Abidal e le rivelazioni sul cancro ai tempi del Barcellona: "Mi vedevano come un cadavere. Messi..."

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L'ex calciatore francese ha ripercorso i momenti della malattia raccontando alcuni aneddoti che finora aveva tenuto per sé. "Mandai un video per motivare i miei compagni, dicendo loro che stavo bene. Ma ottenni l'effetto contrario: Messi si impressionò a tal punto da dirmi di non mandare più messaggi simili"

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Dici 'Eric Abidal' e l'immagine che viene in mente è quella del difensore francese, con la fascia da capitano del Barcellona al braccio, che alza la Champions League 2011 sotto il cielo di Wembley. Fu un momento emozionante, commovente: in quel momento Abidal non stava alzando semplicemente il trofeo più ambito, stava gridando al mondo che ce l'aveva fatta. Che aveva sconfitto un avversario ben più temibile: il cancro al fegato diagnosticatogli soltanto qualche mese prima. Dopo quella notte Abidal tornerà sotto i ferri per sottoporsi ad un trapianto, ma tornerà a giocare anche dopo questa seconda operazione: ha vinto tutto sul campo, ma è uscito vincitore anche dalla malattia. Sono passati ormai quasi sei anni da quei momenti, ma Abidal ha deciso di ripercorrerne alcuni ai microfoni di Canal+. Intervistato dal suo ex collega (nonché francese come lui) Olivier Dacourt, Abidal ha raccontato qualche retroscena legato a quel periodo. Uno in particolare coinvolge anche Leo Messi: "Ci sono alcuni miei compagni che mi hanno visto molto magro. Mandai un video ai giocatori prima di una partita per dar loro coraggio. Dicevo loro: 'Ragazzi, non preoccupatevi, sono con voi'. Ma sapete cosa mi disse Messi? Non inviarci più cose del genere, ci fai male. Per me non era così, io mi vedevo bene e dicevo loro 'coraggio, ragazzi', ma loro mi dissero che mi vedevano come un cadavere e che questo li aveva distrutti".

La visita di Henry e "quel dolore come un vulcano"

Abidal ha anche ricordato la visita di Thierry Henry, che allora giocava nei New York Red Bulls: "Mi venne a trovare da New York. Quando lo vidi in fondo al corridoio cominciai a piangere perché non volevo che mi vedesse in quello stato. Però mi fece un gran piacere il fatto che fosse venuto a visitarmi". Il momento più difficile, conclude Abidal, è stato quello dopo la prima operazione: "Quel dolore resterà impresso per sempre. Era insopportabile e quando dico insopportabile voglio dire che era come un vulcano. Come un coltello. Quando il dottore venne a dirmi che dovevo operarmi ancora, mi rasserenai. E' stata una sofferenza che non auguro a nessuno".

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