Ancelotti lavora al "nuovo" Napoli, rimonta come Sarri ma vince coi cambi

Serie A

Marco Salami

Sotto di due reti il Napoli ha ribaltato anche il Milan dopo la Lazio nella prima giornata. La rimonta è l'ennesimo tratto di continuità con la vecchia gestione, ma Ancelotti ha vinto anche grazie ai cambi. Sfruttando finalmente quelle "riserve" per tanto tempo oggetto di discussione tra Sarri e ADL

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Nuovo è forse un aggettivo troppo grosso per questo Napoli, o forse semplicemente troppo prematuro dopo appena due partite, dove però le mosse di Carlo Ancelotti, vecchia volpe della panchina, iniziano già a farsi vedere. Due le parole, nel continuo solco tra passato e novità: rimonte e cambi. Da un lato il tratto di continuità con l’era Sarri, e dall’altro il nuovo firmato “Carletto”. Prima l’aspetto pratico della vittoria: 3-2, dopo essere andati sotto 0-2 a inizio secondo tempo e dunque in rimonta. Come nella prima esterna sulla Lazio e come la squadra, al tempo, di Maurizio Sarri aveva abituato a fare. Perché se è vero che il Napoli non ribaltava due reti di svantaggio dall’aprile del 2011 (uno spettacolare 4-3 alla Lazio), è anche vero che lo scorso anno i “titolarissimi” di Sarri furono la squadra capace di recuperare più punti da situazioni di svantaggio dell’intero campionato: 28 (con 9 vittorie e un pareggio finiti a referto). Continuità. Ovvio, perché anche lo stesso Ancelotti era già stato chiaro, fin da subito: “Non sono qui per stravolgere, ma per migliorare”. E se è vero che allo scudetto “non manca molto, e quel poco che manca spero di riuscire a darlo io” ecco allora che la sua mano sta già iniziando realmente a vedersi dopo appena 180 minuti di calcio.

La mano di Carlo

I nomi sono quelli di Dries Mertens e di Amadou Diawara, perché per Ancelotti tutti i giocatori devono essere importanti, e valorizzati. Inserendosi quasi a gamba tesa in quell’infinito scontro Sarri-De Laurentiis sull’utilizzo della panchina. Non un mistero, visto che per il nuovo allenatore del Chelsea i “titolarissimi” erano quasi sempre gli stessi (salvo infortuni), e uno come Zielinski, decisivo come non mai contro il Milan, era, guarda un po’, chiamato il “dodicesimo” uomo. Con Carlo ora molto sta già cambiando. A partire dalla regia (Hamsik), fino all’attacco (Milik titolare per due volte su due). Salvo poi giocarsi le carte vincenti proprio a partita in corso. La vittoria porta infatti la firma del belga Mertens, dentro dopo un’ora di gioco per Hamsik e capace di depositare in rete il pallone anche da dove (forse) non era più abituato a fare. Ovvero largo a sinistra, con Insigne ad accentrarsi e dando così spazio (contando anche Milik e Callejon) a tutti e quattro gli attaccanti. “Una scelta che posso fare anche da inizio partita” - ha detto sempre Ancelotti nel post gara a Sky Sport. Lui, che al minuto 72 ha proprio deciso di togliere l’uomo del match Zielinski per un Diawara poi decisivo nella giocata per Allan del 3-2. A fine partita, dunque, e a rimonta ormai completata, l’abbraccio con Gattuso. L’allievo che stava superando il maestro e che si è fatto superare di nuovo nel finale. Questione di esperienza della panchina. Ancelotti ne ha da vendere, quel tanto che basta per capire dove mettere la mano e dove invece lasciare che il lavoro di chi l’ha preceduto continui a vivere. Perché Carlo, come recitava il titolo della sua prima autobiografia, preferirà anche la “coppa”, ma anche lo scudetto non sarebbe affatto male.

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