Italia, Infantino in Figc: "Tifosi allo stadio? Un obiettivo, ma apertura graduale"

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Il numero uno della Fifa nella sede della Federcalcio insieme a Gravina: "Il calcio senza tifosi non è la stessa cosa, ma prima vengono la salute e la scuola. L'Italia un esempio per capacità di reazione". Poi l'abbraccio a Zaniolo: "Tornerà più forte di prima"

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Sì ai tifosi negli stadi, ma con il condizionale e nell'ottica di una riapertura graduale. Questo è il messaggio di Gianni Infantino: "Il calcio senza tifosi non è la stessa cosa, ma la salute è più importante", dichiara il presidente della Fifa nella conferenza stampa congiunta con Gabriele Gravina a Roma, dopo un incontro con il premier Conte. "Bisognerà vedere cosa succede ora che la gente torna a vivere a contatto. Ripartire con i tifosi negli stadi è il nostro obiettivo, ma senza fissare termini e fare pressioni, lavorando con serietà al ritorno alla normalità. Che l'Italia ha gestito benissimo, dopo mesi di grande sofferenza, ed è per questo che il mio primo viaggio post pandemia parte da qui". Precedenza alla scuola, gli fa eco il numero uno della Figc: "Solo una volta ripartito il sistema scolastico, potremo verificare gradualmente la possibilità di riaprire gli stadi".

 

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Poi sul sostegno economico da parte della Fifa alle singole federazioni: "Abbiamo investito un miliardo e mezzo di dollari in 211 paesi", riprende Infantino. "E nel farlo abbiamo dato priorità al calcio di base, a quello femminile e a quello dilettantistico. Se servirà altro, faremo di più". La crisi che sta colpendo i club è dura: "Come Fifa siamo preoccupati", ammette il presidente. "L'impatto economico di tutto questo sarà enorme: oltre 4 miliardi in Europa e dai 6 ai 7 miliardi nel mondo. Anche perché non si sa quando finirà questa situazione. Bisogna riflettere sul futuro. Ma da questa crisi se ne esce tutti insieme: Fifa, club e federazioni". Il pensiero finale è per Nicolò Zaniolo: "Gli mando un abbraccio per il suo infortunio", chiude Infantino. "Tornerà sicuramente più forte di prima. Ma quando accadono questi episodi ci si pone sempre delle domande legate ai format delle competizioni, alla riduzione del numero di partite in generale per consentire maggiori possibilità di recupero".

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