Milan-Porto: le chiavi tattiche del match di Champions

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Daniele Manusia

Dopo la brutta prestazione dell'andata, alla squadra di Pioli serve una vittoria per tenere accese le speranze di qualificazione alla fase a eliminazione diretta

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La sconfitta per 1-0 contro il Porto di due settimane fa, che ha compromesso in modo forse definitivo la qualificazione agli ottavi di Champions League, è stata la peggior partita del Milan in questa prima parte di stagione. Fra i diversi problemi avuti dai rossoneri, il più grande è stato probabilmente la facilità con cui perdevano la palla in costruzione, come ammesso a fine partita da Stefano Pioli: «Ci è mancata un po’ di lucidità e la gestione della palla, c’erano le possibilità per farlo, si potevano perdere meno palloni, non siamo stati precisi e a questi livelli si paga. (...) La cosa brutta per noi è stata una cattiva gestione della palla, abbiamo dato il pallino a loro, erano veloci e stavano bene sul campo».

 

Il Milan non aveva solo fatto fatica a iniziare l’azione da dietro in modo ragionato, ma anche dopo il recupero della palla non era mai riuscito ad attaccare in transizione con pericolosità, a fare cioè la cosa che gli riesce meglio. Le prime giocate in uscita dalla difesa dopo il recupero erano state quasi sempre imprecise, un problema con due importanti effetti negativi. Il primo era offensivo: se la palla arrivava con fatica nella metà campo avversaria, ovviamente la pericolosità del Milan era molto limitata. Il secondo era invece difensivo: recuperando la palla presto e con il Milan disordinato, al Porto venivano concesse diverse situazioni pericolose in ripartenza. È vero che il gol decisivo era arrivato in circostanze fortuite, dopo un probabile fallo di Taremi su Bennacer, ma è altrettanto vero che il Porto aveva creato molto, e con un po’ di precisione in più avrebbe potuto segnare più di un gol.

 

Certo, al Milan mancavano tre pedine fondamentali, Kessié, Theo Hernández e Brahim Díaz (stavolta invece dovrebbero esserci tutti e tre), e forse Pioli si aspettava di trovare un Porto più prudente, meno aggressivo, con le linee più basse. Però i rossoneri si sono ormai abituati a fare di necessità virtù, a ricavare il massimo dalla rosa nonostante le assenze, e non era nemmeno la prima volta che si trovavano di fronte una squadra che li pressava con aggressività. Nella prima partita del girone di Champions, il Liverpool li aveva schiacciati nella propria metà campo per lunghi tratti, e in modo diverso anche in campionato ci sono state squadre che hanno reso poco fluida la costruzione dei rossoneri: ad esempio Atalanta, Verona e Torino, tutte accomunate dal fatto di pressare con un forte orientamento sull’uomo. A differenza di quanto successo con il Porto, in ogni altra occasione il Milan era però riuscito a superare le difficoltà, a ritagliarsi dei momenti in cui esprimere il proprio potenziale offensivo, sfruttando gli ampi spazi alle spalle delle difese avversarie.

 

Qui sotto ad esempio il Milan aveva recuperato la palla dopo un calcio d’angolo del Porto e aveva provato a contrattaccare avanzando sulla destra, ma il pressing dei portoghesi aveva isolato Saelemaekers (Calabria e Bennacer sono davanti al belga, Tonali è lontano) e lo aveva costretto a tornare indietro verso la linea di fondo.

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In difficoltà sul da farsi, Saelemaekers aveva perso la palla nel tentativo di passarla a Kjaer, regalando quindi un contrattacco molto pericoloso al Porto vicino al vertice sinistro dell’area. Taremi aveva scambiato con Otávio e si era trovato in area con il solo Kjaer tra sé e la porta, un ostacolo sufficiente a fargli allargare il tiro con il destro verso il secondo palo, finito fuori di un paio di metri.

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Poco prima di subire il gol decisivo, il Milan ancora una volta non era riuscito a portare il pallone fuori dalla metà campo, dopo un lancio sbagliato di Otávio intercettato da Calabria sulla destra qualche metro oltre l’area di rigore. La squadra di Pioli si era trovata a costruire con calma da dietro, potendo contare anche su Zlatan Ibrahimovic, entrato nel frattempo al posto di Giroud e coinvolto per due volte nella trequarti difensiva destra. Nemmeno lui era però riuscito a far avanzare il pallone e alla fine il Milan era tornato al punto di partenza: con la palla sulla destra vicino alla propria area, stavolta nei piedi di Kjaer, libero di giocarla perché Taremi si era abbassato a schermare Tonali mentre Evanilson chiudeva la linea di passaggio verso Romagnoli.

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Kjaer aveva cercato allora il cambio di gioco verso Kalulu ma aveva dosato male il lancio, che era finito fuori. Da quella rimessa laterale il Porto aveva costruito l’azione che aveva portato al gol decisivo, condensando alcuni dei temi tattici più rilevanti della sua partita. Innanzitutto la costruzione sulla destra, il lato dove riusciva a sviluppare meglio la manovra con le connessioni tra Otávio e il terzino, João Mário, che si spingeva costantemente in avanti a dare ampiezza. Poi la riconquista della seconda palla, con Taremi su Bennacer, dopo il tiro svirgolato da Sérgio Oliveira, che aveva fatto schizzare il pallone in alto e all’indietro oltre il limite dell’area. E infine la finalizzazione da sinistra con Luis Díaz, il giocatore più pericoloso e temuto. Il colombiano non si accentrava spesso quanto l’altro esterno, Otávio, e rimaneva più isolato a sinistra contro Calabria, ma negli attacchi più manovrati, specie con la palla sulla destra, stringeva la posizione per avvicinarsi alla porta, come si è visto in occasione del gol segnato.

 

È vero che le condizioni rispetto alla gara di andata sono cambiate. Il Porto ha agganciato l’Atlético Madrid al secondo posto e staccato il Milan di quattro punti, e forse questo può spingerlo a essere un po’ più prudente, a giocare in modo più calcolato. Anche il quel caso, se cioè i portoghesi difenderanno più bassi e con meno aggressività, il Milan avrà comunque bisogno di alzare il livello rispetto a due settimane fa, di essere più preciso e veloce con la palla. Stavolta ci saranno Kessié, Theo Hernández e Brahim Díaz, ma tutta la squadra è chiamata a una partita diversa, più brillante sul piano offensivo, rispetto alla sconfitta rimediata in Portogallo. Il Milan non può più fare calcoli: per tenere vive le speranze di passare agli ottavi di Champions League serve a tutti i costi una vittoria.