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Tredici giocano in C, l'incubo del 1958 e Will Grigg: tutto sull'Irlanda del Nord

la scheda

Marco Salami

Introduzione

Hanno chiuso al terzo posto il loro girone di qualificazioni alle spalle di Germania e Slovacchia e sono stati ripescati per lo spareggio di oggi contro l'Italia via Nations League. Dei ventotto giocatori convocati dal Ct O'Neill (stacanovista, allena sia la nazionale che il Blackburn) solo quattro giocano in una prima divisione, quindici giocano in B e ben otto militano addirittura nella C inglese. Se si escludono i match giocati contro Lussemburgo e San Marino, non vincono in trasferta in partite ufficiali dal 2021, ma sono anche il nostro primo incubo Mondiale (una maledetta partita del 1958 tra fango e nebbia). La leggenda di casa è il mito George Best e hanno regalato al mondo il coro "is on fire"

ITALIA-IRLANDA DEL NORD, L’AVVICINAMENTO LIVE

Quello che devi sapere

Sono un nostro doppio incubo, ma…

Missione Mondiali, ci siamo. È finalmente arrivato marzo e il momento del tanto atteso playoff. Primo atto: Irlanda del Nord, in palio un biglietto per il Galles o per la Bosnia con (speranza) un premio Mondiale alla fine del viaggio. Ma, intanto, ci sono loro: i nordirlandesi, formazione obiettivamente modesta ma che nasconde qualche insidia e che — cosa non da poco per un popolo di scaramantici come noi italiani — ci è già costata due volte il Mondiale. Ecco quindi un buon motivo per interrompere la serie negativa e batterli.

 

L'ultimo precedente in assoluto risale all'ultima partita del girone di qualificazione al Mondiale del 2022, la terza Coppa del mondo 'bucata' dagli azzurri, nonché la più recente. Ripasso storico: a 90 minuti dalla fine di quel girone di qualificazione ci giochiamo il primo posto (a distanza) con la Svizzera. Ai punti siamo pari, ma abbiamo due preziosi gol di vantaggio di differenza reti. In sostanza: l'obiettivo è battere l'Irlanda del Nord mantenendo una miglior differenza reti della Svizzera (impegnata in contemporanea contro la Bulgaria). Risultato: la Svizzera dilaga con un nettissimo 4-0, mentre noi restiamo impantanati sul pari a Belfast e finiamo ai playoff. Lì usciremo per mano della Macedonia.

 

L'altro incubo è ancora più lontano, e risale alla prima mancata qualificazione di sempre dell'Italia a un Mondiale. Una partita giocata tre volte, tra fango, nebbia e delusione. Correva l'anno 1958…

La nebbia di Belfast e la partita giocata tre volte

Altro breve recap storico: tolto il primissimo Mondiale di sempre del 1930 (a invito, a cui l'Italia non partecipò) solo tre volte non ci siamo qualificati, vale a dire nel 2022, nel 2018 e proprio in quel lontano 1958, quando fummo estromessi per mano — guarda un po' — dell'Irlanda del Nord. La Nazionale azzurra era guidata da Alfredo Foni ed era piena di talenti, soprattutto gli oriundi: da Ghiggia a Schiaffino, da Montuori a Da Costa, e proprio da quel flop partì la storica polemica che mise in discussione i calciatori stranieri nel nostro campionato.

 

Il format a 27 squadre delle qualificazioni di quel tempo prevedeva nove gironi da tre squadre ciascuno, con pass Mondiale riservato solo alla prima della classe. L'Italia se la deve vedere con Portogallo e Irlanda del Nord, battuta all'andata a Roma 1-0. Coi portoghesi, invece, ne vinciamo una e perdiamo l'altra, quindi arriviamo allo scontro diretto dell'ultima giornata coi nordirlandesi con due risultati su tre a disposizione. In sintesi: ci basta il pari.

 

La partita di Belfast è in programma il 4 dicembre e, quel giorno, le squadre sono regolarmente allo stadio, ma c'è un piccolo dettaglio fuori posto: manca l'arbitro. L'ungherese Zsolt era infatti rimasto bloccato in aeroporto da una fittissima nebbia; cosa fare, dunque? L'Irlanda del Nord propose un arbitro nordirlandese, ma la Federazione italiana rifiutò, trasformando - di fatto - quel match in una semplice amichevole (si fa per dire, visto che finì con una maxi rissa). Risultato per dovere di cronaca: 2-2. Un punteggio che ci avrebbe qualificato…

 

La vera partita si gioca pochi giorni dopo, il 15 di gennaio, con l'arbitro Zsolt (sempre lui) questa volta giunto in anticipo di un paio di giorni a Belfast onde evitare altri spiacevoli contrattempi. Il campo è sempre infangato, pesantissimo. Andiamo sotto 2-0, accorciamo le distanze, restiamo in dieci uomini e non arriviamo al pari. È così che prende forma il primo fallimento Mondiale della storia dell'Italia. 

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Come l'Irlanda del Nord si è guadagnata il playoff

Ma torniamo al presente: l'Italia sfiderà una nazionale ancora in corsa in ottica Mondiali grazie al meccanismo di ripescaggi della Nations League. Il loro girone di qualificazione era quello A, con Germania, Slovacchia e Lussemburgo. Posizione finale: terzi. 

 

In sintesi: i nordirlandesi perdono entrambe le volte coi tedeschi e battono entrambe le volte il Lussemburgo; nel mentre hanno il merito di fermare la Slovacchia (una vittoria e un ko nelle due partite), servendo così un assist alla Germania nella loro corsa verso il primato. Sono stati ripescati grazie alla vittoria del proprio gruppo nella Lega C dell'ultima Nations League, dove avevano sfidato nazionali di basso livello come Bulgaria, Bielorussia e Lussemburgo (tutte finite in fondo ai rispettivi gironi di qualificazione, per intenderci). Non solo: se si escludono i match giocati negli ultimi anni contro Lussemburgo e San Marino, non vincono in trasferta in partite ufficiali addirittura dal 2021. E la semifinale secca, lo sappiamo, è in Italia.

Tredici convocati giocano in Serie C

Quando parliamo di una nazionale obiettivamente modesta (ma non per questo da sottovalutare!) ci riferiamo anche alle forze effettivamente messe in campo. Partiamo dalla geografia dei convocati, per esempio. Bene, dei ventotto scelti dal Ct O'Neill, solo quattro giocano in una prima divisione — tre lo fanno in Premier League con Sunderland e Palace; quindici giocano in B e ben otto militano addirittura nella C inglese. Tra di loro c'è anche un giovanissimo del Liverpool 'riserve' (Kieran Morrison) attualmente impegnato nel campionato di Premier League 2. 

 

Altro dettaglio non marginale: il loro giocatore migliore, Conor Bradley del Liverpool, è ko per la rottura del crociato. Valutato 30 milioni sul mercato: ai reds fa il terzino (di fatto ha riempito la casella lasciata libera da Alexander-Arnold), ma con l'Irlanda del Nord spesso gioca sotto punta, quasi da fantasista. 

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Pelé good, Maradona better, George Best

Capitolo record. Il miglior risultato di sempre a un Mondiale dell'Irlanda del Nord restano i quarti di finale raggiunti proprio nel 1958. Quella volta i panni dell'eroe li vestì Peter McParland, scomparso qualche mese fa. Leggenda del calcio nazionale, autore di cinque gol in quel torneo: in carriera giocò anche per i "Toronto Roma", una ex squadra canadese giallorossa che prendeva ispirazione dalla vera Roma.

 

Ma se parliamo di idoli, ovviamente, il nome è uno su tutti, George Best, il quinto Beatles. Eroe immortale, uno dei migliori calciatori della storia del calcio, leggenda Man United e Pallone d'Oro 1968, non a caso l'anno delle rivoluzioni. Curiosamente, con lui in campo l'Irlanda del Nord non riuscì mai a conquistare una qualificazione alla Coppa del Mondo: i tre pass targati 1958, 1982 e 1986 arrivarono poco prima e subito dopo la sua epopea. 

Ci hanno regalato il coro "is on fire"

Sì, 'quel' coro. Quello mutuato per tanti giocatori e non solo, il più noto dei tempi recenti dedicato dai tifosi milanisti a Pioli. Ecco, il leggendario coro "on fire" è stato reso famoso dai nordirlandesi e dall'altrimenti semi-sconosciuto Will Grigg.

 

Buon attaccante, niente di più. Classe 1991: ai tempi giocava al Wigan (loro gli inventori del coro) in League One, la terza serie inglese, un po' come molti dei convocati di oggi di Michael O'Neill (che era Ct pure al tempo). Will Grigg era sorprendentemente diventato una mezza celebrità durante l'Europeo del 2016 proprio per quel coro che impazzava tra i suoi tifosi nordirlandesi nei pub di Parigi (e, di riflesso, anche sui social). Tanto per farvi capire quanto c'era di folklore e poco di sport in tutto ciò: a Euro 2016 Will Grigg non giocò neanche un minuto…

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Il Ct allena due squadre contemporaneamente

In panchina c'è Michael O'Neill, e forse lo ricorderete allenare nelle proverbiali fredde e piovose notti di Stoke (dal 2019 al 2022), ma per un decennio era già stato Ct della nazionale nordirlandese, proprio con Euro 2016 come stella polare del suo cammino. Al tempo l'Irlanda del Nord (non) guidata dai gol di Grigg riuscì a staccare un incredibile pass per gli ottavi di finale, pur registrando una sola vittoria e due ko nel girone.

 

Curiosità bonus: O'Neill è uno dei rari (ma non rarissimi) casi della storia del calcio di allenatore dal doppio incarico, visto che è comandante in capo di due squadre contemporaneamente: siede sulla panchina dell'Irlanda del Nord dal luglio del 2022 ma — dallo scorso 13 febbraio — gli è stata affidata anche la guida del Blackburn, squadra della la B inglese in lotta per la salvezza. 

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