Sassuolo, De Zerbi: "La Juve quest'anno è la più forte d'Europa, ma noi ci proviamo: non partiamo sconfitti"

Serie A
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L'allenatore del Sassuolo, dopo un ottimo avvio di stagione, è atteso con la sua squadra dalla prova dell'Allianz Stadium: "Dobbiamo sperare in una loro giornata negativa". Dai primi calci al pallone a Brescia alla sfida contro Ronaldo: "Ha cambiato la dimensione del calcio italiano"

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"La Juve? Ce la metteremo tutta. In fondo, lo dico con autoironia, siamo secondi in classifica no?". Roberto De Zerbi lancia la sfida ai bianconeri: alla ripresa, il suo Sassuolo, sarà ospite di Cristiano Ronaldo all'Allianz Stadium e i neroverdi ci arrivano forti di 7 punti in classifica e di un inizio di stagione molto convincente. Roberto De Zerbi, allenatore-demiurgo di questa squadra, ha parlato di questa partita e di molto altro in un'intervista rilasciata al Corriere dello Sport: "Affronteremo la squadra più forte d'Italia, che quest'anno lo è anche d'Europa. Come fermarla? Non lo so, perché col Benevento ci ho perso entrambe le volte. So però che per avere la speranza di fare risultato, dobbiamo incappare in una loro giornata negativa. Non vuol dire però che partiremo sconfitti, ce la metteremo tutta". E come se non bastasse, di fronte ci sarà un Cristiano Ronaldo a caccia del primo gol ufficiale in bianconero. De Zerbi lo stima molto: "Ha cambiato dimensione al calcio italiano, sia per l'apporto tecnico ma anche per la concezione che ha del suo lavoro. In Italia - ha proseguito De Zerbi - sono arrivati tanti numeri uno. Ma di lui mi colpiscono serietà, rigore, disponibilità: Cristiano è la dimostrazione vivente che con il lavoro si migliora. Forse c'è chi ha un talento naturale superiore al suo, ma grazie al sacrificio lui è arrivato sul tetto del mondo".

Da Brescia alla sfida a CR7. E un'idea per il calcio italiano

La sfida a CR7 è l'ultima tappa (per ora) di un viaggio nel calcio cominciato molto presto per l'allenatore, che ripercorre gli inizi della sua carriera: "Tutto è cominciato nel quartiere Mompiano di Brescia, quello dello stadio. Andavo a vedere gli allenamenti, ho cominciato a giocare all'età di 7-8 anni: sentivo che era già una 'febbre'. Mia mamma - ha aggiunto - voleva che studiassi. Così abbiamo fatto un patto: mi ha fatto seguire questo sogno, ma io ho continuato con la scuola. Mi sono fermato al diploma in Ragioneria, tornassi indietro proverei l'università. Ma è stato comunque utile. Aver studiato mi aiuta sia nei rapporti con la stampa, ma anche nel trasmettere le mie idee ai giocatori". Un'idea di calcio, quella di De Zerbi, che ha dimostrato di poter dare frutti. E da questa idea l'allenatore del Sassuolo cerca di trarre anche una ricetta per far ripartire il calcio italiano: "Il problema, secondo me, non va categorizzato in giovani o meno giovani, stranieri o italiani. Il calcio italiano dev'essere più umile, perché guardando tutto quello che era fuori dall'Italia con presunzione, abbiamo finito per essere superati da tutti. Tuttavia non dobbiamo pensare che sia tutto sbagliato - ha concluso - ma migliorare le strutture, i settori giovanili, le metodologie tattiche. E soprattutto, pensare che il calcio sia anche divertimento: qui sbagliare è un dramma, da altre parti è naturale".

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