Chelsea, Sarri: "Inghilterra altro pianeta, qui c'è il top in tutto"

Premier League

L'allenatore italiano stregato dal calcio inglese: "Qui c'è il top, in tutti i sensi, come organizzazione, come strutture, come atmosfera negli stadi, come partecipazione". Sulla finale di Europa League: "Un premio per tutti noi. Futuro? Per ora non torno in Italia"

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Maurizio Sarri in un pensiero. “Se qualcuno, prima che andassi a Empoli, m’avesse detto: sai, nel 2019 ti andrai a giocare la finale di Europa League, io mi sarei anche un po’ incazzato. Perché, conoscendomi, magari già a quel tempo mi sarei augurato di vincere la Champions”. Parla così al Corriere dello Sport l’allenatore del Chelsea che il 29 maggio si giocherà la finale di Europa League a Baku contro l’Arsenal. “Siamo stati bravi, vero, in questo percorso che ora ci porta alla prova decisiva. E a chi mi chiede pagelle, onestamente faccio fatica a rispondere: perché io con i voti, sin dai tempi della scuola, non ho mai avuto un buon rapporto. Però diciamo che un 8 si può dare. Io lavoro anche 14 ore al giorno, mi piace e poi sono fatto così. Ora è tutto bello intorno a noi, ma non abbiamo ancora vinto niente, conviene ricordarselo. Però ci siamo e questo è un premio per tutti noi”, ha proseguito Maurizio Sarri.

"Inghilterra altro pianeta, qui c’è il top in tutto!"

Dal Napoli al Chelsea, Sarri ammette di essere rimasto stregato dal calcio inglese: “Qui c’è il top, in tutti i sensi, come organizzazione, come strutture, come atmosfera negli stadi, come partecipazione. Non troverete mai un seggiolino vuoto, sugli spalti, e fa niente se siamo arrivati alla 61esima partita e quando arriveremo a Baku saranno 63. Qua – ha proseguito l’allenatore italiano – non si disdegna nulla, le coppe hanno un valore prepotente, non rappresentano sfide minori. Nel quartetto delle finaliste manca Guardiola, il più bravo di tutti che per me allena la squadra più bella di tutte”. Sarri e il calcio inglese, un feeling speciale: “Ho trovato un pianeta chiaramente diverso, in ogni sua espressione, com’era giusto che fosse: dagli allenamenti, alla mentalità, all’alimentazione. E poi anche un calendario nettamente più denso, che a chi ha il piacere di organizzare il proprio lavoro in una certa maniera forse toglie spazio ma che ti consente di divertirsi”. L’allenatore del Chelsea ha poi aggiunto: “Qui ti scontri con dei giganti, il livello tecnico è altissimo, soprattutto in City e Liverpool, ma anche Tottenham, Arsenal e United, e la dimostrazione è nelle due finali in cui si parlerà esclusivamente inglese. Ma a me sembra che anche tatticamente ci siano stati dei mutamenti, con un’evoluzione che ha fuso le idee degli allenatori all’intensità storica di questo football”.

"A Napoli coinvolgimento esistenziale. Per ora non torno in Italia"

Sarri che spiega poi la decisione di non guardare gli ultimi penalty della semifinale di Europa League vinta contro l’Eintracht: “Non ho voluto vedere gli ultimi due rigori perché avevo già dato tanto nel corso della partita. Non so ancora cosa sia la felicità: semmai dovessimo riuscire a farcela potrei assaporarla e dunque mi confesserei. Però è chiaro che questo successo mi ha lascato dentro sensazioni forti. Le emozioni di Napoli, ad esempio, erano possenti, anche perché diverse, per tanti motivi, e sono rimaste, perché quello era un coinvolgimento esistenziale”. A proposito di Serie A: “Io non credo di poter tornare in Italia. Ora, in questo momento, posso dire che non torno”, ha concluso Sarri.

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