Mondiali 2018 Russia, Rose si confessa: "Ho sofferto di depressione"

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Il terzino del Tottenham confessa il periodo difficile che ha passato e che è cominciato con l'infortunio al ginocchio subito nel gennaio del 2017. A quello si sono poi aggiunti una serie di problemi familiari, ma ora è guarito: "Mi sento l'uomo più fortunato, non vedo l'ora di andare in Russia"

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Danny Rose sarà uno dei protagonisti dell’Inghilterra al prossimo Mondiale. Una scelta inaspettata quella di convocarlo da parte del Ct Southgate, visti i soli 1309 minuti accumulati in stagione. Eppure, dietro la chiamata di Rose c’è molto di più. C’è una storia di depressione, un racconto che il terzino del Tottenham finora ha sempre tenuto per sé, non confidandolo neanche alle persone più strette. “Sono stato in terapia per alcuni mesi, ma ora non prendo più farmaci e non vedo l’ora di andare in Russia – afferma il difensore -. Sono fortunato che l'Inghilterra mi abbia dato l'opportunità di andare via e rinfrescare la mente. Sarò sempre grato a loro”. Il calciatore classe 1990 ha affrontato infatti questo periodo di riabilitazione lontano dal suo club al National Football Center del St George’s Park, vicino Burton, ma il suo calvario è iniziato a gennaio 2017 quando, raggiunto il picco più alto della sua carriera, ha subito la rottura del legamento collaterale mediale del ginocchio. “Tutto è cominciato da lì – prosegue Rose -, quando mi è stato consigliato di non sottopormi a un'operazione. Non so quante compresse ho preso per provare a mettermi in forma per il Tottenham. Facevo iniezioni di cortisone per tentare di rimettermi in sesto, ma passati quattro mesi è diventato tutto più difficile perché mi mancava quel periodo in cui la squadra otteneva grandi risultati e io giocavo bene. Così ho iniziato a deprimermi. Mi arrabbiavo molto e con facilità. Non volevo andare a giocare, non volevo fare riabilitazione, non volevo uscire con miei amici. Tornavo a casa e volevo solo andare a letto”.

"Mio zio si è impiccato, mia madre è stata vittima di razzismo e hanno quasi sparato a mio fratello"

A questo si sono poi aggiunti una serie di traumi familiari: “Durante il mio periodo di riabilitazione mio zio si è impiccato e questo ha contribuito alla mia situazione. È stato davvero difficile, ma uno psicologo mi ha aiutato a superarlo. Dietro le quinte del mio club sono state dette e fatte cose di cui non entrerò nei dettagli perché non voglio essere multato di nuovo. Ma fuori dal campo ci sono stati altri incidenti: mia madre è stata vittima di razzismo a Doncaster, poi è venuto qualcuno a casa mia e ha quasi sparato a mio fratello in faccia. Per questo l’Inghilterra è stata la mia salvezza, non ringrazierò mai abbastanza il direttore e il personale medico. Penso di essere il giocatore più fortunato in questa squadra. Non per le abilità, ma per il numero di minuti che ho accumulato sul campo e per l'anno che ho trascorso. Pensavo che il sogno di partecipare alla Coppa del Mondo mi sarebbe stato portato via. Fortunatamente ho un bel rapporto con il fisioterapista, Steve Kemp, e ogni tanto gli scrivevo e gli chiedevo se secondo lui sarei stato convocato. Lo tormentavo, ma lui mi diceva di concentrarmi sul mio recupero e io ero preoccupato. Dopo la pausa internazionale di marzo, quando abbiamo affrontato lo Stoke, ho giocato bene e abbiamo avuto un calendario fitto in cui i terzini sarebbero stati ruotati e quindi avrei avuto la possibilità di giocare un po’ di più. Poi però sono rimasto fermo 3-4 settimane per un problema al polpaccio e mi sono fatto prendere dal panico. Per fortuna alla fine ho stretto i denti e sono riuscito a giocare le ultime tre partite. Penso che questo mi abbia aiutato”. Rose ha vinto il ballottaggio con Bertrand per rientrare nei 23 convocati da Southgate ed è proprio al giocatore del Southampton che il terzino rivolge il suo ultimo pensiero: “Se fossi stato nei suoi panni, mi sarei arrabbiato tantissimo. Quindi so di essere stato molto fortunato e ho intenzione di fare tutto il possibile per ripagare il manager”.

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