"L'Uomo della Domenica", Porrà racconta Mourinho. Stankovic: "Con lui un rapporto da veri uomini"

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Giorgio Porrà

Comunicatore abrasivo, condottiero per indole, numero uno per vocazione. Ritratto di un allenatore e uomo mai banale. Nella settimana del derby di Milano e in attesa del doppio incrocio di Champions tra il suo Manchester United e la Juventus, “L’Uomo della Domenica” racconta l’eroe del Triplete Josè Mourinho

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In Europa, da qualche parte, c'era un ragazzo che osava pensare in grande. Quel ragazzo voleva vincere e ha vinto. Voleva stare fuori dal sistema ed è rimasto indipendente. Gli squali non lo spaventavano ed ha nuotato insieme a loro. Quel ragazzo era José Mourinho, lo Special One. Questa è la sintesi preferita della sua vita, quella che ama raccontare per scolpire la sua unicità. Che oggi, nel Manchester United, prova a riaffermare con forza, a dispetto delle curve capricciose di un destino, il suo, decisamente mai banale. E di un ambiente, quello inglese, che la diversità del portoghese non l'ha mai apprezzata troppo. Tra partite romanzesche, rabbie leggendarie e napoleonica grandeur.

"Dio deve pensare di me che sono una persona straordinaria se mi dà tutto quello che ho", recita una delle tipiche sparate mouriniane, giustamente diventate leggendarie, come “non sono un pirla”, biglietto da visita della sua avventura milanese o il clamoroso gesto delle manette, costatogli tre turni di squalifica, ma chiave per conquistare l’eterno e incondizionato amore della curva nerazzurra. Quando Mourinho era infallibile, il suo nome, le sue parole, erano squilli di guerra. Faceva calcio spettacolo, anche senza pallone. Non c'era giorno che la durezza inquisitoria di certe uscite non destabilizzasse l'ambiente, lo inchiodasse alle sue contraddizioni. Da noi risuona ancora l'eco della più celebre delle sue intemerate, i media accusati di prostituzione intellettuale. Come del resto "zero tituli" resta il più corrosivo degli slogan, adottato in pianta stabile da titolisti e non solo. In fondo, l'esplorazione quotidiana del suo lato più selvaggio, più borderline, celava una certa quota di perversione, ammiratori e detrattori uniti dalla stessa curiosità, capire sino a che punto Mourinho avrebbe spinto il suo furore antisistema, avrebbe alzato il livello della sfida. Ignorando colpevolmente ciò che ai tempi suggeriva Arrigo Sacchi: "Non perdete tempo ad amarlo od odiarlo, Mourinho merita di essere studiato, perchè è esemplare unico di cui non esistono cloni". Sicuramente, occorre aggiungere, neppure nel calcio attuale.

E quando Mourinho non sbagliava un colpo, qualunque critica, anche la più autorevole, scoloriva davanti alle missioni centrate in sequenza. "Il calcio è pieno di lirici- ringhiava- ma i lirici non fanno la storia". E nella sua Inter, quella del Triplete, di poetico c'era poco o nulla, quella Champions, i successi di contorno, rappresentavano i chirurgici obiettivi di chi tutto aveva già pianificato, forse da sempre, da quando, ragazzino, stendeva rapporti, faceva lo scouting, per le squadre allenate da suo padre in patria. Allora José era un difensore senza troppo talento, sapeva che avrebbe spaccato in panchina. Soprattutto su quelle dei grandi club a caccia della gloria perduta. Il famoso potere della profezia di Mourinho. Vivere nel futuro, convincersi di sottometterlo, un'altra delle sue utopie preferite, e a volte realizzate.

Di certo l'anima di quell'Inter mourinhiana poggiava su una chimica sorprendente, vista poche altre volte nella storia. Una simbiosi miracolosa del tecnico con la squadra, della squadra con la gente. Creò uno spogliatoio-setta, non c'era sacrificio individuale che Mourinho non potesse ottenere, vedi Eto' o diga difensiva, nell'ottica di quel 4-2-3-1 con gli attaccanti-terzini, svolta tattica di quella Champions. C'era una tale bellezza in certe notti epiche, come in quella famosa semifinale di ritorno in dieci al Camp Nou col Barça, da svuotare d'interesse ogni dibattito intorno alle pretese dell'estetica. Quell'Inter era una squadra che giocava pensando, che dominava ogni spazio, che camaleonticamente si adattava come un guanto a qualunque avversario. E Mourinho, in quel gruppo, per dirla alla Moratti, era come il vento. Del vento aveva i vantaggi, e per qualcuno, anzi, per molti, soltanto i fastidi.

Nella terza puntata stagionale di “L’Uomo della Domenica – Discorso su due piedi” ripercorriamo i fasti della stagione 2009/2010 quando, per ammissione dello stesso Mou, la sua parabola ha toccato quello che è per ora il momento più alto. Scatenando il delirio di una metà di Milano, che ora affronta nuovamente l’altra metà nell’eterna sfida del derby di San Siro. Se è vero, come scrive Mourinho, che “la mia immagine non corrisponde a quello che sono in realtà", scaviamo dentro la sua personalità e il suo lato umano con testimoni d’eccezione, come l’ex Presidente Massimo Moratti (che commenta: “Proprio come il vento a un certo punto se ne è andato, dopo aver portato una grande ventata di entusiasmo, di forza, di ottimismo, di fiducia e di divertimento nella storia dell’Inter”), Dejan Stankovic, colonna del Triplete (“Con lui avevamo un rapporto da veri uomini. Noi giocatori eravamo tanti over-trenta, un’età molto matura, sapevamo che era la nostra ultima occasione di vincere la Champions e l’abbiamo sfruttata insieme a lui”), un legame viscerale dimostrato da quell’abbraccio finale tra Mou e Marco Materazzi nel garage del Bernabeu, poco prima che l’allenatore portoghese si infilasse nell’auto di Florentino Perez.

Infine, il cantautore e professore di fede interista Roberto Vecchioni, che paragona Mourinho al poeta-fingitore o agli eroi letterari suoi pari: “E’ una specie di Scaramouche – dice Vecchioni -, un eroe di cappa e spada, un D’Artagnan, o meglio ancora un Cyrano de Bergerac: gigione, spaccone, però con un animo delicatissimo.” Paolo Di Canio commenta invece il momento delicato di Don José in Premier League, dove con il Manchester United rischia l’esordio per risultati al di sotto delle altissime aspettative che sempre si appuntano su di lui e a causa anche di un rapporto poco felice con il bomber Pogba. In ballo c’è anche il doppio confronto di Champions dei suoi diavoli rossi con la Juventus di CR7. Se anche questa volta Mou saprà ribaltare le carte in tavola e fare sua la mano britannica lo vedremo nelle prossime settimane, mentre a Milano ancora si favoleggia di un suo possibile ritorno.

Giorgio Porrà ci racconta lo Special Mou nell'appuntamento con “L'uomo della domenica” in onda sabato 20 ottobre alle 20.30 su Sky Sport (Ch. 251), alle 23.30 su Sky Sport Uno ed a mezzanotte su Sky Sport Serie A. Domenica 21 ottobre alle 12 su Sky Sport Serie A, alle 20 su Sky Sport Football e alle 24.30 su Sky Sport Uno. Disponibile anche su Sky On Demand.

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