Andrea Agnelli spiega al Financial Times il modello di business della Juve

Serie A

Il presidente bianconero svela al Financial Times la strategia della Juve per diventare i numeri uno al mondo. L'acquisto di Cristiano Ronaldo rappresenta una delle vie perché permetterà di incassare di più dagli sponsor e ricavare un profitto dopo i circa 340 milioni complessivi investiti per portarlo a Torino

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Cristiano Ronaldo rappresenta un acquisto mirato al raggiungimento di un determinato risultato sportivo o volto ad accrescere la propria forza economica? Probabilmente entrambi. Se lo scopo sportivo però, tradotto nella conquista della tanto bramata Champions League, avrà una serie di variabili da tenere sott'occhio per essere centrato, molto più studiato e, in previsione vincente, è quello che riguarda il lato finanziario. L'arrivo di CR7 a Torino è diventata infatti un'opportunità unica per il club bianconero di far crescere i propri ricavi, sull'onda di quanto fatto negli scorsi anni dal Real Madrid con lo stesso attaccante portoghese e con Bale o dal Psg la scorsa estate dopo il doppio colpo Neymar-Mbappé. La via indicata per salire nell'elite del calcio sembra, quindi, essere questa: comprare un giocatore che da solo equivale a un marchio, affiancarlo ad altri compagni di grande valore e attrarre così l'attenzione di sponsor e qualunque altra fonte, come i tifosi, possa restituire un ritorno economico. Ad affermarlo è lo stesso Andrea Agnelli che spiega il modello di business della società campione d'Italia al Financial Times ed è proprio il quotidiano a confermare che la scommessa del presidente bianconero sta già cominciando a dare i primi frutti. "Mentre la dirigenza era in trattativa segreta per comprare il cinque volte Pallone d'oro - continua nella sua analisi il giornale del Regno Unito -, la Juventus ha aumentato il prezzo medio dei biglietti del 30% e sono andati, comunque, tutti venduti. Lo store bianconero ha esaurito in pochissimo tempo le scorte di magliette di Ronaldo, ognuna dal valore di 154.05 euro (tra i più alti in Europa) e il debutto casalingo ha attirato tifosi e televisioni da tutto il mondo". Oltre a questo non si può tralasciare l'effetto CR7 anche in borsa, dove il prezzo delle azioni del club è raddoppiato, portando la sua capitalizzazione di mercato da luglio a 1.5 miliardi.

"L'obiettivo è diventare i numeri uno"

"Vogliamo diventare i numero uno - dice Agnelli -. Pianificheremo, uno dopo l'altro, gli ultimi passi necessari per riuscirci". L'arrivo del portoghese può rivelarsi un investimento eccezionale per la Juve, utile ad assottigliare la forbice con gli altri grandi club d'Europa che, al momento, restano distanti. Manchester United, Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco producono, infatti, un fatturato superiore di circa 150-200 milioni, con le società guidate dagli sceicchi, come Manchester City e Psg, che stanno velocemente scalando le gerarchie e attualmente generano più profitti rispetto alla Vecchia Signora. Il numero uno della Juve si è voluto giocare la carta del portoghese perché "è la stessa strategia applicata con successo dal Real con Beckham e dal Psg con Neymar". Ronaldo "porta un livello di visibilità difficile da trovare in qualsiasi altro sportivo - afferma Gareth Balch, co-fondatore della società di marketing sportivo digitale Two Circles -. Nella mente degli sponsor c’è un livello di irrazionalità che esiste in ogni essere umano. Avere Cristiano Ronaldo li spinge a pagare di più ed eleva la Juventus nell’elite del calcio mondiale".

La Juve, grazie alle ottime prestazioni in Europa degli ultimi anni (due finali di Champions raggiunte negli ultimi quattro anni), ha guadagnato per i diritti tv di più rispetto al Manchester United, il club più ricco al mondo per fatturato. I risultati negativi dei Red Devils, però, non hanno impedito agli inglesi di stringere accordi commerciali dal valore di 200 milioni di euro superiori a quelli firmati dai bianconeri. L'impatto delle sponsorizzazioni nel calcio è in costante aumento. Basti pensare che, secondo una ricerca di Nielsen, il mercato complessivo genera al momento 11 miliardi, per una crescita del 2% all'anno. Per quanto riguarda i primi 10 top club al mondo invece, di cui fa parte anche la società campione d'Italia, il tasso di crescita è del 12% e gran parte di questi proventi arrivano dalla vendita di magliette e kit della squadra. L'attuale accordo tra la Juventus e l'Adidas (produttore delle divise ufficiali) e la Jeep (principale sponsor sulle maglie) vale 40 milioni l'anno, secondo KPMG, mentre lo United incassa circa 156 milioni dalla stessa Adidas e dalla Chevrolet. Il progetto dei bianconeri prevede un'impennata delle vendite grazie a CR7, da cui per adesso riceve una piccola percentuale, fattore che potrà permettere al club di rinegoziare gli accordi, come confermato da Giorgio Ricci, Co-Chief revenue officer e responsabile delle partnership globali della Juventus: "C'è una correlazione molto, molto forte e chiara tra il numero di maglie vendute in un anno in tutto il mondo e il valore del tuo accordo".

I rischi di questa strategia

La 'tattica' utilizzata dal club bianconero porta, ovviamente, dei rischi. In questo caso i dubbi sulla strategia derivano dall'età avanzata di Cristiano Ronaldo che, il prossimo febbraio, compirà 34 anni. Il portoghese, nonostante sia ancora decisivo e continui a collezionare trofei su trofei, è nella fase conclusiva della sua carriera e un eventuale calo di forma o, ad esempio, degli infortuni potrebbero compromettere le prospettive dell'intera squadra. C'è chi preferisce evitare di combinare imperativi a breve termine con la strategia commerciale a lungo termine, come il Bayern Monaco. "Se noi compriamo un giocatore vogliamo che si adatti dal punto di vista sportivo e non del marchio - dichiara Jörg Wacker, membro del consiglio di amministrazione del club tedesco -. Il portoghese è un ambasciatore del marchio, come lo è stato per il Real Madrid, ma noi preferiamo focalizzarci sul club e non sul singolo giocatore".