nazionale italiana, uomo dei record in bianconero tra presenze e record d’imbattibilità (974 minuti) in Serie A. Ad avvalorare la tesi di una chimera c’è il fattore rigori oltre il 90', quello che sul più bello ha spezzato la sua rincorsa all’obiettivo in tre drammatiche occasioni: detto del penalty trasformato da Rashford al 93' per il definitivo 3-1 dello United con la mano del Var, meno di un anno fa ai quarti fu Cristiano Ronaldo a batterlo al 98'. Indimenticabile per lui il tiro dal dischetto concesso dall’arbitro inglese Oliver, "insensibile" come apostrofato nel post partita da Gigi dopo  essere stato espulso per proteste (e squalificato per tre turni). Da Madrid a Parigi il passo è breve, ancora più doloroso se la memoria riporta al 2003: Juventus e Milan si giocano la Champions ai rigori a Old Trafford, epilogo risolto dal tiro decisivo di Shevchenko. C’è davvero poco da dire: questa Champions non s’ha da fare per Buffon.

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