Juventus-Napoli, Porrà: "Sfida tra opposti, squadre orgogliose delle loro diversità"

Serie A

Giorgio Porrà

Juve contro Napoli è anche Maschio Angioino contro Mole Antonelliana, Platini-Maradona, Agnelli-Ferlaino, Allegri-Sarri. Due club che non hanno mai avuto niente in comune. Un gioco diverso, così come è differente il modo di interpretare la vita, a Torino e a Napoli. Ci sarà da divertirsi...

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Sfida affascinante, al di là dei numeri. Da sempre, si scontrano due opposti modelli di gestione, due antitetiche visioni del mondo: anche il respiro popolare della gente è profondamente differente. E’ sempre stato così, fin dai tempi di Maradona e Platini, di Ferlaino ed Agnelli. Sono due club che non hanno nulla in comune, ma sono assolutamente orgogliosi delle loro diversità. Da una parte c’è il club che poggia su una secolare dinastia industriale, dall’altra un club che vive sugli scoppiettanti sentimenti di un produttore cinematografico che l’ha salvata dal fallimento, non dimentichiamolo mai. E che, se non dovesse arrivare lo scudetto, ha un bilancio in attivo e l’orizzonte rimane comunque pieno di ottimismo. I napoletani non lo devono dimenticare.

Torino e Napoli, due città con un respiro profondamente diverso

Juve Napoli ha è una sfida tra opposti, ma ha il suo fascino perché sono modi molto diversi, non solo di interpretare il gioco, ma anche di interpretare la vita.

Nel gioco, il Napoli di Sarri - anche se sta attraversando un momento difficile, nella sua versione più alta, è probabilmente il migliore d’Europa. Il Napoli è condannato ad essere perfetto nella sua bellezza. Gli azzurri vincono le partite, affrescando: lo hanno dimostrato in rimonta nell’ultimo periodo, anche quando il tridente leggero ha accusato il chilometraggio eccessivo ed ha quindi fatto più fatica a triangolare nella trequarti avversaria.

La Juventus, al contrario, nella sua versione migliore, è una squadra cannibale, dominante, abituata a vincere, pescando anche bene dalla panchina. Ha una rosa più ampia, dove il Napoli fa più fatica.

Napoli non è più un outsider

Il Napoli non può più considerarsi un outsider, ora ha un preciso profilo internazionale e, se non dovesse arrivare lo scudetto, non si può considerare la stagione fallimentare. Poi, per il futuro, bisognerà parlare della profondità dell’organico, credo che questa sia la netta differenza con la Juventus. Non può essere considerato un outsider visti anche i punti fatti fino ad adesso e perché penso che la Juve debba diffidare della nuova versione del Napoli, che mi sembra anche più imprevedibile rispetto a prima, quando spalmava bellezza con le sue prodigiose architetture. E Sarri, nell’emergenza, è un po’ uscito dal suo integralismo ed ha ricostruito questa squadra, stravolgendone l’assetto. Con l’Udinese ha chiuso con un 4-2-3-1, difficile che lo riproponga dall’inizio, ma perché non pensare a schierare in corso d’opera con la Juventus Mertens e Milik insieme?

Allegri: coraggio e follia. Sarri: l’anticonformista

Anche tra i due allenatori c’è una grandissima differenza. Allegri, sempre impeccabile nel suo outfit, è bravissimo a dosa coraggio e follia, capace di cambiare la squadra in corsa. E, anzi, di solito, più le situazioni si complicano, più lui si diverte, per uscire dalla routine. Questa Juventus non dimentichiamoci che ha preso 53 dei 57 punti disponibili nelle ultime 19 giornate e tanti punti sono arrivati dalle invenzioni di Allegri.

Sarri è antitetico, odia tutto quello che odora di manierato, detesta il conformismo, a volte fa battute fuori registro, ma è l’umo che ha costruito questa fabbrica delle meraviglie.

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