Ancelotti: "Zidane mi ha fatto cambiare idea di gioco. In Premier atmosfera unica"

Premier League

L'allenatore dell'Everton si è raccontato in una lunga intervista a SkySports. Dall'evoluzione del suo modello di gioco ai campioni allenati fino alla passione per la Premier League: "C'è meno pressione e l'atmosfera è fantastica"

La voglia di tornare in campo e proseguire la positiva avventura intrapresa alla guida dell'Everton si fa sentire. Carlo Ancelotti prova a sdrammatizzare i momenti di attesa che l'emergenza Coronavirus ha imposto raccontando del suo tempo passato in questi mesi senza calcio giocato: "Ho passato il mio tempo qui a Crosby cercando di rinforzare le mie ginocchia, il lavoro mi ha fatto bene e le ginocchia stanno meglio. Sono andato in bicicletta, ho camminato sulla spiaggia, Crosby è un posto bellissimo", spiega a SkySports l'allenatore dei Toffees. Ma manca il lavoro quotidiano: "Mi mancano i miei giocatori, sono in contatto con loro e il mio staff, lavoro molto da casa ma spero presto di tornare in campo. Non vediamo l’ora di tornare ad allenarci, di passare del tempo insieme".

In Premier per l'atmosfera che si respira

Dopo l'avventura alla guida del Napoli, una volta terminato il rapporto con il club azzurro, Ancelotti non ci ha pensato due volte a tornare nel campionato inglese: "Ho la Premier League per l’atmosfera, per come mi sento qui ma soprattutto per l’atmosfera. Quando ho saputo che c’era la possibilità di venire all'Everton ho scelto: è un club che ha una storia e una tradizione fantastiche. Dopo il Covid vogliamo tornare a fare del nostro meglio".

"Zidane ha cambiato la mia idea di calcio"

Inevitabile parlare del passato e delle esperienze che hanno permesso ad Ancelotti di diventare uno degli allenatori più titolati al mondo: "Zidane è stato il primo giocatore che mi ha dato la possibilità di cambiare il mio sistema e di giocare in maniera differente. A Parma (il mio primo top club) avevo Zola ma giocavo con un 4-4-2. Ho provato a metterlo sulla destra ma a lui non piaceva e quando lui ha avuto la chiamata del Chelsea l'ho lasciato andare. Zidane ha poi cambiato la mia idea, perché volevo metterlo nella posizione migliore per esprimersi".

Juve, esperienza positiva. Il Milan è casa

Ancelotti ha parlato anche della sua esperienza alla Juve: "Lì ho capito come un club supporta un allenatore e anche se poi sono stato esonerato la società mi ha supportato fino all'ultimo giorno", dice. Poi l'epoca d'oro in rossonero: "Al Milan era come essere a casa. Ho giocato lì tanti anni, conoscevo i giocatori, le strutture, la mentalità del club e questo mi ha aiutato a costruire un bellissimo periodo. La finale di Champions contro la Juve? E' un bellissimo ricordo per me, perché è stato il mio primo trofeo importante, ma non è stata una rivincita. Poi dopo 8 anni sentivo il bisogno di fare una nuova esperienza e ho deciso insieme al club di andare via ed è stata una buona decisione".

L'esperienza al Chelsea e la differenza con l'Italia

Ed è arrivata la chiamata dal Chelsea: "Il secondo anno è stato complicato, abbiamo avuto l'assenza di Drogba - prosegue Ancelotti - Ma la prima stagione è stata fantastica. Anche se avevamo come obiettivo la Champions, abbiamo vinto la Premier e la FA Cup. Quando sono arrivato la squadra era già fatta, c'erano Drogba, Terry, Lampard e allenarli è stata una bella sfida. Non sono sorpreso che Lampard alleni il Chelsea ora, e mi aspetto che anche Terry diventi un manager dopo la sua esperienza da collaboratore". Tanta la differenza con l'Italia: "Allenare in Inghilterra è più divertente - spiega l'attuale allenatore dell'Everton - C'è meno pressione da parte dei tifosi e l'atmosfera è fantastica negli stadi".

"Da allenatore devi provare il Real per una volta"

"Se sei un allenatore sogni di allenare il Real Madrid - parlando dell'avventura in Spagna - Sono stato li due anni ed è stata un'esperienza indimenticabile. Perché il Real è il club più importante al mondo per l'immagine che ha in ogni angolo del pianeta. Sono stato fortunato a vincere la Champions al primo anno. Ronaldo? Non gli devi costruire la squadra attorno ma semplicemente metterlo nelle migliori condizioni per rendere al massimo, così come feci con Zidane. E' facile quando hai questi tipi di giocatori che sono estremamente professionali, motivati e hanno grande personalità. Anche Sergio Ramos fu importante in quel periodo".

Il ritorno in Italia dopo il Bayern

"Dopo l'avventura al Bayern volevo tornare in Italia e l'esperienza di Napoli è stata bella, ma appena si è presentata l'occasione di tornare in Premier League (con l'Everton) ho colto questa opportunità.

 

 

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