Mondiali 2018, da Trezeguet a Muto: tutti i cognomi più curiosi in Russia

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Luca Cassia

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Pochi giorni al fischio d'inizio dei Mondiali in Russia, rassegna votata a campioni e rivelazioni da non trascurare sul mercato. Immancabili le meteore dalla Serie A così come i giocatori dai cognomi improbabili: si va dalle intuizioni egiziane agli ostici iraniani, tutti imperdibili come i giapponesi Usami e Muto

MONDIALI 2018, TUTTE LE ROSE UFFICIALI

MONDIALI 2018, TUTTE LE METEORE DALLA SERIE A

Scorre il countdown verso i Mondiali in Russia, fase finale alla quale sono ammesse 32 Nazionali e 736 convocati pronti a scendere in campo. Immancabili i campioni affiancati da papabili rivelazioni, terreno fertile per i talent-scout in ottica mercato. A caccia della ribalta anche le meteore della Serie A, ennesimo rimpianto per gli Azzurri estromessi dalla rassegna più importante. Proviamo a sdrammatizzare il fallimento italiano passando in rassegna i giocatori dai cognomi più improbabili del torneo, curiosità imperdibili dall’Egitto all’Iran attraverso storie tutte da scoprire. Ironia a parte, loro ci saranno in questo Mondiale.

SHIKABALA (EGITTO)

Magari non avranno la qualità della Seleçao, tuttavia i Faraoni se la giocano con il Brasile in materia di inventiva e fantasia. Prendete il centrocampista classe 1986, solo due parentesi in carriera in Europa tra il PAOK e lo Sporting Lisbona, eppure una celebrità in patria dove non risponde al nome originario di Mahmoud Abdel Razek Fadlallah. Per tutti è infatti Shikabala, pseudonimo peraltro accostato al Napoli in passato tra comunicati misteriosi e bufale mediorientali. Le ipotesi sul fortunato soprannome sono molteplici: si va dalla traduzione greca di "Mago con la palla" (risalente ai tempi di Salonicco) all’addizione di chic e ball, nient’altro che il tentativo di esaltarne le capacità tecniche. Intanto noi siamo già a bocca aperta.

KAHRABA (EGITTO)

Nessun dubbio invece sul significato dell’epiteto adottato dall’attaccante 24enne nell’orbita dello Zamalek proprio come Shikabala. La traduzione è infatti "elettricità", biglietto da visita di tutto rispetto per colui che è in grado di spaccare le partite a beneficio della propria squadra. Ecco quindi che Mahmoud Abdel-Moneim è utile solo all’anagrafe sulle rive del Nilo a differenza di Kahraba, spauracchio per difese e avversari. Peccato che le discrete parentesi in Svizzera al Lucerna e al Grasshoppers non abbiano trovato seguito, fortune alterne nemmeno paragonabili ai fasti tra Egitto e Arabia Saudita. Chissà che Héctor Cúper non voglia dare un’ulteriore scossa all’attacco dei Faraoni al fianco di Momo Salah.

TREZEGUET (EGITTO)

Non ci allontaniamo dalle Piramidi sebbene il nome rievochi Re David, centravanti francese da oltre 300 gol in carriera. Nient'altro che un modello per Mahmoud Hassan, ala classe 1994, così ribattezzato in virtù di una fantasiosa somiglianza fisionomica. Se l’attaccante di Juventus e Francia aveva come habitat l’area di rigore, l’omonimo egiziano è un esterno destro reduce dalla migliore stagione di sempre: 16 reti e 8 assist con il Kasimpasa, squadra turca che l’ha ricevuto in prestito dall’Anderlecht. È destinato a tornare in Belgio al termine del Mondiale, tuttavia i rumors di mercato parlano dell’interesse di Corvino e della Fiorentina: 8 anni più tardi Trezeguet potrebbe tornare d’attualità in Italia, ma attenzione al carattere spigoloso.

JONATHAN URRETAVISCAYA (URUGUAY)

Potremmo indugiare anche sul compagno De Arrascaeta, ribattezzato "Arrascaneta" al Cruzeiro per la sua abilità nell’umiliare gli avversari a furia di tunnel (detto caneta in Brasile). Da un gioiello della Celeste dal cognome esotico al proibitivo Urretaviscaya, origini basche e un passaggio anonimo in Europa tra Portogallo e Spagna. Nemmeno il saldo in Nazionale è dei più esaltanti (4 gettoni senza reti), tuttavia l’esterno 28enne si è guadagnato la fiducia di Tabarez dall’avvento in Messico: Pachuca prima, Monterrey da gennaio con il denominatore comune alla voce assist. A livello di club se l’è cavata più volte utilizzando 'Jonathan' sulla maglia, tuttavia in Nazionale non c’è scampo per chi dovrà confezionare la sua divisa.

KEPA ARRIZABALAGA (SPAGNA)

Da un basco di seconda generazione ad un 23enne della Biscaglia, portiere promettente che non risparmia un cognome ostico in piena tradizione Euskadi. Di proprietà dell’Athletic Bilbao e più agevolmente noto come Kepa, figura come un obiettivo di mercato in Spagna e all’estero grazie ad un profilo da predestinato. Suo compagno nella Roja e conterraneo è Azpilicueta, originario di Pamplona e dalla pronuncia ormai accessibile, entrambi agli ordini del Ct Lopetegui ovvero un altro basco doc. Il difensore del Real Madrid, Nacho, risponde al diminutivo del proprio nome Ignacio, formula analoga ma più curiosa nei confronti di Jorge Resurrección Merodio. Non vi dice nulla? Parliamo di Koke, centrocampista dell’Atletico Madrid.

REZA GHOOCHANNEJHAD (IRAN)

L’inizio dei Mondiali coincide con la partecipazione di squadre e giocatori che popolano gli incubi dei telecronisti, vedi il Team Melli allenato da Carlos Queiroz. Iniziate ad abituarvi a Morteza Pouraliganji, difensore 26enne ormai stabilmente nel giro della Nazionale a seguito dell’edizione in Brasile. Era invece presente in Sudamerica l’impronunciabile attaccante classe 1987, 42 gare e 17 reti con la maglia dell’Iran. Sarà il trasferimento con la famiglia in Olanda in tenera età, certo è che la sua sensibilità verso giornalisti e appassionati è encomiabile: per tutti è diventato Gucci (soprannome ricevuto da bambino) mentre sulla casacca figura il suo nome di battesimo. Ci state facendo un pensierino? Dal 1 luglio sarà svincolato.

FRANCO ARMANI (ARGENTINA)

Da Gucci ad Armani il passo è breve, tuttavia non parliamo di alta moda bensì di protagonisti prossimi al Mondiale. E nel caso del portiere originario di Santa Fe, 31 anni, la partecipazione in Russia rischiava di aprire una contesa tra Argentina e Colombia: merito della lunghissima militanza nell’Atlético Nacional e dell’eventuale naturalizzazione di Franco, mai preso in precedenza in considerazione dall’Albiceleste. Idolo assoluto a Medellín, dove ha conquistato 13 titoli e spezzato il cuore di 40mila tifosi prima del suo trasferimento al River Plate. I riflettori ritrovati in patria e l’infortunio di Romero gli hanno permesso di scalare le gerarchie tra i pali del concittadino Sampaoli nonostante non abbia mai esordito: se la gioca con Caballero e Guzmán, 9 presenze in tre. Certo è che la camiseta griffata Armani non può avere eguali.

ALIREZA JAHANBAKHSH (IRAN)

Tre vocali e una sfilza di consonanti per l’attaccante iraniano, degno partner gergale di Ghoochannejhad. Classe 1993, capocannoniere dell’ultima Eredivisie con 21 gol (e 12 assist), Jahanbakhsh è un esterno svezzato in Olanda proprio come il connazionale Reza: a vent’anni venne prelevato dal NEC, poi il trasferimento all’AZ Alkmaar ne ha amplificato il nome e le qualità. Si tratta infatti del primo calciatore asiatico a laurearsi bomber in uno dei più importanti campionati europei, exploit decisamente lontano dai numeri in Nazionale (37 gare e 4 reti). Non mancano gli estimatori tantomeno alle nostre latitudini, tuttavia il vero esercizio è trascriverne i dati anagrafici senza ricorrere al copia-incolla. Intanto possiamo tenerlo d’occhio ai Mondiali in Russia.

BONO (MAROCCO)

Complice la militanza in Spagna il numero 12 marocchino, Mohamedi, si presenta a chiunque come Munir ovvero il primo nome di battesimo. Lui come il titolare Yassine Bounou che, viceversa, è noto ai più come Bono seguendo le orme del frontman degli U2. Lasciamo al pubblico femminile qualsivoglia apprezzamento, eventualmente da ricondurre alle origini esotiche tra Canada e Marocco. Nato a Montreal ma cresciuto a Casablanca, Yassine ha sposato la bandiera del re Mohammed VI sebbene dall’età di 21 anni militi nella Liga: positivi i bienni nella squadra B dell’Atletico Madrid e nel Real Saragozza, poi il trasferimento al Girona dove ha conquistato la promozione e sfiorato l’accesso all’Europa League. Una parabola in ascesa con la convocazione mondiale e l’interesse del Siviglia sul mercato.

MASSIMO LUONGO (AUSTRALIA)

Nato a Sydney da padre di Ascoli Satriano (provincia di Foggia) e madre indonesiana, il centrocampista classe 1992 può essere considerato un portacolori nostrano ai Mondiali. In realtà mamma Ira è figlia dell’allora sultano dell’isola di Sumbawa, papà Mario alimenta invece la discendenza italiana nel Paese oceanico come tanti paisà a partire dal secondo dopoguerra. Già convocato in Brasile senza mai scendere in campo, Luongo si è rifatto nel 2015 consegnando la Coppa d’Asia ai Socceroos con un gol in finale contro la Corea del Sud. Da allora si è trasferito nel Queens Park Rangers per una cifra di tutto rispetto (4 milioni di euro): quest’anno ha eguagliato il suo primato realizzativo (6 reti), lui che tre anni fa faceva parte dei 59 giocatori candidati al Pallone d’Oro vinto da Messi. Ora a 25 anni cerca la consacrazione assoluta.

FREDERIK SCHRAM (ISLANDA)

Nulla di strano, dite? Provate ad avventurarvi tra i 23 convocati dell’Islanda votati al patronimico del padre più 'son', praticamente una cantilena per la Nazionale all’esordio mondiale. Nel caso del secondo portiere il merito va ricondotto alle origini danesi sebbene la madre sia islandese, unica anomalia tra i cognomi della selezione scandinava. Gigantesco tra i pali (198 cm per 90 chili), 23 anni e una carriera finora spesa esclusivamente in Danimarca in Serie B (Roskilde). Ciò nonostante si è già ritagliato 3 gettoni nell’Islanda alle spalle del titolare Halldorsson, uno che ha arrotondato lo stipendio da calciatore destreggiandosi come regista di videoclip (pubblicità, musica e film d’azione). Quale sceneggiatura avrà in mente in Russia?

UWA ELDERSON ECHIÉJILÉ (NIGERIA)

Ecco servito un altro scioglilingua direttamente dalla Nigeria, circostanza che più volte ha spinto club e compagni a bollarlo come Elderson dal suono brasiliano. In realtà il terzino 30enne è nato a Benin City, ha vinto una Coppa d’Africa nel 2013 e da un decennio milita in Europa: Rennes, Braga e Monaco che da tempo lo dirotta in prestito dalla Spagna alla Turchia fino al Belgio (Cercle Bruges). Echiéjilé, pardon Elderson, aveva perso il Mondiale in Brasile a causa di un infortunio muscolare ma stavolta non mancherà in Russia. Decisamente più semplice pronunciare il compagno Ahmed Musa così come il crotonese Simy, a patto che stiate alla larga dalla voce effettiva sulla carta d’identità (Simeon Tochukwu Nwankwo).

YELTSIN TEJEDA (COSTA RICA)

Yeltsin torna a casa, parola dei Tejeda. Nessun dubbio all’anagrafe per i genitori del centrocampista del Losanna: si chiamerà come Boris Eltsin, primo presidente della Federazione russa scomparso nel 2007, idolatrato pure in Costa Rica dalle parti di Limón. In realtà ce lo ricordiamo bene in Brasile, mediano titolare dei Ticos dallo scalpo Azzurro all’eliminazione ai quarti ai rigori per mano dell’Olanda. Da allora la sua carriera ha imboccato la via dell’Europa in Francia all’Evian e in Svizzera al Losanna dove figura tuttora. La dinastia dei Tejeda contempla altri due fratelli non presenti al Mondiale ma dall’anagrafe significativa: meno fantasioso Dylan impegnato in patria, enigmatica la provenienza di Yoshimar ovvero lo stesso nome del laterale peruviano Yotún.

TAISON (BRASILE)

La responsabilità è tutta della madre, la signora Rosangela, dieci figli dei quali uno così ribattezzato in onore del leggendario Iron Mike. Ecco quindi che il 30enne Barcellos Freda originario di Pelotas, estremo sud del Brasile, si è preso la ribalta in patria e in Europa rievocando il pugile americano a lungo sul trono dei pesi massimi. Le differenze sono evidenti (172 cm per 68 chili), certo è che i colpi sono da knockout tanto da convincere il Ct Tite ad inserirlo nella rosa della Seleçao. Va quindi premiata la rotta che dall’Internacional di Porto Alegre l’ha condotto in Ucraina al Metalist e allo Shakhtar Donetsk dove milita dal 2013. Sulla fascia fa male eccome, se ne è accorta pure la Sampdoria che da mesi lo pedina per regalarlo alla Serie A.

TAKASHI USAMI (GIAPPONE)

Chiaro l’appello ad Akira Nishino, Ct dei Blue Samurai da aprile e che nell’unica gara ufficiale disputata finora (ko 2-0 contro il Ghana) l’ha schierato titolare. Invito ricevuto quindi da parte del jolly giapponese, 26 anni e 22 presenze in Nazionale con 3 reti all’attivo. A suo modo Usami ha già scritto la storia in patria diventando l’esordiente e goleador più precoce di sempre nel Gamba Osaka, squadra che lo dirottò in Bundesliga addirittura al Bayern Monaco e all’Hoffenheim. Il presente lo vede ancora in Germania sotto contratto con l’Augsburg, protagonista in prestito al Fortuna Düsseldorf promosso nella massima serie a distanza di 5 anni. Inevitabile la convocazione in Russia ma non chiedetegli di scaldare la panchina.

YOSHINORI MUTO (GIAPPONE)

Se il compagno e coetaneo Usami risulta convincente con il Ct, l’attaccante classe 1992 ha forse perso il diritto di parola? Massima solidarietà per il ragazzo di Tokyo, anch’egli impegnato in Bundesliga tra le fila del Mainz dal 2015: 8 gol e 4 assist nell’ultima stagione, decisamente la migliore dal suo arrivo in Germania contribuendo alla salvezza dei biancorossi. Se siete alla ricerca di una pedina silente ma affidabile, tutt’altro che attaccabrighe con i compagni e l’allenatore, Muto fa proprio al caso vostro. Segnaliamo anche il numero 12 del Giappone, il portiere Higashiguchi, ennesimo scioglilingua alle porte del Mondiale: pochi dubbi sulla titolarità di Kawashima, nemmeno Zaccheroni lo schierò forse ostacolato dalla pronuncia.

JAKUB BLASZCZYKOWSKI (POLONIA)

A proposito di cognomi impegnativi, la Nazionale di Nawalka pretende un allenamento quotidiano onde evitare strafalcioni durante i Mondiali. In ordine crescente di difficoltà indichiamo Szczesny, Teodorczyk e l’incubo Jedrzejczyk, terzino 30enne del Legia Varsavia. Abbiamo invece imparato a masticare il nome di Blaszczykowski complice il breve passaggio alla Fiorentina, lui che da bandiera dal Borussia Dortmund ha fatto ritorno in Germania al Wolfsburg. Per tutti è diventato "Kuba", diminutivo del nome Jakub, tuttavia sulla maglia lo spazio da una manica all’altra rappresenta l’unica soluzione all’inconveniente. Intanto è destinato ad entrare nella storia della Polonia: 19 i gol segnati in 97 presenze, solo 5 in meno del recordman assoluto Zewklakow.

GLI NDIAYE DEL SENEGAL

Soprassediamo sullo svizzero Embolo, attaccante nato in Camerun, sangue africano come il "clan" senegalese degli Ndiaye. La curiosità sta proprio nella folta delegazione in Nazionale, più massiccia rispetto agli arabi Hawsawi o alle varie omonimie sparse nelle stesse selezioni (Jorgensen e Kalinic, Sigurdsson e Gudmundsson, Sakai, Corona e Torres accanto agli altri ispanici Sánchez, Cuadrado e Rodríguez). All’appello rispondono infatti il centrocampista Alfred e il portiere Khadim, affiancati dal mediano Badou Ndiaye (senza l’apostrofo) e il "cugino" Cheikh N’Doye. Ovviamente nessun legame di parentela tra i quattro, piuttosto l’altissima rappresentanza del cognome in Senegal. Perché non immaginarla come una famiglia allargata in viaggio verso la Russia?

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