Guardiola: "I miei principi di gioco? Verrò in Italia e farò le stesse cose"

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L'allenatore del Manchester City non chiude la porta a un possibile futuro in Serie A: "Ho avuto tante difficoltà ad adattarmi in Germania o in Inghilterra. Ho mantenuto soltanto alcuni principi di gioco e in Italia farò lo stesso". E su Messi: "E' il più forte, quattro-cinque nella storia hanno la sua mentalità. Al Barcellona giocavamo finali di Champions come amichevoli"

Una Premier League appena conquistata e una finale di Champions League ancora da giocare. Comunque vada a finire la stagione, ancora una volta Pep Guardiola è stato grande protagonista del calcio internazionale. L'allenatore del Manchester City si è raccontato nella serata di sabato alla Bobo Tv, trasmessa su Twitch dal canale ufficiale di Christian Vieri. Guardiola, tra i tanti temi, affrontati ha anche aperto uno spiraglio su un futuro in Italia: "I primi momenti ho avuto tantissime difficoltà ad adattarmi al Bayern Monaco o al Manchester City. Al Barcellona non facevamo mai cross, non potevamo pensare che Messi facesse gol di testa. Sono arrivato in Germania con Ribery, Robben, Lewandowski e Muller e dovevo crossare per forza. Ho mantenuto soltanto alcuni principi di gioco e quando verrò in Italia farò lo stesso".

"Messi il più forte, quattro-cinque nella storia come lui"

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L'allenatore del Manchester City ha celebrato anche Leo Messi, da lui allenato ai tempi del Barcellona: "Forte, fortissimo. Il più forte. E’ una roba, la sua testa, la mentalità. Non ha perso mai una partitella in allenamento, se per caso l’avessa persa andava via dall’allenamento. Sono quattro-cinque nella storia così, con questa mentalità. Oltre le qualità. Può giocare dappertutto. L'idea del falso nueve? Quando ho visto Messi ho pensato che era perfetto perché, per prima cosa, toccava più palloni. Sull’esterno stava a volte 20 minuti senza toccare palla, e non mi stava bene perché il più forte deve toccare tanti palloni".

"Al Barça giocavamo finali di Champions come amichevoli"

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Oltre a Messi, Guardiola si è soffermato sul ciclo d'oro del suo Barcellona che ha conquistato due Champions League in tre anni nel 2009 e nel 2011: "Animali competitivi, ho imparato tanto da loro. Al di là della qualità, uno voleva essere più forte dell’altro nella stessa squadra. Noi giocavamo finali di Champions o di coppa come fossero amichevoli. Erano tutti molto forti, la mentalità di Puyol, Abidal, Dani Alves, poi erano amici e tutti conoscevano i ruoli. Tutti sapevano che Messi era il più forte e lo accettavano e chi non giocava sapeva che non poteva farlo perché gli altri erano più forti. Noi abbiamo vinto due Champions con 8 giocatori della Cantera che giocano in quel modo da sempre e questo è tutto merito di Cruijff. Poi è logico che quando metti un ragazzo abituato a giocare in quel modo con calciatori come Messi, Xavi… è come bere un caffé". E infine una battuta sul suo City, in vista della finale di Champions: "Noi non siamo tanto abituati a giocare queste amichevoli".

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Guardiola ha parlato poi dei suoi non fortunatissimi trascorsi in Italia, tra Brescia e Roma: "Ricordo Mazzone, che è come un papà per me, il primo giorno che sono arrivato a Brescia, mi disse ‘Pep, io non ti volevo perché ho acquistato Giunti e devo vedere come giocare’. Poi c’è stata la vicenda doping ed è stato come un padre per me. Peccato perchè con Baggio avremmo potuto fare grandi cose, lui è intelligentissimo, è stata una fortuna giocare due anni con Roberto. Purtroppo sono poi arrivato alla Roma quando non ero in una buona condizione. Capello? Gli voglio bene, ma la sua strategia a quell'epoca era: 'Palla avanti, palla avanti!".

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