Roma-Lazio, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Dario Saltari

Roma e Lazio arrivano alla partita in momenti di forma opposti, ma i derby spesso tendono a ribaltare i pronostici. Quali sono le situazioni tattiche da tenere d'occhio e che partita dobbiamo aspettarci

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Come ogni anno, il derby della capitale è il momento in cui più si addensano le speranze e le paure di Roma e Lazio per il resto della stagione, tanto è il carico emotivo che gli viene attribuito. Le due squadre arrivano, come spesso accade, in condizioni psicologiche molto diverse, quasi opposte, alimentando nei giorni precedenti la vulgata per cui a vincere il derby sia sempre la squadra più in difficoltà.

In questo gioco a pronostici invertiti, quindi, la favorita dovrebbe essere la Roma che, nonostante l’ultima convincente vittoria in casa contro il Frosinone, sta attraversando uno dei periodi più neri degli ultimi anni. Persino i numeri più evidenti sono impietosi per la squadra di Di Francesco: solo 2 vittorie raccolte in campionato (oltre all’ultima contro il Frosinone, c’è quella all’esordio sul campo del Torino grazie ad un gol incredibile di Dzeko nei secondi finali), 9 gol subiti (meglio solo di Genoa, Chievo e Frosinone) e una distanza dalla vetta che è già di 10 punti.

Dall’altra parte del ring, invece, la Lazio sembra aver ritrovato la continuità di rendimento della stagione passata, dopo aver perso le prime due partite stagionali contro Napoli e Juventus. La squadra di Inzaghi viene da una striscia di 5 vittorie consecutive, compresa l’Europa League, in cui ha segnato 10 gol subendone appena 3. Certo, il calendario non era dei più difficili (Frosinone, Empoli, Apollon Limassol, Genoa e Udinese), ma se è vero che gli obiettivi stagionali si raggiungono raccogliendo punti con le piccole, allora la Lazio si è messa subito sulla strada giusta.

Ma al derby, come detto, speranze e paure si mischiano: e se la Roma spera che questa partita rilanci finalmente la sua stagione con la paura che possa esserne la pietra tombale definitiva, la Lazio spera che sia il coronamento di un ottimo momento di forma con in sottofondo la paura che possa farlo deragliare. Sotto le emozioni, però, le due squadre si muovono e cambiano, ed è quindi interessante andare a vedere cosa ci può dire questo primo scorcio di stagione sul possibile andamento della partita.

Le difficoltà di Di Francesco

Per la Roma la stagione è iniziata nel peggiore dei modi possibili, e non solo dal punto di vista dei risultati. La squadra di Di Francesco non solo si è portata dietro i difetti tattici dello scorso anno, già ben chiari e visibili nella seconda parte di campionato nonostante i buoni risultati, ma sembra stia anche soffrendo di una crisi di rigetto del mercato estivo, che ha cambiato faccia alla squadra sostituendo alcuni degli elementi cardine dello scorso anno con giocatori dalle caratteristiche molto diverse. In questo senso, le difficoltà dell’allenatore abruzzese sembrano derivare proprio dall’impiantare un sistema di gioco codificato su un gruppo di giocatori molto diverso rispetto a quello della scorsa stagione.

Per cercare di venire incontro alle nuove caratteristiche della rosa, Di Francesco ha già cambiato due volte modulo, passando al 3-4-1-2 nella trasferta contro il Milan e al 4-2-3-1 nell’ultima sfida casalinga contro il Frosinone che, con ogni probabilità, verrà riproposto anche al derby. Entrambi i moduli prevedono il centrocampo a due e il trequartista, e sembra non essere un caso viste le caratteristiche di giocatori come Nzonzi (più a suo agio sulla mediana), Pastore, Cristante e Zaniolo (seppur con caratteristiche diverse, tre giocatori nati o sbocciati da trequartisti).

Nell’ultima vittoria contro il Frosinone, la Roma ha cercato di adattare i suoi consueti meccanismi sulle catene laterali per risalire il campo al nuovo modulo: se con il 4-3-3 erano le mezzali a tagliare dall’interno all’esterno per attaccare l’ampiezza, mentre le ali venivano dentro il campo e i terzini rimanevano bloccati, con il 4-2-3-1 sono i terzini ad attaccare l’ampiezza in verticale mentre le ali rientrano nei mezzi spazi e i mediani rimangono spesso bloccati per garantire le marcature preventive.

La partita contro il Frosinone, al netto della caratura tecnica dell’avversario, può dare anche altre indicazioni tattiche interessanti per il semplice fatto che adottava un 3-5-2 molto simile a quello della Lazio, almeno in fase di non possesso. Con il 4-2-3-1, pur non avendo vantaggi strutturali, la Roma è riuscita a scardinare il blocco basso della squadra ciociara attraverso gli smarcamenti tra le linee del trequartista, che costringeva uno dei tre centrali ad uscire rompendo le marcature a uomo contro i tre giocatori offensivi di Di Francesco.

Nell’azione che porta al 2-0 della Roma è evidente la qualità di Pastore sia nel tirare fuori i centrali del Frosinone e sia nel servire i compagni dietro la linea avversaria.

In questo senso, per la Lazio sarà vitale il lavoro in schermatura del centro di Leiva, Milinkovic-Savic e Parolo che dovranno fare del loro meglio per coprire tutte le linee di passaggio verso la trequarti, soprattutto se Inzaghi opterà per un baricentro e un recupero palla basso. A questo proposito, è interessante ricordare quanto la Lazio avesse sofferto contro la Juventus gli inserimenti verticali di Matuidi e Khedira, che facevano collassare il sistema di marcature della difesa a tre di Inzaghi. Con un trequartista statico come Pastore e una prima punta molto abile a giocare sulla trequarti come Dzeko, dovranno essere però le due ali ad attaccare la profondità, e in questo senso El Shaarawy e Ünder sembrano gli interpreti più adatti.

Se questo tipo di meccanismi non dovesse funzionare la squadra di Di Francesco si rifugerà probabilmente nel cross, da due stagioni a questa parte la sua arma offensiva preferita nonostante non abbia in squadra grandissimi colpitori di testa. Anche quest’anno la squadra di Di Francesco è la prima in Serie A per passaggi chiave da cross (26) da cui non ha ancora ricavato gol di testa. E questo senza considerare il fatto che i biancocelesti sono secondi in Serie A per duelli aerei vinti (il 57%, dietro proprio alla Roma).

Inzaghi: continuità e cambiamento

Al contrario della Roma, la Lazio è rimasta praticamente invariata nell’organico, lavorando in estate soprattutto sulla profondità della rosa (attraverso gli arrivi di Correa, Badelj, Durmisi, Berisha e Acerbi). Nonostante ciò, Inzaghi ha comunque continuato a lavorare sulla sua squadra come se levigasse un bastone, apportando dei piccoli cambiamenti strutturali. Il più significativo è proprio l’arretramento di uno dei due trequartisti del 3-4-2-1 dell’anno scorso (uno tra Milkovic-Savic e Luis Alberto, quindi) sulla linea del centrocampo, in un ruolo più puramente da mezzala, con il passaggio quindi ad un più canonico 3-5-2.

La mossa ha una doppia funzione. Da una parte, toglie responsabilità in fase di prima costruzione al vertice basso (Lucas Leiva o Badelj) scaricandole in parte su uno tra Milinkovic-Savic e Luis Alberto, molto a proprio agio a difendere palla spalle alla porta e a distribuirla con qualità. Dall’altra, rende il centrocampo della Lazio meno rigido e prevedibile, con Parolo deputato a tagliare in profondità o verso l’esterno mentre il trequartista cerca di ricevere centralmente.

L’azione che porta al 3-1 contro il Genoa è un buon esempio, con Milinkovic che aiuta Leiva a consolidare il possesso nella trequarti avversaria, mentre Parolo si butta tra le linee…

Quello che non sono cambiati sono i principi di gioco: la Lazio rimane una squadra dall’identità fluida che tende a difendersi in campo corto per attaccare in campo lungo, ma che non disdegna una struttura posizionale più definita quando l’avversario si difende basso. In questo senso, molto dipenderà dall’atteggiamento senza palla della Roma, che in queste prime giornate sembra aver abbandonato i meccanismi consolidati del pressing alto per un atteggiamento più conservativo.

La caratteristica più peculiare della squadra di Inzaghi, comunque, rimane il suo carattere spiccatamente offensivo e stupisce vederla riempire l’area costantemente con cinque uomini: cioè la punta, il trequartista, le due mezzali e un esterno, che attacca il lato debole. In questo contesto, il cross, su cui pure la Lazio fa molto affidamento (quinta per passaggi chiave da cross in Serie A), ha un maggiore senso tattico, alla luce non solo della presenza di diversi ottimi colpitori di testa (Immobile, Milinkovic-Savic, Parolo) ma anche delle difficoltà palesate dalla Roma nelle marcature in area in questo inizio di stagione (evidenti, ad esempio, nei primi gol subiti da Milan e Bologna).

…entrambi poi si buttano in area (il primo ad attaccare il primo palo con Immobile, il secondo a rimorchio da dietro) per far collassare il sistema di marcature del Genoa in area.

Proprio la vocazione all’attacco e la sostanziale mancanza di equilibrio in transizione difensiva sono forse le due caratteristiche che più accomunano due squadre tatticamente molto diverse come Roma e Lazio. I giallorossi e i biancocelesti sono rispettivamente terzi e quarti dietro Juventus e Napoli per Expected Goals prodotti, mentre si posizionano rispettivamente al dodicesimo e all’ottavo posto per Expected Goals subiti, tra squadre come Cagliari, Udinese e Sampdoria.

In assenza di fasi difensive perfette, chissà che il derby della capitale non possa regalarci molte occasioni da gol, e che la speranza, per una volta, non riesca a dominare la paura.

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