Tuchel, Nagelsmann e Flick: tre allenatori tedeschi in semifinale, è record in Champions

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Per la prima volta nella storia della Champions League tre allenatori della stessa nazionalità hanno guidato le rispettive squadre in semifinale: Tuchel (Psg), Nagelsmann (Lipsia) e Flick (Bayern Monaco) fanno la storia della competizione e del calcio tedesco. In Europa League era già accaduto con tre portoghesi nel 2010-2011

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Nel 2019 fu una finale tutta inglese tra Liverpool e Tottenham. Vinsero i Reds, ma esultò anche un pizzico di Germania. Perché a guidare Salah e compagni c’era Jurgen Klopp, l’allenatore di punta del calcio tedesco. Un anno dopo la Germania è ancora protagonista della Champions League, in campo e in panchina. Thomas Tuchel, Julian Nagelsmann e Hans-Dieter Flick. Tre allenatori tedeschi in semifinale: non era mai successo nella storia della Coppa più importante a livello continentale. L’unico precedente nell’Europa League 2010-2011 in salsa portoghese: vinse il Porto di Villas Boas sul Braga di Domingos Paciencia. E nelle magnifiche quattro c’era anche il Benfica di Jorge Jesus.

Tuchel è "emigrato" in Francia per provare a portare la coppa dalle grandi orecchie nella bacheca di Nasser Al-Khelaifi. E con il suo PSG ha appena dato un grosso dispiacere all’Atalanta di Gasperini. Nagelsmann è appena diventato il più giovane allenatore semifinalista (33 anni) nella competizione, vincendo la partita a scacchi con il Cholo sulla panchina del Lipsia dei miracoli. E infine c’è Flick, che è subentrato a Kovac a stagione in corso trasformando il Bayern in una corrazzata in grado di prendere a schiaffi il Barcellona di Leo Messi. Tre allenatori, tre filosofie diverse: ecco le loro storie.

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Gamba ingessata e stampelle. L’immagine di Tuchel sofferente in panchina durante il match con l’Atalanta è l'emblema della sua carriera. Infortunato da giocatore e infortunato anche da allenatore. La sua vita da calciatore dura solo sei anni: nel 1998, a soli 25 anni, si ritira per cronici problemi alle cartilagini del ginocchio. Inizia ad allenare nelle giovanili dello Stoccarda. La svolta nel 2009 con il Mainz, guidato al nono posto in Bundesliga da neopromosso e poi fino alla qualificazione in Europa League nel 2010. È lui a prendere il posto di Klopp al Borussia Dortmund nel 2015: nei due anni con i gialloneri vince una Coppa di Germania ma non riesce a spezzare il monopolio del Bayern. Nel 2018 arriva la chiamata del PSG. In Francia ha vinto tutto, ora il suo futuro dipende dalla Champions. L’anno scorso uscì agli ottavi subendo una rimonta clamorosa dal Manchester United di Romelu Lukaku. Quest’anno, nella Final 8 di Lisbona, la rimonta l’ha inflitta all’Atalanta. Un uno-due micidiale nel recupero per ribaltare la rete iniziale di Pasalic. Tuchel ha saputo creare una squadra intorno ai suoi fenomeni, Neymar e Mbappé. E in semifinale parte da favorito contro il Lipsia di Nagelsmann.

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Anche Nagelsmann, come Tuchel, è stato frenato dagli infortuni in gioventù. Una carriera nelle giovanili dell’Augusta e poi del Monaco 1860, interrotta per guai a un ginocchio. E così a 33 anni, un’età in cui di solito si gioca ancora, eccolo in panchina in una semifinale di Champions. Contro Tuchel, il suo primo "maestro", colui che per primo ha visto in lui la stoffa dell'allenatore e lo ha voluto come collaboratore. Nel 2016 l’Hoffenheim gli affida il ruolo di primo allenatore e la sua nuova vita ha inizio. Conduce la formazione del Baden Wurttemberg fino alla qualificazione in Champions League. Exploit che convince la Red Bull a sceglierlo per il progetto Lipsia, condotto (almeno per ora) fino alla semifinale della Final 8 di Lisbona. Risultato impreziosito dal record di allenatore più giovane a entrare tra i top 4. E dopo aver eliminato il Tottenham di Mourinho, lui che veniva chiamato "mini-Mourinho", e l’Atletico di Simeone. Nagelsmann ha creato un’alchimia perfetta con i suoi giocatori, tanto da sopperire all’assenza dell’attaccante più importante, Timo Werner, volato al Chelsea in anticipo. E con l’entusiasmo di chi non ha nulla da perdere è pronto a sfidare Tuchel. L'allievo che proverà a superare il maestro.

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Cinque anni da giocatore al Bayern Monaco (1985-1990) e quattro campionati vinti per Flick, che ha avuto una buona carriera da centrocampista. Adesso vuole fare la storia da allenatore dei bavaresi. E pensare che dopo i cinque anni in panchina all’Hoffenheim tra il 2000 e il 2005 sembrava finito nel dimenticatoio. Dal 2006 al 2014 è stato assistente di Loew nella nazionale tedesca. C’era a Belo Horizonte, in quell’incredibile 7-1 della Mannschaft nella semifinale mondiale contro i padroni di casa del Brasile. Una goleada molto simile per numeri e proporzioni a quella rifilata dal suo Bayern Monaco al Barcellona. Aveva iniziato il 2020 come assistente di Niko Kovac. Poi l’esonero del croato e la nomina ad interim. Da allora ha rigenerato Thomas Muller, che sembrava in calo, si è inventato Alphonso Davies terzino sinistro e ha trasformato i campioni di Germania in un’armata pressoché invincibile. Dopo aver vinto tutto in casa, ora vuole riportare la Champions a Monaco di Baviera. Una rivincita personale, per un ex secondo tornato a prendersi il ruolo di prim’attore.

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