Del Piero e la vittoria dell'Italia ai Mondiali 2006: "Felici di aver scritto la storia"

mondiali 2006

A vent'anni dalla notte di Berlino che vide l'Italia laurearsi campione del mondo, Alessandro Del Piero racconta le emozioni di quel trionfo e fa un'analisi anche del momento attuale e futuro della nazionale: "Felici di aver scritto la storia, 

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9 luglio 2006, l'Italia sul tetto del mondo. Vent'anni dopo a raccontare a Sky Sport quel trionfo è uno dei protagonisti di quella Nazionale, Alessandro Del Piero.
 

Inevitabile un groppo in gola (dopo le immagini del 2006)...
"Ci sarà sempre. In queste partite dei Mondiali ripercorri un po’ tutto il tuo passato e riuscire ad avere un successo del genere è assolutamente meraviglioso. Per la cavalcata che abbiamo fatto, per come l’abbiamo fatta. Quel gol (contro la Germania ndr) per me ha un sapore speciale, Caressa lo ha commentato in maniera epica, quel ‘chiudete le valigie, andiamo a Berlino’ rimarrà nella storia. È stato un Mondiale di tutti, per chi l’ha vissuto, sognato e soprattutto voluto. C’è sempre tanta emozione nel rivedere queste immagini”


Che giornata è stata oggi?
“Oggi che non gioco più è molto più facile gioire per i trofei del passato, è un qualcosa di unico perché ha coinvolto la nazione intera e ha un sapore davvero speciale. È una giornata di celebrazioni, da quelle personali a quelle nella nostra chat Mondiali che manteniamo viva, di interviste, però credo sempre nel bilanciamento. Come deve essere bilanciata l’analisi sulla Nazionale di oggi e del futuro: un bilanciamento che parte dalla storia, che siamo felici di aver scritto in questo modo epico, ma affronta anche il momento attuale. Vedendo questi Mondiali si capisce che tante nazionali hanno fatto grandissimi passi avanti. Non è così scontato oggi qualificarsi a un Mondiale, noi ne abbiamo pagato le spese per tre edizioni e questo ovviamente necessita cambiamenti o aggiustamenti. Gli addetti ai lavori dovranno avere questa capacità. Un bilanciamento tra passato e presente per disegnare un migliore futuro. Per noi che abbiamo smesso è più facile focalizzarci sul passato, ma abbiamo anche un senso di dovere verso i nostri ex compagni che fanno gli allenatori, per chi come me parla di calcio in tv e per gli altri. Ognuno di noi ha una piccola percentuale per poter far sì che la crescita continui e migliori, soprattutto per rivivere l’esperienza del Mondiale che è stupenda, un momento sempre magico”


Venti anni fa la situazione non era facile per il gruppo Italia: si partiva da sfavoriti, ma soprattutto non era facile per chi apparteneva al gruppo Juventus, perché era l’anno di Calciopoli. Tu eri lì senza sapere cosa sarebbe successo...
“Quello che stava accadendo al mondo Juventus era inspiegabile, anche per noi che eravamo all’interno da tesserati. All’interno del gruppo nazionale si stava vivendo benissimo, eravamo tutti concentrati e non volevamo che notizie esterne potessero ledere la serenità, anche perché quello che succedeva alla Juve interessava anche le altre squadre di Serie A, Sono stati momenti di grandissima tensione, tutto quel Mondiale lo è stato, per noi della Juve anche disarmante in alcuni momenti per ciò che era successo. È ovvio che vai al Mondiale non sapendo cosa accadrà nel tuo futuro, ma siamo stati bravi a isolarci da tutto quello. E ci ha aiutato il fatto della nostra consapevolezza, di aver fatto tutto quello che potevamo fare nel modo più giusto possibile in campo. Dal punto di vista calcistico abbiamo sempre ribadito con forza il nostro valore, quando vai con quello spirito hai una sicurezza interiore diversa e se la sposi all’importanza del momento, viene fuori che non puoi non essere concentrato. L’importanza di quel momento va oltre qualsiasi cosa. Uno dei segreti di quella Nazionale è essere stati tutti focalizzati sullo stesso obiettivo, indipendentemente da quello che succedeva intorno”

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Da che cosa ripartiresti tu oggi?
“Non è semplice come risposta da dare. Non essendo nel mondo della nazionale da 12 anni, la mia visione è parziale. Serve esperienza, talento, qualità. E questo deve avvenire nel gruppo giocatori, staff, dirigenziale, in tutte le persone coinvolte. Gli sport di squadra hanno necessità che tutti gli aspetti funzionino, avere un’idea chiara, che non ci sia dispersione e che ci sia talento e testa. La testa è fondamentale. Noi e i gruppi che non hanno ottenuto la qualificazione hanno sprecato una miriade di energie con la testa, il nostro è uno sport particolare, in Italia si fa allo stremo e questo non devono essere scusanti per i giocatori, ma se sei distratto da cose esterne ti porta via tante energie. La testa fa tanto, l’ambizione e le motivazioni fanno tantissimo. Speriamo di avere la testa giusta e non è facile raggiungerla perché bisogna mettere insieme tante persone. Noi abbiamo vinto nel 2006, ma anche nel 1998 e nel 2002 avevamo una squadra forte: in queste competizioni ci sono 6-7 pretendenti al titolo e tra loro chi arriva più in forma, più pronta, poi serve anche quel pizzico di fortuna... Noi siamo a un livello più basso, dobbiamo tornare a qualificarsi costantemente"


Un pensiero su Lippi?
“Potrei raccontarvi un’infinità di storie visto che lo ha avuto anche 7 anni alla Juve. Una persona che ha avuto una grande leadership, che ha sputo dosare bene le forze di tutti, quello è un Mondiale dove sono stati tutti protagonisti e questa è una cosa fondamentale: molti dalla panchina sono stati più protagonisti di chi ha giocato, basti pensare a Grosso che è diventato uno dei protagonisti assoluti, o Materazzi o me stesso. La capacità di unire tutti questi puntini è stata anche sua e del suo staff, che ci ha permesso di esprimerci nel migliore dei modi, di essere noi stessi e di essere al tempo stesso responsabili e con l’idea della grande occasione che ci stavamo giocando. È stato un percorso sfociato nel periodo del Mondiale, ma si è costruito nel corso dei due anni precedenti, dove ci sono stati passaggi importanti che ci hanno permesso di arrivare al top”.

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