Pellissier si ritira: "Grazie Chievo. Futuro in società? Solo se avrò responsabilità"

Serie A

Il capitano dei gialloblù ha annunciato il ritiro dal calcio giocato in una conferenza stampa: “Non voglio più essere negativo per questa società, giusto farsi da parte. Mi piacerebbe giocare l’ultima partita in casa per festeggiare con i tifosi”

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Una vita al Chievo, che si è sviluppata dal 2002 al 2019, con 514 presenze con la maglia dei veneti in tutte le competizioni. Quindi, la decisione di ritirarsi: Sergio Pellissier ha annunciato l’addio al calcio giocato, e l’ha spiegato in una conferenza stampa. “Non ho preso questa decisione in un giorno, ci ho pensato tanto. Ho passato mesi a ragionare, soprattutto dalla fine dell’anno scorso. Quest’anno non è stato positivo per il Chievo, il presidente era stato messo al corrente 3-4 settimane fa di questa decisione e ha provato a convincermi come ogni anno. Ma penso che questo ciclo sia finito ed è gusto che si cominci con gente nuova, che possa credere in ciò che ho creduto io in questi anni. Si arriva a un punto in cui non sopporti più stare in panchina e può essere negativo, io non voglio esserlo per questa società. Quindi è giusto farsi da parte, e rivolgo un doveroso ringraziamento al presidente che mi ha dato la possibilità di godermi questa lunga carriera. Grazie anche al mister, speriamo che mi faccia giocare queste ultime tre partite (ride, ndr). In bocca al lupo al Chievo, che torni ad essere grande” ha esordito. Presente con lui il presidente Luca Campedelli, che ha preso la parola prima delle domande dei giornalisti: “Lui incarna in tutto e per tutto quello che è il Chievo. Più del presidente e di tutti quanti gli altri. Lo ringrazio dal profondo del cuore da parte mia, della società e dei tifosi. Ha dato tutto sé stesso sempre, rimanendo l’anima e lo spirito di questa squadra. Il Chievo non può prescindere da lui, ci tengo a dirlo già da ora”.

Tra passato e futuro

“Il mio desiderio era quello di poter finire la carriera quando e come lo volevo io, mi sarebbe piaciuto giocare ancora in Serie A però bisogna capire quando è il momento di smettere, e non è una questione fisica. Si parla di fine di un ciclo, avrei potuto giocare in Serie B ma non avrei potuto giocare ancora a lungo, quindi il problema più grande sarebbe stato iniziare qualcosa che non forse non avrei portato a termine” ha proseguito Pellissier. Che per il momento non ha pensato troppo alla vita lontano dal campo: “Il mio domani è fino a fine campionato, voglio concludere al meglio dando il mio contributo. Vorrei avere la possibilità di giocare l’ultima partita in casa per festeggiare con i miei tifosi. Se ci dovesse essere qualche incarico in società sarei ben disponibile ma solo se si tratta di ruoli di responsabilità e non semplicemente simbolici, perché non voglio rubare i soldi. Altrimenti andrò in vacanza con la mia famiglia”.

Maglia ritirata

Campedelli ha comunicato che nessuno indosserà la maglia numero 31: “La maglia sarà ritirata sia perché sarà un’enorme responsabilità per chiunque indossarla e perché è la maglia di Sergio. Per me era ritirata già dal 2008”. Pellissier ha esposto le difficoltà di continuare la carriera di calciatore. “Cominciavo a sentire la difficoltà di dover spiegare a mio figlio perché non giocavo più. Stava cominciando a diventare difficile convincerlo a venire allo stadio. Mi diceva ‘tanto non giochi, che vengo a fare’. L’anno scorso c’è stata la scintilla che mi ha fatto pensare al ritiro per come abbiamo finito. Quando però parli con una persona a cui non interessano i discorsi di contratto ma vuole solo che tu rimanga, allora sono stato felice di rimanere perché sono riuscito a togliermi anche qualche soddisfazione. Di certo non reggerei 38 partite consecutive e dovrei far panchina, poi in Serie B non è detto che le giocherei tutte. Caratterialmente sono anche aggressivo quindi meglio così” ha spiegato. Per poi concludere guardando indietro: “Mi ricordo tutti i gol, li ho amati tutti, non potrei sceglierne uno. Il bello del calcio è aver ricordi e questi non svaniranno mai. Un po’ di rimpianti mi sono venuti quando ho perso il posto di titolare, ma poi ti accorgi che hai delle persone che hanno sempre creduto in te anche se non scendi in campo. Una partita che avrei rigiocato? Un Juve-Chievo 2-2, dove ho dato un pallone in mezzo al posto di tirare in porta. Quello è un rammarico enorme, ma è andata”. 

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