La partita sgargiante di Firmino contro il Manchester City

Premier League

Dario Saltari

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Contro la squadra di Guardiola, Firmino ha dimostrato di essere uno degli attaccanti più completi della Premier, mettendo in mostra tutte le sue qualità, anche al di là del gol che ha riportato il Liverpool in vantaggio

Con l’entusiasmante vittoria di ieri, Jurgen Klopp è diventato l’allenatore che è riuscito a battere più volte Pep Guardiola (6, in tutte le competizioni), allungando di un altro anno l’incredibile record negativo del Manchester City ad Anfield, dove ha vinto solo due volte negli ultimi 55 anni: l’ultima volta che i “Citizens” sono riusciti a vincere a casa del Liverpool risale addirittura al 2003.

Da questo punto di vista la partita potrebbe sembrare solo un ingranaggio nei meccanismi deterministici della storia, ma ovviamente non c’è stato nulla di scontato nella prestazione del Liverpool, un vero e proprio inno al calcio dell’allenatore tedesco (non va dimenticato che all’andata era finita 5-0 per la squadra di Guardiola). Dei quattro gol segnati dai “Reds”, metà sono arrivati sul recupero alto del possesso e l’altra metà sugli sviluppi di una verticalizzazione veloce alle spalle della difesa avversaria, cioè due dei pilastri tattici su cui si basa il calcio dell’allenatore tedesco.

Sugli scudi della prestazione del Liverpool sono stati alzati, ancora una volta, Momo Salah e Sadio Mané, che hanno segnato due gol stupendi e fatto impazzire Walker e Delph con i loro estenuanti tagli dall’esterno all’interno. Le due “frecce”, come spesso vengono chiamati, sono la perfetta rappresentazione di un calcio heavy metal, come lo stesso Klopp ha una volta definito il suo stile: «A me piace vedere il pallone di qua, di là, le parate dei portieri, pali, traverse, noi che voliamo dall'altra parte. Devo farmi sentire dai miei, voglio una squadra che faccia "bang"». E quali sono i giocatori che più rientrano in una narrazione di questo tipo se non due che bruciano l’erba sotto i piedi quando accelerano, che sembrano poter inclinare il campo verso la porta avversaria ogni volta che entrano in possesso?

Del tridente del Liverpool, però, si dimentica troppo spesso la presenza di Roberto Firmino, forse proprio perché non è un attaccante così eccezionalmente veloce e esplosivo da poter vendere la squadra di Klopp come un film alla Fast&Furious. Firmino è un giocatore diverso, forse meno appariscente, ma non per questo meno importante per l’equilibrio del gioco del Liverpool, tanto che lo stesso Klopp una volta l’ha definito come «il motore della squadra».

Quella contro il Manchester City è stata una partita-manifesto dell’importanza del centravanti brasiliano per la sua squadra, di quelle che certificano definitivamente il valore di un giocatore, anche in relazione al prezzo pagato dal Liverpool due anni e mezzo fa, circa 40 milioni di euro, che con i prezzi di oggi sembra persino troppo basso.

L’importanza tattica di Firmino

Quella di ieri era la prima partita del Liverpool dopo la dolorosa cessione di Coutinho al Barcellona. Al di là della perdita di peso tecnico, l’assenza del trequartista brasiliano ha significato per il Liverpool anche una minore presenza creativa tra le linee di centrocampo e difesa avversarie, data la presenza di due incursori fisici come Oxlade-Chamberlain e Wijnaldum come mezzali.

L’assenza di un giocatore creativo sulla trequarti ha caricato di responsabilità offensive lo stesso Firmino, che ieri era fondamentale per il Liverpool per risalire il campo con le sue ricezioni spalle alla porta negli spazi di mezzo. Il Manchester City, com’è noto, cerca di difendere in avanti, con i centrali che escono dalla linea in maniera molto aggressiva per recuperare il pallone in anticipo e accorciare la squadra, e Firmino era chiamato al difficilissimo compito di difendere con il corpo la salita della difesa avversaria senza rallentare però il ritmo offensivo del Liverpool, garantendo quegli assist verticali alle spalle della difesa del City che non ci si poteva aspettare dai piedi di Chamberlain e Wijnaldum.

Nell'immagine qui sopra, che fa da esempio di questo aspetto del suo gioco, Firmino riceve tra le linee venendo incontro al pallone, nel mezzo spazio di destra. Otamendi prova ad uscire dalla linea per andare in anticipo ma Firmino lo elude con un controllo orientato a mezza luna morbidissimo, che gli permette di girarsi fronte alla porta. Nello spazio liberato dalla salita del centrale argentino si è già infilato Salah, che però è in fuorigioco. Firmino allora mette in pausa il gioco con un altro tocco, semplice come quello di uno scacchista sul cronometro, mandando fuori giri anche il ritorno di Gündogan. Solo a quel punto serve Salah nello spazio.

Il talento di Firmino, però, diventa davvero evidente quando riesce a combinare questa capacità di leggere il gioco con una sensibilità tecnica e una coordinazione occhio-corpo che non tutti i centravanti classici hanno.

Nel video qui sotto un altro esempio chiarissimo di questa sua qualità, che arriva dalla prima vera giocata di Firmino della partita.

Nella giocata mostrata c'è Matip che dalla difesa sta impostando, messo sotto pressione dal City: il centrale del Liverpool vede il movimento in profondità di Firmino e prova a servirlo con un tocco inelegante ma efficace, che assomiglia quasi a uno scavino da beach soccer, di quelli che si fanno per alzare il pallone sulle piccole dune di sabbia. Il movimento di Firmino è in profondità, alle spalle di Otamendi (che si era ancora una volta staccato per prevenire una ricezione di Chamberlain tra le linee), ed è teoricamente verso l’esterno. Una volta che la palla ha superato il centrale argentino, però, Firmino, invece di farla scorrere e andare in profondità, fa un giro di 45 gradi mettendosi spalle alla porta, pianta il busto per stoppare il pallone e poi, senza nemmeno aspettare che riscenda, colpisce il pallone con l’esterno-collo di prima, quasi come in un rovescio tennistico, per servire Mané in profondità, alle spalle di Stones.

In due tocchi Firmino ha condensato tre diversi aspetti del suo gioco: il movimento senza palla in profondità, lo stop di petto spalle alla porta e l'assist di prima in verticale; invertendo totalmente la direzione del gioco con una piroetta da ballerino classico che ha distrutto la linearità difensiva del City: Otamendi e Stones, che prima del lancio di Matip formavano un’ordinata linea orizzontale, finiscono per ritrovarsi uno dietro l’altro.

Il senso della completezza

Quello che stupisce del gioco di Firmino è proprio la quantità di ruoli e compiti che riesce a ricoprire in una stessa partita, a volte persino in una stessa giocata. Il suo calcio è un’opera sartoriale di cucitura dei pezzi di stoffa con un’eleganza, però, che lo allontana dall’abito di Pulcinella e lo fa assomigliare ogni giorno di più ad un vestito d’alta moda. In questo senso, è interessante ricordare che Firmino ha iniziato a giocare in Brasile da volante (quel ruolo tipicamente sudamericano, di raccordo del gioco tra difesa e centrocampo), mentre in Bundesliga ha giocato principalmente da trequartista e da ala.

Firmino ricopre compiti fondamentali persino senza il pallone. Ieri doveva chiudere la linea di passaggio verso Fernandinho e indirizzare il gioco dei centrali del City sui terzini. Nell'immagine sopra, ad esempio, in un primo momento scherma la linea di passaggio tra Otamendi e Fernandinho, poi intercetta il passaggio di Stones diretto proprio al regista brasiliano innescando la transizione del Liverpool.

Ovviamente è sulla trequarti dove la completezza di Firmino torna più utile al Liverpool, in un lavoro poco appariscente ma incessante di riciclo delle seconde palle e di raccordo nell’ultimo quarto di campo che dà coerenza a un gioco di strappi e verticalizzazioni che altrimenti sarebbe solo caotico. 

Nel video di esempio qui sopra Firmino raccoglie una leggerissima deviazione di testa di Mané, all’indietro, su un lancio un po’ casuale di Wijnaldum che, sotto la pressione di Agüero, aveva spazzato più per evitare di perdere palla in difesa che per innescare realmente la transizione del Liverpool. In questo caso, Stones è rimasto in linea, permettendo a Firmino di stoppare il pallone e girarsi. Anche in queste condizioni, però, la sua giocata non è banale: il centravanti brasiliano fa rimbalzare il pallone, ma solo per un attimo, per poi pizzicarlo di controbalzo con l’interno e chiudere il triangolo con Mané.

La linea difensiva del City a questo punto si abbassa in maniera ordinata e nega la profondità all’ala del Liverpool, ma è Firmino a disordinarla di nuovo: con un movimento interno-esterno si allarga in fascia e dà una linea di passaggio verticale a Mané, che non ci pensa due volte a servirlo in profondità. Firmino riceve rivolto verso la linea del fallo laterale, alle spalle è chiuso da Stones che si è staccato dalla linea per negargli lo spazio, eppure riesce a chiudere nuovamente il triangolo. Il suo tocco di esterno-tacco assomiglia a una frustata, che però ha l’eleganza e la morbidezza di un tocco da golf sul green: la palla finisce nell’unico cunicolo spazio-temporale disponibile, perfettamente a metà tra Walker e Fernandinho, precisamente sui piedi di Mané. Sembrava in totale controllo, e invece la difesa del City è di nuovo a soqquadro: Stones è fuori posizione, Fernandinho è collassato in difesa, Walker finisce per vagare sulla mediana.

Questo perché Firmino non è solo un giocatore completo, ma ha anche il coraggio di cercare giocate complesse, totalmente controintuitive, che rovesciano il contesto che i difensori sono abituati a controllare, tirandoli brutalmente fuori dalla loro confort zone.

E il suo gol, che riporta il Liverpool in vantaggio mettendo in discesa il match, è forse l’esempio più luminoso del suo talento ostinato e variegato.

Non solo Firmino si toglie dal campo visivo di Stones per far partire il movimento senza palla in profondità esattamente un attimo prima che parta il suggerimento di Chamberlain; non ha solo la malizia di usare il corpo senza farsi fischiare fallo per recuperare il pallone al centrale inglese nonostante sia in netto svantaggio; ma una volta davanti Ederson, che gli è prontamente venuto incontro per restringergli lo specchio, restando con il busto alto come la nuova scuola di portieri insegna, Firmino ha anche l’istinto per tirare nel modo più strano, e allo stesso tempo più efficace, possibile: con un piccolo pallonetto teso dalla traiettoria abbastanza larga da evitare la mano del portiere brasiliano, ma con un giro sufficiente per colpire il palo e entrare in porta.

È il momento in cui il suo talento puro è più evidente. Lui stesso sembra molto soddisfatto: corre verso la curva togliendosi la maglietta ma poi guarda i tifosi impazzire in maniera del tutto tranquilla: si mette solo la mano all’orecchio, come se il suo gol meritasse un’esplosione di gioia ancora più smodata.

Firmino è arrivato in Premier League senza troppo clamore, oscurato dall’arrivo di giocatori più costosi, o con maggiori aspettative sulle spalle, ma adesso si sta dimostrando un attaccante maturo, incredibilmente completo, e con una sensibilità tecnica davvero fuori dal comune. Forse meriterebbe davvero un riconoscimento maggiore, come la sua esultanza sembra suggerire.

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