Roma, i soldi della Champions per blindare Alisson. Il brasiliano si confessa a Undici

Serie A

Il portiere giallorosso è uno dei talenti più splendenti nella squadra di Di Francesco e in tutto il campionato di Serie A. Visionato e ambito da tante big europee, potrebbe comunque rimanere a Roma grazie ai ricavi della Champions League dopo la qualificazione ai quarti di finale. Il portiere, intanto, si racconta a Rivista Undici

LE PROBABILI FORMAZIONI DI CROTONE-ROMA

La prima stagione da titolare in Serie A, probabilmente, non era stata pronosticata così. Un anno a imparare da Wojciech Szczesny per poi presentarsi ai blocchi di partenza della stagione 2017-2018 con un curriculum che vantava lo 0 alla casella di presenze in campionato. Matricola? Non proprio, Alisson Becker è una certezza. Punto fermo di Eusebio Di Francesco e di tutti i compagni, il brasiliano è sicuramente la sorpresa più lieta nella stagione della Roma: 51 presenze dall'arrivo in giallorosso, 12 reti inviolate in questo campionato, cui vanno aggiunte le 4 in Champions League. In Europa, infatti, l’Olimpico diventa bunker: nessuno ha ancora segnato tra gironi e ottavi al portiere brasiliano classe 1992 quando la Roma gioca in casa. Un grande, grandissimo acquisto. “Pensa in grande e sarai grande”, gli ripeteva suo padre. Lui, Alisson Becker, quella frase l’ha fatta sua, cercando di ripetersela nel tempo, come raccontato in una lunga intervista a Rivista Undici. Parlando della sua prima stagione in giallorosso (con Luciano Spalletti in panchina e Szczesny come primo portiere), Alisson dice: “È stato un anno di attesa, mi aspettavo di giocare di più ma non ho mollato in nessun momento, mi sono allenato forte. Da Spalletti ho anche imparato a guardare la giocata prima di ricevere il pallone, quindi a giocare meglio con i piedi. Così so già cosa farò”.

Progetto-Alisson

“Eusebio Di Francesco è un uomo intelligente e ha molta voglia di vincere, come me. È una virtù che mi piace, sono contento che il nostro capo sia quello che vuole vincere più di tutti”. Numero uno giallorosso, numero uno verde-oro. Perché la strada sembra segnata, una maglia da titolare a Russia 2018 lo aspetta (“Non lo immaginavo ma l’ho sognato sempre, grazie a quella frase di mio padre"), con il conforto dei numeri: 22 partite, 1 sola sconfitta e 13 reti inviolate nel Brasile, a consolidare uno score da fenomeno assoluto, da gigante della porta. Ambito e seguito da tanti, gioiello di una Roma che lotta e vince, terza in Serie A e nella top 8 d’Europa, visti i quarti di finale raggiunti grazie alla vittoria contro lo Shakhtar. Successo per 1-0 che certifica la nuova dimensione europea dei giallorossi, che progettano un futuro, ancora, con Alisson. Gli 80 milioni di euro incassati finora dalla Champions, infatti, rappresentano un tesoretto utile a poter trattenere il suo numero 1 brasiliano, che viene costantemente visionato da big europee alla ricerca di un nuovo portiere.

Il passato

Da ragazzino non era il prototipo (sotto l’aspetto fisico) del portiere. “Secondo uno studio, prima dei quindici anni, la mia maturazione fisica era, da uno 1 a 5,  1”. Intanto, però, a 13 anni viene preso dall’Internacional di Porto Alegre, a 50 chilometri dalla sua Novo Hamburgo. La sua città, la sua casa, con la sua famiglia. Con il papà (e la sua frase) e quel fratello, Muriel, anche lui portiere, transitato proprio da Porto Alegre: “Ho dovuto imparare a farmi da mangiare, a fare tutto, e insomma sono maturato prima degli altri. Soprattutto, sono dovuto diventare più attento, più sveglio, perché ero piccolo ed ero da solo”. Lui intanto cresce, prende di colpo 17 centimetri in un anno e compie 16 anni, quando arriva il primo stipendio, che diventa fondamentale per la sua famiglia, vista la crisi economica affrontata dai suoi, col padre (che produceva forme per scarpe) che perse il lavoro. Alisson cresce sempre di più, in altezza e comne uomo. E con lui le sue capacità da portiere. Da quarto a primo dell’Internacional, sempre più su, superando anche il fratello Muriel: “Non avrei mai pensato di riuscirci, lui mi ha fatto anche da papà. Abbiamo un rapporto non normale, migliore di quello che hanno di solito i fratelli. Ora che gioca in Portogallo, al Belenses, siamo solo a due ore e cinquanta di volo”.

Portiere-militare: le sue passioni

Perché il pensiero di lasciare il calcio c’è stato: “Non sapevo cosa mi poteva riservare il futuro ma ero tranquillo, se non avessi fatto il calciatore avrei fatto il militare. Amo la disciplina e le responsabilità”. Il ruolo di numero uno, comunque, lo rispecchia, per talento e indole. Posizione in campo quasi da solitario per un uomo che ha nel tennis e nella pesca le sue passioni. Ci scherza anche su, quando parla dei portieri: “È un ruolo che attrae quelli bravi”. Detto con l’ironia di chi sa che tanti bambini, quasi tutti, sognano di fare gol. “A volte ci penso anche io”, perché sa dell’aticipità del suo ruolo. Idoli? “Seguo tanti portieri, cercando di adattare le loro caratteristiche a me". Fare un nome è quasi obbligatorio, però: non quello Zoff a cui viene paragonato, ma il suo Taffarel. Suo perché è il preparatore dei portieri del Brasile, quella Nazionale tra le favorite del prossimo Mondiale, che ha in Alisson il suo numero uno. In campo e anche a parole, perché è ben conscio che la perfezione non esiste: “Per questo a volte lavoro anche troppo, mi rimprovero molto. La pressione interna, mia, viene prima e mi pesa piu di quella esterna, che in passato soffrivo un po’. Ora da quella mi sento pronto a difendermi, mi sento pronto a gestire le mie emozioni, la responsabilità. So che posso reggere grazie all’esperienza di questi anni e grazie al lavoro”. 

Studio, preparazione, carica

Lui gli avversari non li affronta a caso: c’è dietro studio, preparazione, oltre che un’analisi attenta dei compagni: “Devo mettere in preventivo che a volte possano sbagliare”. Perché bisogna sempre stare all’era, sull’attenti, come un militare. Che si dà la carica da solo, come il video pubblicato su Instagram a pochi minuti dalla partita con lo Shakhtar, con tutte le sue parate in Champions League: “Il giorno della partita mi concentro sulla mia prestazione. Guardo i video, le parate che ho fatto e perché le ho fatte cosi. Punto molto sulla concentrazione. Nello spogliatoio, poi, immagino la partita che sarà”. Immaginazione propedeutica alla prestazione, sfida nella sfida di un portiere che sogna. Gioiello della Roma, portiere della Seleçao: “Io vivo già il Mondiale”, con quel Ct Tite che: “Mette tanto amore in quello che fa”.

Il calcio: gli aspetti negativi

Perché non è tutto rose e fiori. Anche per Alisson, brasiliano tipico per rapporto con la fede e capacità tecniche col pallone tra i piedi, ma molto riflessivo e attento alle parole. Le pesa, ci pensa, poi parla. Perché nel calcio ci sono cose che non gli piacciono, non gli vanno giù: “I sentimenti brutti. La suscettibilita, l’orgoglio, il razzismo, il pensiero che se sei un calciatore puoi fare qualsiasi cosa. Questo non mi piace. Ma faccio fatica a rispondere, perché cerco sempre di ragionare sulle cose belle”. Come per esempio le sue prestazioni da portiere dalla consumata esperienza, nonostante i 26 anni da compiere il prossimo 2 ottobre. Il tempo per maturare definitivamente c'è, eccome, ma la voglia di vincere con la sua Roma è già tanta. I giallorossi vogliono blindarlo (anche grazie ai ricavi della Champions), lui sogna il Mondiale col suo Brasile. "Pensa in grande e sarai grande", una frase del genere non te la toglia dalla testa. E non puoi far altro che ambire al massimo.

The chaaaaampions!!! #AB1 #forzaRoma #Deusnocontrole 🙏🏻💪🏼⚽️

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