Manchester City-Liverpool, le chiavi tattiche

Premier League

Daniele V. Morrone

La squadra di Guardiola ha finito male il 2018 e, a sette punti di distanza dal primo posto dei "Reds", non può che vincere lo scontro diretto per tenere aperta la Premier League

MAN.CITY-LIVERPOOL LIVE

Nella loro prima partita dell’anno, Guardiola e il suo Manchester City si giocano in casa la possibilità di fermare il Liverpool di Klopp, ma più che altro è diventata ormai una necessità, come ha ammesso lo stesso Guardiola: «Se perdiamo punti è finita, conclusa, sarebbe quasi impossibile». Il Liverpool si trova oggi nella migliore forma possibile, con tutti i suoi uomini chiave al proprio meglio, e ha appena distrutto per 5-1 l’Arsenal di Emery.

Forse questo è il momento di massima fiducia del Liverpool da quando è cominciato il ciclo di Jurgen Klopp. E se prima si poteva parlare di un vantaggio dal punto di vista tattico per il Liverpool, ora si fa sempre più forte l’idea che il Liverpool sia a tutti gli effetti una squadra superiore al City.

Sullo stato di forma del Liverpool basta far parlare i numeri: è l’unica squadra imbattuta della Premier League, vince consecutivamente in Premier da due mesi esatti (dopo il pareggio con l’Arsenal del 3 novembre) e ha una differenza reti di +40 (ha concesso solo 8 gol in 20 partite di Premier League, e nessun avversario le ha segnato più di un gol).

Brand new Liverpool

La grande novità in Premier League di questa versione del Liverpool è la posizione di Salah, che diversamente da quanto fa in Champions League, parte direttamente al centro dell’attacco, davanti a Firmino in un 4-2-3-1. L’egiziano, così, è libero di attaccare lo spazio centralmente e non deve impegnarsi in fase di recupero palla, mentre il brasiliano è libero di muoversi dove meglio crede per aiutare la manovra e ricucire la squadra (altrimenti il Liverpool rischia di spezzarsi in due tronconi, per quanto veloce la palla passa ai tre davanti).

Lo stabilizzarsi della posizione di Salah come punta centrale in Premier League lo ha aiutato anche auscire dalle difficoltà realizzative di inizio stagione, risultando devastante nell’ultimo mese, con 7 gol e 4 assist nelle 8 partite giocate.

liverpool arsenal
La passmap del Liverpool contro l'Arsenal

In questo grafico di passaggi e posizioni medie della partita contro l’Arsenal, si può vedere bene la posizione di Salah da punta nel 4-2-3-1.

Allo stato di forma del Liverpool contribuisce anche il lavoro eccellente dei terzini, che quando la squadra è in possesso della palla si alzano per dare ampiezza e permettere agli esterni di accentrarsi: sia Robertson che Alexander-Arnold stanno dimostrando capacità aerobiche fuori dal comune, e sono in grado di fare tutta la fascia continuativamente per tutta la partita, da linea di fondo a linea di fondo.

Con due giocatori così è anche più facile pressare, perché il Liverpool difficilmente rischia di essere preso alla sprovvista sui cambi di gioco. Robertson e Alexander-Arnold si affiancano al tridente offensivo senza paura che la squadra perda palla, anche perché al centro del campo Fabinho e Wijnaldum, i due centrali, più Shaqiri che si accentra dall’esterno, applicano l’immediata riaggressione.

Pur disegnando in partenza un classico 4-2-3-1, avanzando sul campo il Liverpool può arrivare anche a scaglionarsi in uno spregiudicato 2-3-5, mettendo una pressione asfissiante sulla linea difensiva rivale.

La capacità di Alisson di iniziare l’azione saltando l’uscita dalla difesa con un solo passaggio lungo e preciso e la capacità di controllare lo spazio alle proprie spalle di van Dijk sono gli ultimi due ingredienti che spiegano lo stato di forma del Liverpool.

Sappiamo che un Liverpool in fiducia e che ha già mostrato di poter fare molto male al City (vedere per credere i quarti di Champions dello scorso anno) molto probabilmente non cambierà il suo piano gara. Klopp ha tutti i giocatori più importanti nel picco della forma, e può contare anche sul ritorno di Milner come opzione dalla panchina.

Inoltre, il Liverpool potrà sfruttare la necessità del City di fare risultato, mettendo in pratica il piano gara che preferisce Klopp, con un’ondata improvvisa di pressione lunga una ventina di minuti che affoga gli avversari, che prima ancora di accorgersene si ritrovano sotto di un paio di gol. Questa capacità di cambiare improvvisamente marcia è proprio la differenza tra il City e il Liverpool, e su questa punterà ancora una volta Klopp.

Il contesto lo decide Guardiola

Il City ha perso 3 delle ultime 5 partite, però ha vinto in modo convincente nell’ultima giornata, e in generale le statistiche indicano una squadra che sta affrontando bene la Premier League nonostante i continui infortuni a centrocampo (soprattutto a De Bruyne): le 3 partite perse nelle ultime 5 sono le uniche sconfitte stagionali, la differenza reti è di +38 e il City è primo per Expected Goals creati (46.3, a fronte di 48 gol) e per Expected Goals subiti (12.56 a fronte di 10 gol).

Il gioco pensato da Guardiola per questo City è un insieme di meccanismi consolidati con la ripetizione, che quando interpretati da giocatori ben sopra la media risultano perfetti (De Bruyne e David Silva come mezzali-rifinitori ad esempio), ma quel che è sembrato mancare al City di Guardiola nel 2018 è quel cambio di marcia che il Liverpool in casa riesce a dare alle sue partite.

Nei quattro scontri contro il Liverpool nel 2018 (tre sconfitte e un pareggio) il City ha giocato più su sé stesso che sul livello dell’avversario, ha puntato a raggiungere la taratura perfetta del suo sistema, mentre gli avversari facevano fuoco e fiamme. L’unica volta che il City non ha perso è perché ha provato a giocare per non farlo, non per vincere.

Il ritorno di Fernandinho contro il Southampton, pur non al 100%, e le parole di Guardiola in conferenza stampa su quello di De Bruyne suggeriscono che effettivamente il City proverà a vincere la partita. Per quanto è ovvio che l’idea di Guardiola rimanga immutata nei princìpi, la strategia iniziale nel piano gara contro il Liverpool potrebbe risentire di questa necessità, perché per la prima volta da mesi il City non è più considerata la squadra migliore d’Inghilterra, quella da battere.

Quanto visto all’andata, con una fase di possesso conservatore che provava a invitare la pressione avversaria per poi provare a giocare negli spazi creati, dimostra come Guardiola sia consapevole dello svantaggio tattico e atletico rispetto agli avversari. Ma il rischio di applicare una strategia così conservatrice è quello di trovarsi a giocare a dei ritmi bassi senza riuscire a mettere in difficoltà van Dijk e Alisson.

Difficilmente Guardiola non apporterà anche solo una piccola variante alla sua solita squadra, per provare magari a esporre un difetto che ha notato nel Liverpool nelle ultime partite. Ma difficilmente andrà lontano dal sistema attuale, con uno scaglionamento asimmetrico della linea difensiva che prevede la salita di un terzino anche oltre la linea del centrocampo, e uno più bloccato che tende ad accentrarsi per affiancare il mediano, o che resta basso per creare una linea difensiva a 3. Le due mezzali sono libere da compiti di equilibrio e si possono muovere in avanti dietro la linea di pressione avversaria, anche allargandosi per trovare la ricezione.

Il sistema del City, unito alla tecnica e alla sensibilità dei giocatori più importanti, permette una circolazione del pallone capace di resistere alla la pressione avversaria, in grado di risalire il campo fino a trovare il filtrante giusto dalla zona di rifinitura. Quel passaggio che però è mancato nella partita di andata contro il Liverpool, anche perché è stato cercato con meno frequenza del solito e con meno uomini sopra la linea del pallone. Una prudenza dovuta alla volontà di avere sempre una copertura sulle transizioni demolitrici del Liverpool: ma se all’andata bastava pareggiare, ora il contesto è cambiato e il City in casa non può permettersi di perdere la possibilità di riaprire la Premier League.

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