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08 novembre 2017

Svezia-Italia, ma quale Ibra? I peggiori svedesi passati in Serie A

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Svezia (Getty)

Dahlin ed Hedman, Andersson e Mehmeti, svedesi tutt'altro che memorabili in Serie A (Foto Getty)

Pochi giorni separano gli Azzurri dallo spareggio per i Mondiali, obiettivo conteso alla Svezia. Paese che dagli anni '50 ha regalato talenti alla Serie A oltre ad esportare delusioni senza appelli: abbiamo selezionato il loro peggio riservato al campionato italiano. Ve li ricordate tutti?

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Scordatevi il Gre-No-Li di rossonera memoria, anni ’50 che regalarono al calcio italiano anche Hamrin e Jeppson. Accantonate pure i vari Stromberg, Brolin e Kenneth Andersson fino a Sua Maestà Zlatan Ibrahimovic, indubbiamente lo svedese più iconico di scena nella Penisola in era recente. Insomma, escludiamo il meglio che la Svezia ha offerto al calcio italiano, d’altronde il doppio atto nello spareggio mondiale non prevede regali dagli scandinavi opposti agli Azzurri sulla strada di Russia 2018. Perché non anticipare il playoff ripercorrendo tutti i flop che il calciomercato ha esportato alle nostre latitudini? Bidoni, meteore o scommesse tradite, lasciamo a voi l’etichetta. Indubbiamente la spedizione svedese in Serie A, quantificata sulla settantina di calciatori dal dopoguerra, ha riservato pietre miliari tra i più improbabili vichinghi a caccia della ribalta. Vi sfidiamo a ricordarli tutti.

HANS HOLMQVIST

Se nel 1984 insieme a Stromberg giunse a Bergamo lo sfortunato Lars Larsson, meteora atalantina purtroppo scomparso nel 2015, quattro anni più tardi fu la volta dell’attaccante tascabile chiamato al Cesena per sostituire Rizzitelli. Bigon puntò su di lui senza fortuna: 20 partite e un solo gol seppure decisivo contro i campioni d’Italia del Milan. I romagnoli si salveranno e lui tornerà in patria, suo habitat ideale, ritirandosi a 33 anni.

MARCUS ALLBÄCK

Salutato il calcio nel 2013 e ormai ex assistente della Nazionale, l’allora attaccante svedese vanta a curriculum numeri discreti sia a livello di club sia con la selezione scandinava (74 presenze e 30 gol). Tuttavia a 24 anni la sua parentesi italiana si rivelò fallimentare: 16 presenze senza gioie per i pugliesi di Fascetti, convinto di aver pescato un nuovo colpo alla Kenneth Andersson. Mai integrato e scalzato dal tandem Ventola-Masinga, farà mesto ritorno a casa. Nomen omen, leggete il suo cognome in inglese: "all"e "back", "indietro tutta".

MARTIN DAHLIN

Fatali furono i 4 gol segnati a USA 1994, Mondiale che archiviò uno storico bronzo per la Svezia. Ecco quindi che l’attaccante di padre venezuelano e limpida somiglianza con OJ Simpson, sedotto e abbandonato dalla Juventus, guadagnerà la vetrina italiana grazie all’interesse della Roma. Peccato che l’attacco giallorosso annoverava Balbo e Fonseca, Totti e Delvecchio, concorrenza terribile per il centravanti scandinavo nemmeno considerato da Carlos Bianchi: 3 presenze, 0 gol e ritorno al ‘Gladbach a gennaio. Non andrà meglio tra Blackburn ed Amburgo, tuttavia si è riscoperto un brillante procuratore sportivo.

JOAKIM PERSSON

Poca gloria anche per l’ex difensore classe 1975, un passaggio in Italia nella stagione 1996/97 tra le fila dell’Atalanta: 13 le partite concesse da Mondonico a Bergamo dove piuttosto impazza uno scatenato Filippo Inzaghi. Ceduto dal Malmö, riacquistato dal Göteborg dove ribadisce il suo vizio del gol non senza amnesie: nel 1988 verrà addirittura votato come il calciatore più sopravvalutato in Svezia. Si rifarà in Bundesliga all’Hansa Rostock prima di dedicarsi alla carriera da allenatore: è solo un caso che si sia appena ritrovato senza panchina?

JESPER BLOMQVIST

Il 1996 segna l’avvento italiano anche per l’esterno mancino svedese, irresistibile al Göteborg tanto da convincere il Milan a sborsare 4.5 miliardi di lire. Ribattezzato il "Pinguino Biondo", Blomqvist non delude ma nemmeno entusiasma: 19 gare e un gol al Bologna, bottino che spinge i rossoneri a concederlo al Parma. In Emilia i numeri lievitano (28 partite e una rete) prima del clamoroso passaggio al Manchester United, club dove irrobustisce la bacheca con 6 titoli. Il suo tormento diventano i problemi al ginocchio, prima causa dell’addio all’agonismo. Eppure nemmeno la carriera da allenatore l’ha convinto.

ANDREAS ANDERSSON

Blomqvist ma non solo sull’asse Göteborg-Milan, d’altronde la squadra svedese aveva impressionato i rossoneri in Champions League. E così, fresco del titolo di capocannoniere in patria con 19 gol, il biondo centravanti dal taglio alla Backstreet Boys sbarca in Italia per 3 miliardi di lire. Apprezzato dal pubblico femminile, indubbiamente meno sul campo: segna all’Empoli grazie alla complicità di Pagotto ma si tratta dell’unico guizzo in 13 partite. Saluterà a gennaio, fallirà pure al Newcastle prima di riparare tra i suoi confini. A soli 31 anni il ritiro, poi un timido tentativo in panchina prima di prestarsi come opinionista nell’hockey. E se avesse preso un abbaglio a inizio carriera?

MARCUS LANTZ

Si riscatterà con la maglia dell’Hansa Rostock insieme al già citato Persson, evidentemente nemmeno nel suo caso l’Italia rappresentò la svolta. Ex centrocampista dell’Helsingborg, desiderio del Torino che lo preleva nel 1999, Lantz racimola solo 3 gettoni con Mondonico nella maledetta stagione granata culminata con la retrocessione. Come detto si rifarà in Germania per 6 anni prima di chiudere in patria. Andò addirittura peggio a Johan Arneng, ambizioso attaccante (poi convertito in mediano) transitato nella Primavera dell’Empoli: nel suo caso l’etichetta di meteora è ancora più congeniale.

MAGNUS HEDMAN

Ancora oggi l’immaginario sportivo lo associa all’ex compagna Magdalena Graaf, splendida connazionale dalla quale si è separato nel 2008. D’altro canto il portiere svedese, 58 presenze in Nazionale, racimolò 3 partite (incassando 5 reti) nel disperato campionato dell’Ancona targato 2004. Archiviati i due mesi nelle Marche e il disinteresse del Celtic, addirittura annunciò il ritiro a 32 anni salvo riciclarsi come ultima scelta nel Chelsea di Mourinho senza disputare nemmeno un incontro, sia chiaro. Dal 2007 i guantoni restano solo un ricordo così come la bella Magdalena.

CHRISTIAN WILHELMSSON

In realtà il suo bilancio alla Roma (19 gare un gol) nel 2007 non è da buttare, tuttavia le similitudini con Hedman si sprecano: merito della partner Oksana Andersson, modella e ballerina che conquistò la Capitale più del marito. E così pure il duttile centrocampista svedese, già adocchiato da Spalletti ai tempi dell’Udinese, ebbe vita breve in giallorosso tornando al Nantes. La giostra di trasferimenti finirà per condurlo nel dorato esilio mediorientale prima di svernare a Los Angeles e in patria per la disperazione di Ibrahimovic, suo compagno di scherzi in Nazionale (80 presenze e 9 reti, mica male).

LINUS HALLENIUS

Fisicamente strutturato, capello lungo e dai buoni mezzi tecnici: colui che seguiva le orme di Zlatan Ibrahimovic si è presto smarrito, lui che nel 2010 guadagnò la chiamata dal Genoa. Vi arrivò da capocannoniere dell’Hammarby (18 reti) nella B svedese siglando pure una perla alla Van Basten contro l’URSS, tuttavia il suo bottino rossoblù recita un solo gettone e due prestiti tra Lugano e Padova. Oggi 28enne si è da tempo rifugiato in patria, palcoscenico ideale per un ragazzo davvero lontano dalle magie di Ibracadabra.

JOEL EKSTRAND

Difensore di belle speranze al suo arrivo in Italia nel 2011, d’altronde il presente lo vede svincolato a 28 anni dopo la retrocessione in League One con il Rotherham. Che è successo allo svedese acquistato dall’Udinese ormai 7 anni fa dall’Helsingborg? Fallito il battesimo in Serie A con 20 presenze in una stagione e mezza, Ekstrand ripara al Granada dei Pozzo e guadagna spazio fino alla rottura del legamento crociato. Non tornerà più a buoni livelli: scartato dal Bristol e bocciato in Championship, oggi è disoccupato.

SEBASTIAN ERIKSSON

Destini paralleli per i coetanei Ekstrand ed Eriksson, entrambi vittime della rottura del legamento crociato che ne ha frenato obiettivi e carriera. E pensare che il centrocampista svedese, prodotto del Göteborg e dall’interessante curriculum, alimentò l’interesse del Cagliari che lo prelevò in prestito esercitando poi il riscatto (1.5 milioni di euro). In due stagioni e mezza colleziona 31 gare in Sardegna, rendimento che non scongiura il ritorno al club d’origine dove ha ereditato i gradi di capitano. L’obiettivo è ritrovare posto in Nazionale.

MATHIAS RANÉGIE

Immancabile il pennellone d’area di rigore, vedi il centravanti d’origine guadalupense importato dall’Udinese nel 2012 dal Malmö per 2 milioni di euro, cifra lievitata dopo il titolo di capocannoniere. Ribattezzato Renegade giocando con il cognome, soprannome che si presta al fisico da corazziere (197 cm per 91 kg), Ranegie accumula 30 partite in bianconero lasciando il segno solo contro il Milan. Qui inizia la girandola che lo porta dalla società satellite del Watford alla Cina fino al ritorno in Svezia, dove oggi a 33 anni figura nell’Hacken.

AGON MEHMETI

Qui intento a soffiare il pallone a Miccoli, d’altronde non furono molte le occasioni per calciarlo a Palermo: arrivato da svincolato nel gennaio del 2012, Mehmeti affronta due volte il Napoli e s’infortuna nell’unica gara da titolare contro il Genoa. Nemmeno il prestito a Novara in Serie B ne rialza le quotazioni, tanto che la carriera lo dirotta dalla Scandinavia alla Turchia fino al presente all’Oxford United, terza serie inglese. Nato in Kosovo ma dall’età di due anni cresciuto in Svezia, l’attaccante 27enne ha riabbracciato le origini dal 2013 scegliendo la Nazionale albanese.

MERVAN ÇELIK

Quattro gol in 24 partite a Pescara nel 2012, bottino tutt’altro che trascurabile complice l’annata terribile per la neopromossa abruzzese. D’altro canto la carriera dell’esterno svedese, 27 anni e passaporto turco con origini curde, è poi proseguita proprio in Turchia fino alla scorsa estate con il ritorno in patria all’Hacken. Già, parliamo del club giallonero dove milita pure l’altra meteora svedese Ranegie: peccato che i numeri e le prestazioni stiano destinando entrambi lontano dal campo nonostante i trascorsi italiani.

ERIK FRIBERG

In rigoroso ordine temporale, l’ultima delusione prodotta dalla Svezia e destinata alla Serie A riguarda il mediano classe 1986 transitato a Bologna nella stagione 2014/15. Arrivava dal Malmö dopo una parentesi negli States, rimedierà 7 presenze nel 2014 con la retrocessione in Serie B. Ripercorrerà le tappe precedenti fino al presente nell’Hacken insieme a Celik, Ranegie e pure Alexander Farnerud, quest’ultimo piuttosto apprezzato al Torino. I prossimi flop riservati dalla Svezia? Ingelsson e Armenteros sono sulla buona strada.

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