Totti, un anno fa addio al calcio: rivivi quelle emozioni con la lettera ai tifosi della Roma

Serie A

Il 28 maggio 2017, l'eterno capitano giallorosso dava l'addio al calcio giocato. Un anno dopo, riviviamo le emozioni di quel momento con la lettera che il numero 10 ha letto e dedicato a tutti i tifosi dopo la partita contro il Genoa

L'ADDIO AL CALCIO DI TOTTI, UN ANNO DOPO

"NELLA TESTA DI TOTTI: QUEL RIGORE ALL'AUSTRALIA", di Paolo Condò

IN ARRIVO L'AUTOBIOGRAFIA UFFICIALE

E così, un anno dopo, Francesco Totti annuncia la sua autobiografia. A 365 giorni dall'addio al calcio, il mondo del Capitano calciatore torna a essere il centro dell'universo, romanista e non solo. Lui che ha unito un popolo, quello giallorosso, tramite le sue giocate, il suo amore per quei colori e un talento inconfondibile. Il Capitano, con la "C" maiuscola, della Roma. Lui che, il giorno dell'addio al calcio giocato (ma non alla Roma, visto il ruolo da dirigente), lesse un'emozionantissima lettera di dodici minuti al suo popolo, quello giallorosso. Qui il testo integrale per rivivere i momenti unici di quel 28 maggio 2017, subito dopo la partita giocata all'Olimpico contro il Genoa.

La lettera di addio di Francesco Totti

"Grazie Roma, grazie a mamma e papà, grazie a mio fratello, ai miei parenti, ai miei amici. Grazie a mia moglie e ai miei tre figli. Ho voluto iniziare dalla fine, dai saluti, perché non so se riuscirò a leggere queste poche righe. È impossibile raccontare ventotto anni di storia in poche frasi.

Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma io non sono capace di scriverle e ho cercato, in questi anni, di esprimermi attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice, sin da bambino. A proposito, sapete quale era il mio giocattolo preferito? Il pallone ovviamente! Lo è ancora. Ma a un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto e cosi il tempo ha deciso.

Maledetto tempo. È lo stesso tempo che quel 17 giugno 2001 avremmo voluto passasse in fretta: non vedevamo l’ora di sentire l’arbitro fischiare tre volte. Mi viene ancora la pelle d'oca a ripensarci. Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: “Dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati i pantaloncini e gli scarpini, perché tu da oggi sei un uomo e non potrai più sentire l’odore dell'erba così da vicino, il sole in faccia mentre corri verso la porta avversaria, l'adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare”.

Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini e state sognando qualcosa di bello… e vostra madre vi sveglia per andare a scuola mentre voi volete continuare a dormire…e provate a riprendere il filo di quella storia ma non ci si riesce mai… Stavolta non era un sogno ma la realtà.

Totti: "Non sarò mai pronto a dire basta"

E adesso non posso più riprenderlo, il filo. Io voglio dedicare questa lettera a tutti voi, ai bambini che hanno tifato per me, a quelli di ieri che ormai sono cresciuti e forse sono diventati padri e a quelli di oggi che magari gridano “Tottigol”. Mi piace pensare che la mia carriera diventi per voi una favola da raccontare. Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l’ultima volta. La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai.

Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura. E non è la stessa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà "dopo". Concedetemi un po' di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato. Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina e a buttarmi in una nuova avventura.

Ora è il momento di ringraziare tutti i compagni di squadra, i tecnici, i dirigenti, i presidenti, tutte le persone che hanno lavorato accanto a me in questi anni. I tifosi e la Curva Sud, un riferimento per noi romani e romanisti. Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre la mia vita: smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso, che sono un uomo.

Sono orgoglioso e felice di avervi dato ventotto anni di amore".

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