Napoli-Juventus, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Fabio Barcellona

Forse non sarà una partita decisiva per lo scudetto ma i temi non mancano: la squadra di Allegri deve dimostrare di essere migliorata rispetto alla sconfitta contro l'Atlético Madrid, quella di Ancelotti deve consolidare l'evoluzione tattica intrapresa dopo la cessione di Hamsik

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SERIE A: LE PARTITE DEL POMERIGGIO

Napoli-Juventus è il grande classico degli ultimi anni in Serie A, ma stavolta i tredici punti di vantaggio accumulati dai bianconeri tolgono forse un po’ di pathos alla sfida al vertice del campionato. Tuttavia alcune condizioni possono rendere la sfida più tesa e incerta di quanto potevamo immaginare qualche settimana fa. Lo scontro del San Paolo giunge nel momento più complesso della stagione per la squadra di Allegri e a soli nove giorni dalla decisiva gara di ritorno in Champions League contro l’Atlético Madrid. La partita, allora, assume un peso e un significato diverso.

I problemi della Juventus

La Juventus è reduce dalla netta eliminazione in Coppa Italia contro l’Atalanta e, soprattutto, dalla bruciante sconfitta al Wanda Metropolitano che rende complicato il passaggio del turno in Champions League. A rendere oltremodo preoccupante il momento bianconero è il fatto che le due sconfitte non possono certo essere catalogate come episodiche, ma riflettono un periodo piuttosto lungo in cui le prestazioni degli uomini di Allegri sono apparse in calo rispetto a quelle, molto più convincenti, di inizio stagione.

Con un po’ di schematismo le difficoltà della Juventus possono essere catalogate in due grandi filoni, che riguardano entrambi la fase di possesso palla. Le partite perse contro Atalanta e Atlético Madrid sono esemplificative delle due tipologie di problemi che i bianconeri hanno incontrato nell’ultimo periodo. La squadra di Gasperini ha messo in evidenza le carenze nella resistenza al pressing degli uomini di Allegri, in difficoltà nella costruzione dal basso contro squadre che ne ostacolano aggressivamente le fasi iniziali delle azioni. Invece, contro la difesa meno alta, ma estremamente precisa e aggressiva ad altezza media dell’Atlético Madrid, la Juventus ha mostrato i propri limiti attuali nell’efficacia della circolazione del pallone, nell’aprire difese schierate e ordinate e nel creare pericoli effettivi per la porta avversaria. In entrambi i casi, le difficoltà nel muovere il pallone si traducono, oltre che in una ridotta efficacia offensiva, in una certa vulnerabilità alle ripartenze avversarie, sia corte, contro il pressing alto, che più lunghe quando gli avversari optano per una difesa più posizionale.

La partita contro il Napoli potrebbe rappresentare una sfida per la resistenza al pressing dei bianconeri e un test per verificare gli eventuali progressi nell’impostazione dal basso contro la squadra che in Serie A recupera il maggior numero di palloni nella metà campo avversaria. Nel primo quarto d’ora della gara d’andata la Juventus aveva sofferto particolarmente il pressing offensivo del Napoli che, oltre a inibire la manovra bianconera, aveva fruttato il gol dell’iniziale vantaggio, generato da un recupero alto della palla su un rischioso passaggio di Bonucci orientato a sorpassare la linea di pressione avversaria.

Dopo i primi quindici minuti di partita, i bianconeri erano però stati bravi a mettere a punto la loro circolazione del pallone eludendo il pressing avversario utilizzando frequentemente il palleggio sul lato destro del proprio schieramento, sfruttando il nucleo tecnico costituito da Cancelo, Bonucci e Pjanic. È probabile che gli uomini di Allegri trovino al San Paolo il medesimo ambiente tattico e che dovranno ancora risolvere il problema di costruire dal basso contro il pressing non sempre costante, ma comunque organizzato ed efficace, degli uomini di Ancelotti.

Il nuovo Napoli di Ancelotti dopo Hamsik

Il Napoli arriva alla partita contro la Juventus dopo l’ampia e convincente vittoria di Parma, ma anche dopo diversi pareggi che hanno ulteriormente dilatato la distanza dalla Juventus, proprio nel momento in cui i bianconeri sembrano mostrare qualche crepa nella loro altrimenti granitica solidità. I pareggi senza gol contro Fiorentina e Torino sono però nati più da difficoltà di finalizzazione degli uomini di Ancelotti che da effettive difficoltà nella creazione di occasione da rete. Contro la squadra di Mazzarri, il Napoli ha infatti generato 2.3 expected goals, mentre nella trasferta di Firenze gli xG sono stati addirittura ben 3.1. Quella che affronterà la Juventus è quindi una squadra che, a dispetto dei risultati non sempre convincenti, appare in un buon momento di forma.

Il Napoli sarà comunque diverso rispetto alla gara di andata a Torino. In difesa il ruolo di terzino destro è sempre più spesso ricoperto dal francese Malcuit, in grado di fornire un’interpretazione più offensiva e vivace rispetto a Hysaj; mentre al centro, complice l’infortunio di Raúl Albiol, ha trovato spazio Maksimovic. Ma, soprattutto, la partenza di Hamsik ha responsabilizzato Fabián Ruiz e Piotr Zielinski nel determinare le sorti del reparto di centrocampo. Dopo essere stato impiegato per tutta la prima parte della stagione come falso esterno, lo spagnolo è stato definitivamente spostato al fianco di Allan nel cuore della manovra azzurra. La transizione da Hamsik, forse mai troppo a suo agio nel ruolo di interno in una linea di 4 centrocampisti, a Fabian Ruiz ha regalato verticalità al Napoli, che lo spagnolo è in grado di garantire sia assumendosi rischi in conduzione che giocando passaggi oltre la linea di pressione avversaria.

Il costante impiego di Ruiz come interno ha poi liberato spazio per Zielinski, che si è imposto come quarto di sinistra del centrocampo di Ancelotti. Il polacco interpreta il ruolo con grande versatilità, leggendo gli sviluppi della manovra per venire a giocare internamente nell’half-space di centro-sinistra o, alternativamente, rimanendo aperto a puntellare il possesso palla. Zielinski mostra grande sensibilità per gli spazi, trovando quasi sempre quelli corretti in cui ricevere o, in alternativa, creando lo spazio che i compagni possono attaccare. Le qualità tecniche in conduzione e le ottime doti balistiche rendono poi l’esterno del Napoli un’arma offensiva efficace per la sua squadra, che si avvantaggia dei suoi continui inserimenti alle spalle o sulla linea degli attaccanti.

I possibili sviluppi tattici

Buona parte della sfida tattica si giocherà sulla capacità della Juventus di superare il pressing del Napoli e di difendere l’attacco verticale e tecnico della squadra di Ancelotti. Per fare questo sarà interessante analizzare le scelte di formazione e schieramento di Allegri. Il tecnico livornese non ha quasi mai rinunciato al centrocampo a 3, schierando anche, come nell’ultima partita a Bologna, Bernardeschi in posizione di mezzala. Contro il Napoli, che spesso stringe i due esterni negli half-space, disegnando di fatto un quadrilatero di centrocampo, è probabile che Allegri confermi ancora una volta lo schieramento con un mediano e due mezzali, che può garantirgli un buon controllo della fascia centrale del campo contro la densità creata dalla squadra di Ancelotti. D’altronde le assenze di Cuadrado e Douglas Costa, e le non perfette condizioni della caviglia di Cristiano Ronaldo, rendono complesso immaginare, proprio nella partita contro il Napoli, la transizione a un centrocampo con due interni e due esterni offensivi.

Se la Juve riuscirà a resistere al pressing e a difendere bene le zone intermedie, potrebbe allora approfittare di alcune lacune in fase di non possesso del Napoli. La propensione al pressing e la progressiva trasformazione in una squadra sempre più verticale adoperata da Ancelotti, creano talvolta distanze eccessive tra i reparti della squadra, sfilacciamenti nella struttura difensiva che gli avversari possono sfruttare per costruire il proprio gioco. È sempre Allan, con il suo incessabile dinamismo, a riparare i buchi dello schieramento della squadra, ma non sempre l’enorme capacità del brasiliano di coprire amplissime porzioni di campo riesce a compensare gli squilibri messi talvolta in mostra dagli azzurri. D’altro canto, proprio le notevolissime prestazioni difensive individuali di Allan, rappresentano, in controluce, una spia di alcuni limiti in fase di non possesso palla della squadra di Ancelotti.

Al di là della reale possibilità di riaprire il campionato, Napoli-Juventus rimane una gara da non perdere, sia per vedere lo scontro tra le due migliori squadre del campionato che per osservare e analizzare il momento tattico e psicologico della Juventus a ridosso della sfida di ritorno contro l’Atlético Madrid e l’evoluzione del Napoli di Ancelotti, una squadra sempre più verticale e distante da quella disegnata nel passato da Maurizio Sarri.

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