Serie A, le 8 cose da seguire nella domenica della 12 ^ giornata

Serie A

Emanuele Atturo e Francesco Lisanti (in collaborazione con "l'Ultimo Uomo)

Il Napoli alle prese con il dopo Ghoulam, la partita tra Fiorentina e Roma, Montella che deve sfuggire all’esonero, la striscia di vittorie infinite della Lazio e altre cose da non perdere in questa domenica di campionato

 

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Il Napoli dopo Ghoulam

 

Per noi spettatori è arrivato il momento di immaginare un mondo in cui Ghoulam, Hamsik e Insigne non si passano la palla di prima con meccanica naturalezza sulla fascia sinistra, ed è una sensazione di gravità irrisoria rispetto al compito che attende Maurizio Sarri, che dovrà immaginare soluzioni per rimanere competitivi, probabilmente per quel che resta della stagione, in quel mondo lì.

Per il momento, non abbiamo molti precedenti per aiutarci a capire che Napoli sarà senza Ghoulam. Quest’anno in Serie A, l’algerino ha giocato ogni partita senza passare mai dalla panchina, ad eccezione degli ultimi tre minuti contro il Cagliari con il risultato sul 3-0, che sono anche gli unici tre minuti di Mario Rui in campionato. Anche in Champions League, Ghoulam era stato sempre impiegato, preliminari compresi, prima di uscire al trentunesimo della partita di ritorno contro il City. Nella rimanente ora di gioco, il fraseggio basso del Napoli ha perso ogni efficacia contro il pressing alto del City, e il sempiterno Maggio è stato costretto a inseguire gli androidi di Guardiola come Harrison Ford nel Bradbury Building.

Con l’infortunio di Ghoulam, il Napoli perde i suoi 75,6 passaggi a partita, recapitati con l’89,2% di precisione, perde i suoi 2,6 passaggi-chiave, cifra irreale per un terzino, e perde la capacità di far saltare il banco con i dribbling, che gli riuscivano nell’80% dei casi, indicatore di una qualità da specialista. Perde un difensore agile, veloce, abituato ai sincronismi della linea di Sarri, e un attaccante con il passo e la sensibilità tecnica di un’ala. Non c’è modo di compensare con le rotazioni una simile perdita, a meno di cambiare gli equilibri: ad esempio, rinunciando a dominare con la palla e migliorando i meccanismi di recupero senza palla.

Nel frattempo, sappiamo che il Napoli sarà un po’ più facile da aggredire rispetto al solito, e che il Chievo sarà in grado di mettere a nudo queste difficoltà. Gli attaccanti di Maran interpretano ormai a memoria i meccanismi di pressing volti a chiudere il centro, accompagnare verso le fasce il possesso avversario, per poi forzare il retropassaggio e salire con l’aggressività, tanto che sembrano più bravi in questo aspetto che sul piano puramente realizzativo. Per il Napoli, evitare le trappole innescate dalla pressione del Chievo sarebbe una prima, significativa dimostrazione di poter continuare a vincere anche senza Ghoulam.

Le tradizionali due linee di pressing del Chievo chiudono ogni linea di passaggio. In quest’occasione Viviano è costretto a giocare proprio verso il terzino sinistro.

 

L’Inter ha trovato un’identità, il Torino cerca la propria

È successo per caso, perché Brozovic aveva un polpaccio fuori uso e João Mário aveva contratto la tonsillite, ma alla vigilia del derby Spalletti è stato costretto a schierare gli unici centrocampisti che aveva e da quel 15 ottobre ha smesso con gli esperimenti. Contro il Torino, la formazione titolare dovrebbe essere la stessa che ha giocato le ultime quattro partite, quella con D’Ambrosio e Nagatomo terzini, e la fisicità di Vecino e Gagliardini a proteggere la sapiente regia occulta di Borja Valero.

È presto per intravederci un’identità consolidata, ma l’Inter sta trovando le certezze lungo il cammino. La fascia destra è sempre più efficace e soprattutto influente nel gioco dell’Inter, che nelle ultime partite ha sviluppato quasi la metà delle sue azioni offensive a partire da lì. Con la collaborazione dell’onnipresente Vecino, D’Ambrosio e Candreva hanno affiatato l’intesa e riescono finalmente ad attaccare il campo in velocità, e a sorprendere le difese avversarie. A proposito di certezze, la capacità di Perisic di decidere le partite con fulminanti attestati di superiorità ha di sicuro agevolato il percorso di apprendimento.

Se l’Inter sta costruendo un’identità precisa, il Torino è ancora, nuovamente, alla ricerca della propria. In un tentativo disperato di trovare un espediente per panchinare Niang, Mihajlovic è ritornato al 4-3-3 della passata stagione, e per l’occasione ha rispolverato Valdifiori (che nel frattempo ha abbandonato il “18” per mettersi sulla schiena un bellissimo “5” da metodista). Ljajic è stato nominalmente riportato a sinistra ma ha continuato a giocare dove vuole, com’è evidente nel gol del pareggio di Iago Falque, in cui prende in giro dieci difensori del Cagliari che rimangono a fissarlo mentre si muove orizzontalmente dalla destra verso il centro, prima di pescare Ansaldi con uno scavetto misurato senza possibilità di coordinazione.

In generale il Torino dà l’impressione di una squadra che gode di grande libertà, e questa produce grande divertimento, specie con le naturali combinazioni sulla sinistra tra Ansaldi e Ljajic, ma ha i suoi effetti collaterali. Guardando alla posizione fluida dei giocatori in campo, si fa fatica a individuare una struttura fissa, o il tentativo di mantenerne una: anche per questo la difesa del Torino è facilmente esposta alle transizioni. Contro una squadra incontenibile proprio quando può attaccare il campo in velocità, non è detto che il centrocampista in più riesca a fare qualche differenza.

I terzini sono molto alti e Moretti molto basso, mentre N’Koulou ignora i centrocampisti, lancia un pallone nel nulla e permette al Cagliari di arrivare in area con due passaggi.

 

Cosa si giocano Fiorentina e Roma?

Una settimana fa, proprio in questa rubrica scrivevamo un contributo intitolato “La Fiorentina è in forma”. La squadra di Pioli veniva da tre vittorie consecutive e aveva ottimi numeri sia difensivi che offensivi. Quel giorno la viola è andata a giocare a Crotone e ha perso 2 a 1, confermandosi come la squadra più indecifrabile della Serie A. La nuova Fiorentina è fondata su una serie di giocatori dal valore ancora tutto da dimostrare (Benassi, Simeone, Veretout, Eysseric, Pezzella) e un allenatore bravo, ma di cui ancora non si riescono a capire del tutto i limiti.

Anche la posizione di classifica riflette questo limbo, la Fiorentina è settima, a 16 punti, gli stessi del Milan, ma è già 4 punti dietro la sesta posizione, occupata dalla Sampdoria.  Dall’altra parte incontra forse la squadra più in salute del campionato in questo momento. La Roma è così in fiducia che Lobont ha dichiarato che i giallorossi dovranno stare attenti a “gestire l’euforia”. Nelle ultime partite la Roma sta mettendo in mostra una fase di non possesso d’elite, con una squadra corta e compatta su pochi metri, con una linea difensiva sempre alta fino al centrocampo e un pressing capace di mettere in difficoltà la costruzione di qualsiasi squadra.

Dall’altra parte la Fiorentina quest’anno ha mostrato diverse difficoltà nell’uscita del pallone. Astori si sta dimostrando meno freddo nel solito e ha già perso tanti palloni sanguinosi, come nell’ultima giornata, quando ha spedito Trotta a segnare il gol del 2 a 0. Pezzella spesso abusa del suo calcio lungo e quando anche Badelj, che si abbassa, viene pressato bene la Fiorentina deve provare a uscire dalle catene laterali, dove però né Laurini (assente domani) né Biraghi hanno le qualità per risolvere i problemi.

La Fiorentina ha però alcune armi per mettere in difficoltà la squadra di Di Francesco. Prima di tutto potrebbe rientrare Thereau, assente contro il Crotone, e fondamentale per l’armonia offensiva della Fiorentina. Il francese possiede un set di movimenti senza palla molto vario: sa attaccare la profondità o venire incontro, si trova molto bene con Simeone, con cui spesso si scambia la posizione, con il “cholito” che si defila sulla fascia e favorisce l’inserimento centrale di Thereau. La Roma soffre notoriamente le ricezioni ai lati del mediano, un problema strutturale che viene scoperto quando il primo pressing non funziona a dovere, e Thereau è sempre molto bravo a cercarsi la posizione che può dare fastidio agli avversari. Non dovesse giocare Thereau, il favorito a prendere il suo posto è Gil Dias, che ama invece ricevere in maniera più statica sulla fascia e rientrare col mancino verso il campo.

In quel caso Federico Chiesa avrebbe ancora maggiore libertò di svariare su tutto il fronte d’attacco per disordinare la linea difensiva. La sua capacità di tagliare in diagonale dall’esterno verso il centro, alle spalle del terzino, sarà delicata per gli esterni della Roma, specie se Chiesa giocherà a sinistra, accoppiandosi con Florenzi, spesso in difficoltà a gestire giocatori che lo attaccano senza palla.

L’ultima variabile è il maltempo. Sono previste piogge che potrebbero portare la partita sul limite del rinvio, nel caso il campo diventasse una piscina tutto lo spartito tattico salterebbe e la partita diventerebbe un inferno di duelli fisici individuali, dove conterà più che altro forza fisica e malizia. Capacità telepatica di saper leggere i rimbalzi del pallone sulle pozzanghere e abilità tecnica a giocare la palla più in aria che in terra.

Quello della Fiorentina è un progetto fragile, una seconda sconfitta consecutiva confermerebbe l’impressione di trovarsi in un anno di transizione e senza obiettivi europei. Per la Roma una vittoria in trasferta su un campo difficile darebbe consistenza e continuità a un momento di forma positivo, dissipando anche gli ultimissimi dubbi sulla credibilità della nuova gestione Di Francesco.

 

La Lazio continuerà a vincere per sempre?

L’ultima volta che la Lazio non ha vinto andavamo ancora tutti in giro in bermuda e maglietta. Era il 20 agosto, molti di noi erano ancora in vacanza e i biancocelesti pareggiavano 0 a 0 in casa contro la SPAL. Una settimana dopo la squadra ha affrontato una difficile trasferta contro il Chievo, fino al novantesimo il risultato era fermo sullo zero a zero. A quel punto la Lazio avrebbe messo insieme solo 2 punti in 2 partite, ma al novantesimo ha poi segnato Milinkovic-Savic, con uno splendido tiro d’esterno dal limite dell’area, e ha avviato una striscia di risultati incredibile. Da quel momento la squadra di Inzaghi ha messo insieme 9 vittorie consecutive, battendo i record di Eriksson, Maestrelli e Delio Rossi, che si erano fermati a 8.

 

La partita di Barak contro la Lazio

Antonin Barak ha 23 anni ed è un giocatore assurdo. È alto un metro e 90 e pesa quasi 90 chili, i suoi polpacci sono grandi come il torace di alcuni suoi compagni e sembra davvero troppo grosso e lento per giocare a centrocampo nel calcio del 2017.

Al di là di queste apparenze, però, Barak era stato presentato ad agosto da Del Neri con parole che di solito si riservano ai predestinati: «Barak è l’unico che mi ha dato buone indicazioni per il futuro, è un gioiello». L’Udinese lo aveva prelevato l’anno prima per questa stagione, lo ha pagato circa 3 milioni di euro e poi lo ha lasciato ancora allo Slavia Praga, dove Antonin ha messo insieme 8 gol in 34 partite. Ma Barak non è un giocatore strano solo per le sue caratteristiche fisiche ma anche perché le sue qualità tecniche non sono ancora del tutto chiare, e lo stesso Del Neri ha di recente dichiarato: «Barak può giocare mezzala o trequartista, ma lo scopriremo col tempo». Finora il tecnico lo ha quasi sempre schierato mezzala, ma in Nazionale - dove ha segnato 4 gol in 4 partite! - gioca più vicino alla porta, sulla linea dei trequartisti di un 4-2-3-1, e non è difficile capire il perché.

Nel suo ultimo gol contro l’Atalanta, nella preparazione al tiro Barak dimostra di toccare la palla con una velocità inconcepibile per la sua mole. Aveva segnato anche la settimana prima, con un interno sinistro che ha regalato i tre punti all’Udinese.

Contro la Lazio, oltre ai giocatori più conosciuti, date un occhio a questo centrocampista che sembra davvero troppo grosso per correre su un campo da calcio.

Domanda settimanale: il Benevento riuscirà a fare il suo primo punto in Serie A?

La partita allo Juventus Stadium sarebbe un’occasione paradossale per fare il primo punto della propria storia in Serie A.

 

Il lunedì difficile di Montella e la bestia nera Sassuolo

Vincenzo Montella si avvicina alla partita contro il Sassuolo con una scure immaginaria (che forse vedono solo i media e parte dei tifosi, dato che Montella si dice sempre tranquillo) che pende sopra la propria testa. Ma anche senza agitare lo spettro dell’esonero il Milan viene da una sconfitta in campionato e da uno scialbo pareggio in Europa League e serve una vittoria per riprendere un minimo di speranze prima della pausa per la Nazionale. Il Milan sembra in confusione tattica: come ha scritto Fabio Barcellona, dall’inizio della stagione ha già cambiato tre moduli, senza però riuscire a risolvere i problemi che sono sempre gli stessi. La squadra sembra generalmente sfiduciata. Per dare una cifra che dà qualche misura dell’abisso in cui si trova il Milan: ha vinto solo una delle ultime sei partite.

Ora trova un avversario sulla carta abbordabile come il Sassuolo, ma con cui i rossoneri non hanno una grande tradizione. Al Mapei Stadium il Milan ha rimediato solo una vittoria e tre sconfitte. Per dire, il Milan è la squadra a cui il Sassuolo ha segnato più gol in Serie A: 16. Alla squadra di Bucchi mancherà Berardi, che da solo aveva segnato 8 di questi 16 gol, come se avesse davvero qualcosa di personale contro i colori rossoneri.

Al di là dei precedenti storici ci sono anche situazioni tattiche che possono mettere in difficoltà il Milan. Il Sassuolo, come già faceva con Di Francesco, attacca bene sulle catene laterali ed è una situazione che il Milan ha dimostrato di soffrire: le uscite sugli esterni delle mezzali lasciano Biglia in balia di troppo spazio da coprire e sulle catene tra mezzala e ala il Sassuolo è molto bravo a creare superiorità numerica.

Tralasciando la partita contro l’AEK, e le difficoltà oggettive di una sfida contro la Juventus, il Milan è sembrato in crescita da quando è passato al 3-4-2-1, un modulo che regala fluidità e mette Suso nelle migliori condizioni per incidere. L’esterno spagnolo è chiaramente il giocatore da tenere d’occhio in questo momento, non solo perché è bellissimo da guardare, ma anche perché ha realizzato 3 gol 2 assist nelle ultime 5 trasferte. Il Milan dovrà vincere bene per dimostrare di credere ancora saldamente nelle idee di Montella, l’horror vacui della pausa in arrivo potrebbe peggiorare la percezione di un risultato e di una prestazione non pienamente soddisfacenti.

 

Gasperini ha solo bisogno di punti, Semplici ha bisogno di gol

È facile immaginare che lo scontro tra Atalanta e SPAL sarà indirizzato dagli esterni, dato che entrambe evitano scientificamente di imbottigliarsi nel centro del campo e portano avanti il pallone lungo le fasce, come confermano le statistiche. L’Atalanta è penultima per percentuale di attacchi costruiti nella porzione centrale (nella stessa classifica, l’anno scorso figurava stabilmente ultima) mentre la SPAL staziona qualche posizione più sopra.

Per certi versi, le squadre di Semplici e Gasperini si assomigliano. In particolare, nell’utilizzo della linea di difesa a tre uomini, sia in fase di non possesso, con l’orientamento a uomo e le uscite aggressive, sia in fase di possesso, con la volontà di costruire dal basso allargando molto le distanze tra i centrali, e la flessibilità per ricorrere al gioco lungo, orientato specialmente verso le fasce. Sarà interessante il duello tra Spinazzola e Lazzari, due giocatori molto importanti per le rispettive squadre, confidenti nell’uno contro uno e versatili nel muoversi sia nei corridoi esterni che nei corridoi interni.

Lo scarto di qualità però è consistente, e si nota soprattutto nella trequarti offensiva, dove l’Atalanta continua a mostrare uno degli attacchi più efficienti del campionato (la quarta squadra per tiri all’interno dell’area di rigore, addirittura la prima per tiri all’interno dell’area piccola), mentre la SPAL fa molta fatica a costruirsi occasioni pulite, ed è la peggiore squadra del campionato sia per tiri totali che per tiri all’interno dell’area di rigore.

L’Atalanta consolida facilmente sulle fasce, poi trova sbocchi verso l’area di rigore con la doppia minaccia Ilicic-Gómez.

 

Semplici ha fin qui provato tutte le combinazioni possibili alla ricerca della coppia d’attacco ideale. Davanti agisce sempre un giocatore che si muove incontro alla palla, ruolo occupato stabilmente da Antenucci, alle spalle di un riferimento centrale, ruolo in cui si alternano Paloschi e Borriello. Gli attaccanti, però, vengono raggiunti a fatica: sono spesso cercati direttamente dai difensori, così che faticano a trattenere il pallone e a interagire con il resto della squadra.

L’Atalanta, di contro, presenta uno dei sistemi difensivi più organizzati e affidabili del campionato. Masiello, Toloi e Caldara sono abilissimi nell’impedire le ricezioni alle spalle del centrocampo e nel disturbare il lavoro degli attaccanti. L’Atalanta è apparsa veramente fragile soltanto in transizione, ma la SPAL davanti non ha il passo o la qualità sufficiente per capovolgere rapidamente il gioco. Semplici avrà tempo per lavorare sulla sterilità offensiva, ma non sembra questa la partita adatta.

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